Decreto Primo maggio 2026 verso l’approvazione, ecco cosa prevede

Patrizia Del Pidio

28 Aprile 2026 - 15:28

Accelera il decreto Primo Maggio, ecco cosa prevede per le assunzioni, l’indennità di vacanza, i rider e il salaria giusto.

Decreto Primo maggio 2026 verso l’approvazione, ecco cosa prevede

Il Governo accelera sul nuovo decreto lavoro , il decreto Primo maggio, che dovrebbe essere approvato nella giornata di oggi dal Consiglio dei Ministri. Molti i punti trattati dal decreto tra cui emerge la proroga del bonus assunzioni giovani e misure che dovrebbero incentivare l’occupazione delle donne.

Tra le altre misure presenti anche tassazione ridotta sugli aumenti contrattuali e premi di produzione, notturni, festivi e straordinari con detassazione, fringe benefit più alti e assistenza sanitaria.

Si parla di “salario giusto”, e solo le aziende che lo applicano potranno accedere ai benefici assunzioni previsti dal presente decreto, ma anche di lotta al caporalato, indennità di vacanza contrattuale e tutele per i rider.

Il provvedimento stanzia circa 960 milioni di euro già previsti, in buona parte, nel Bilancio.

L’obiettivo del decreto è quello di combattere il lavoro povero in attuazione della legge delega per una retribuzione equa. Cuore del provvedimento è la contrattazione collettiva con lo scopo di rafforzarla e incentivare i rinnovi contrattuali.
Vediamo nello specifico cosa contiene il decreto Primo maggio e cosa potrebbe cambiare per i lavoratori.

Indennità provvisoria della retribuzione

Viene introdotta per la prima volta un’indennità provvisoria della retribuzione pari al 30% del tasso di inflazione per i dipendenti privati a cui non è stato rinnovato il contratto dopo 6 mesi dalla scadenza. Decorsi 12 mesi dalla scadenza senza rinnovo l’indennità sale al 60%. Lo scopo dell’indennità è quello di spingere le imprese a rinnovare i contratti tramite accordi.

L’indennità provvisoria dovrebbe ricalcare l’IVC (indennità di vacanza contrattuale) ma estesa ai privati. Questa somma serve a coprire il gap inflattivo durante la vacanza contrattuale, evitando che il potere d’acquisto crolli mentre i sindacati e le imprese trattano.

Più soldi in busta paga

Il cuore del decreto Primo maggio è il sostegno ai redditi dei lavoratori che rientrano nelle fasce medio alte di reddito. Il decreto confermerà:

  • la riduzione al 5% della tassazione sugli aumenti contrattuali e sui premi di risultato;
  • la detassazione al 15% del lavoro straordinario, festivo e notturno;
  • l’ampliamento dei fringe benefit e di welfare aziendali.

Con queste misure si vuole incrementare il reddito dei lavoratori senza che questo incida sul costo del lavoro per le imprese.

Bonus giovani

Con il decreto Primo maggio si vuole prorogare il bonus per le assunzioni degli under 35. Lo sgravio contributivo, già in vigore nel 2025, è stato rinnovato anche per il 2026, ma solo per 4 mesi. Dopo il 30 aprile, senza un intervento, non sarà più possibile usufruirne. Con quanto previsto nel nuovo decreto, però, si potrebbe dare continuità alla misura.

Il bonus ha l’obiettivo di incentivare le assunzioni a tempo indeterminato per gli under 35 abbattendo il costo dei contributi per il datore di lavoro. Per avere diritto allo sgravio contributivo è necessario che il neoassunto:

  • non abbia compiuto i 35 anni (il lavoratore deve avere un’età inferiore o uguale a 34 anni e 364 giorni);
  • non abbia mai avuto prima un contratto a tempo indeterminato.

Lo sgravio contributivo è del 100% se l’assunzione incrementa il numero totale dei dipendenti rispetto all’anno precedente, del 70% se il numero complessivo non aumenta. Il massimale dell’esonero è di 500 euro al mese, che aumenta a 650 se l’assunzione è per una sede che si trova in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria.

Bonus assunzione donne

Il decreto dovrebbe estendere la durata anche del bonus assunzione donne, che il decreto Milleproroghe ha esteso fino al 31 dicembre 2026. L’intenzione è quella di continuare a spingere sull’occupazione femminile per fare in modo che l’Italia possa allinearsi alla media europea. Lo sgravio può arrivare fino a 650 euro al mese per l’assunzione aggiuntiva di donne disoccupate da almeno 24 mesi.

Previsto, inoltre, un bonus fino a 650 euro per le assunzioni a tempo indeterminato nelle piccole aziende della Zes e per il Mezzogiorno.

Il salario giusto

La novità più importante, però, è che l’accesso ai benefici previsti dal decreto sarà consentito solo alle aziende che riconoscono un trattamento economico individuale corrisposto non inferiore ai trattamento economico complessivo (Tec) previsto dai contratti nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori.
Questa formula assicurerebbe a tutti i lavoratori un trattamento economico individuato dai contratti firmati da Cgil, Cisl e Uil e che il decreto ha definito “salario giusto”.

Così si fa in modo che per le aziende ricorrere ai contratti pirata sia meno conveniente. Si tratterebbe di una sorta di “salario minimo” fissato dai contratti stessi (nella bozza, infatti, si legge che le organizzazioni che non sono tra le più rappresentative non possono stabilire un Tec inferiore a quello indicato dalle organizzazioni più rappresentative).
Per quel che riguarda, invece, i settori che non sono coperti da contrattazione collettiva, il Tec non potrà essere inferiore a quello previsto dal contratto di categoria che maggiormente si avvicina all’attività svolta.

Rider, che cambia?

Il decreto potrebbe intervenire anche sui rider, uno dei lavori più poveri in assoluto attualmente pagato tra i 2 e i 4 euro a consegna. Si tratta di un lavoro finito sotto i riflettori della magistratura. Si sta valutando l’inserimento di incentivi e agevolazioni fiscali per migliorare la sostenibilità del settore con il riconoscimento e la tutela di nuove forme di lavoro che si stanno diffondendo sempre di più con l’economia digitale.

Il decreto potrebbe introdurre l’obbligo di trasparenza sugli algoritmi che assegnano le consegne, per evitare discriminazioni e garantire che il compenso minimo orario sia rispettato indipendentemente dal numero di consegne. Per contrastare il caporalato, inoltre, diffuso tra chi lavora con le piattaforme digitali, è previsto che l’accesso ad esse da parte del lavoratore possa avvenire solo tramite Spid e Cie con autenticazione a più fattori.

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