Diamanti: risparmiatori ingannati, 6 broker e banche sotto accusa

Cristiana Gagliarducci

31 Ottobre 2017 - 11:22

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La compravendita di diamanti miete vittime inconsapevoli. Nel mirino dell’Antitrust sia banche che broker.

La compravendita di diamanti torna a mietere vittime inconsapevoli tra i consumatori.

Più di 15 milioni di euro di sanzioni sono state comminate a diverse banche e broker, tra cui altisonanti nomi del settore creditizio italiano. L’accusa è sempre la stessa: aver venduto diamanti con modalità ingannevoli oltre che omissive.

In altre parole i risparmiatori intenti ad investire in diamanti sarebbero stati ingannati dalle società in questione, e spinti a comprare le pietre preziose sulla base di condizioni in realtà inesistenti. L’Antitrust non ha lasciato scampo e le sanzioni si sono abbattute sui broker e sulle banche italiane più note.

I colpevoli e le sanzioni

Al termine di due istruttorie, l’Antitrust ha puntato il dito contro diverse banche e broker, comminando sanzioni per un totale complessivo di 15 milioni di euro. Gli istituti di credito che dovranno sottostare al volere dell’Autorità (poiché colpevoli di aver venduto diamanti ai risparmiatori) sono UniCredit, Banco Bpm, Intesa Sanpaolo e anche Monte dei Paschi di Siena.

I due broker sotto accusa, invece, sono Intermarket Diamond Business, che dovrà sborsare 2 milioni di euro, e Diamond Private Investment, che saluterà 1 milione di euro per volere dell’Antitrust. Le due società sono state accusate di aver venduto diamanti fornendo indicazioni non corrette sul prezzo di vendita e sull’andamento del mercato, sempre presentato come “stabile e in crescita”.
In sintesi, le sanzioni comminate sono state così ripartite:

  • Idb: 2 milioni
  • Unicredit: 4 milioni
  • Banco Bpm: 3,35 milioni
  • Dpi: 1 milione
  • Banca Intesa: 3 milioni
  • Mps: 2 milioni.

L’accaduto

I diamanti sono stati venduti ai risparmiatori tramite gli istituti di credito e tramite i due broker citati, il tutto sulla base di garanzie e condizioni non totalmente corrispondenti a realtà.

L’investimento era presentato dalle società come sicuro, dalla certa tempistica, agevole, e soprattutto come acquisto di bene rifugio. Il tutto, si legge nei documenti trapelati, garantendo una tale credibilità delle informazioni da spingere i consumatori ad acquistare diamanti senza effettuare ulteriori accertamenti.

Non soltanto le potenzialità dell’investimento, ma anche le caratteristiche dello stesso sono finite nel mirino dell’Antitrust. I diamanti sono stati venduti ad un prezzo superiore rispetto a quello di mercato, corrispondente in realtà ad una cifra fissata dai professionisti. Ancora una volta, in sintesi, a rimetterci sono stati i risparmiatori.

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