DFP, spese per la difesa a rischio? L’avvertimento di Giorgetti

Laura Naka Antonelli

23 Aprile 2026 - 11:18

Dal canto suo, Carlo Calenda ha già definito il deficit l’alibi di Meloni per non aumentare le spese per la difesa. E Pichetto cita Draghi.

DFP, spese per la difesa a rischio? L’avvertimento di Giorgetti

Il governo Meloni farà dietrofront sulle spese per la difesa?

Sicuramente, con la coperta che è diventata ancora più corta, a causa del permanere dell’Italia nella procedura di infrazione UE per deficit eccessivo, anche queste spese dovranno essere riconsiderate.

Parola di Giancarlo Giorgetti, come emerge dalla premessa del DFP (Documento di Finanza Pubblica ex DEF) varato dal Consiglio dei ministri nella giornata di ieri, mercoledì 22 aprile 2026, a seguito della pessima notizia arrivata dall’Eurostat, che ha convalidato i numeri dell’Istat sul deficit-PIL italiano del 2025, mandando in mille pezzi il sogno del ministro e di tutto il governo Meloni.

Giorgetti su nodo deficit: ridefinire priorità e riprogrammare anche aumenti spese difesa

Con il deficit-PIL dell’Italia che rimane superiore al 3%, soglia massima consentita dalle regole UE incise nel Patto di Stabilità e crescita, la necessità del governo Meloni rimane quella di attenersi ai diktat europei e di impegnarsi a portare il rapporto al di sotto di quella soglia.

Meno margini, dunque, per la spesa pubblica, il che significa anche meno margini per la spesa per la difesa.

Così Giorgetti:

I margini di bilancio risultano particolarmente assottigliati in ragione sia del lieve deterioramento dei principali indicatori di finanza pubblica, sia della necessità di intervenire, in maniera ancora più decisa, per contrastare con interventi mirati gli effetti del rincaro delle materie prime energetiche. Di conseguenza, sarà necessario ridefinire le priorità e riprogrammare gli aumenti previsti in altri ambiti, ivi inclusa la difesa”.

Calenda, rimanere sotto procedura alibi perfetto per Meloni per non aumentare spese per difesa

Una revisione delle spese per la difesa sarebbe inquadrata nell’ambito di una revisione più ampia degli interi interventi di spesa pubblica.

Dal canto suo, interpellato dal Quotidiano nazionale, il leader di Azione Carlo Calenda ha identificato proprio nel deficit l’alibi a cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni farà ricorso per non aumentare le spese per la difesa:

Secondo Calenda, di fatto, con l’Italia che rimane sotto procedura di infrazione UE, a questo punto “ la premier Meloni potrà accampare tutte le scuse possibili per non aumentare le spese per la difesa, come invece abbiamo promesso in Europa e in ambito NATO”.

Calenda ha aggiunto che lui, invece, se fosse al governo chiederebbe “ di poter accedere ugualmente al fondo europeo SAFE, istituito per sostenere i singoli paesi nell’esigenza di riarmarsi per sostenere la difesa europea”.

Secondo Calenda, insomma, “rimanere sotto procedura fornisce al Governo un alibi perfetto ”.

Italia sotto procedura infrazione UE, Pichetto: colpa di “questa maledetta guerra”. Il ministro cita Draghi

All’indomani del verdetto negativo per l’Italia che è arrivato dall’Eurostat, a riflettere sulla permanenza dell’Italia nella procedura di infrazione UE è stato anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto che, in un’intervista a Il Giornale, ha dato la colpa alla guerra.

Il problema non sono tanto i decimali, il problema vero è quanto dura questa maledetta guerra ”, ha detto Pichetto, facendo notare quanto lo sforamento della soglia sia stato minimo, e quanto abbiano inciso gli arrotondamenti:

Dal 3,07 siamo passati al 3,1. Se avessimo avuto il 3,04 avremmo raggiunto l’obiettivo del 3. Si tratta di una manciata di milioni. Un nulla. È un dato che l’Europa dovrebbe avere ben presente”, ha continuato il ministro, aggiungendo che è necessario a questo punto “far capire all’Europa che se ci ha dato la possibilità di sforare sulla difesa, non capisco perché non potremmo farlo sull’energia”.

Pichetto ha citato anche Draghi:

“Dobbiamo ragionare, immaginare una manovra espansiva magari di 40 miliardi. Come ha fatto Draghi che addirittura la fece più grande con il COVID visto che doveva coprire la coda del Superbonus. Dobbiamo spiegare all’Europa che non possiamo ritrovarci in una condizione scabrosa per una questione di decimali”.

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