De Cecco: nella pasta grano francese anziché italiano? Ecco cosa sta succedendo

25 Giugno 2022 - 21:35

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La De Cecco è stata accusata di frode in seguito alle indagini dei carabinieri. È l’ennesimo caso di falsa etichetta per l’azienda, che risponde difendendo la qualità dei propri prodotti.

De Cecco: nella pasta grano francese anziché italiano? Ecco cosa sta succedendo

Si susseguono le voci che vedono la nota azienda di pasta De Cecco coinvolta in una presunta truffa ai danni dei consumatori. Sembra infatti che nella pasta prodotta dall’azienda non ci fosse grano italiano. Il grano all’interno delle confezioni, che a rigor del vero non riportano sempre la “scritta 100% grano italiano”, sarebbe di origine francese anziché pugliese.

Ma perché l’accusa di frode e il richiamo al tribunale se sulla confezione non è specificato? L’azienda si fregia del ruolo che la vede tra i migliori pastifici d’Italia, ma ha sempre dichiarato di utilizzare grano di ottima qualità che, come riporta in una nota ufficiale De Cecco, non sempre è quello italiano. Il problema sorge nel momento in cui la nota di vendita di grano francese si trasforma nella dicitura “grano pugliese”. È proprio questa l’accusa che porterà a processo l’azienda e il suo presidente Filippo Antonio De Cecco il 3 maggio 2023.

Le indagini nel frattempo continuano ed emergono nuovi casi di possibili frodi, come l’utilizzo di grano statunitense proveniente dal North Dakota, mentre la De Cecco dichiara di utilizzare grano dell’Arizona e della California. Inoltre da tempo la De Cecco è in trattative con l’Autorità garante della concorrenza per rendere più trasparente l’etichetta. Infatti nel 2019 è stato contestato all’azienda di sponsorizzare troppo l’italianità del prodotto e di nascondere la vera provenienza dei grani, comunque di qualità.

De Cecco utilizza grani non italiani e viene portata in tribunale

In tutta questa storia una cosa è certa: la De Cecco non utilizza grano 100% italiano. Non è affatto una novità e da tempo, almeno dal 2019, all’azienda è stato richiesto di rendere più evidente la provenienza dei grani utilizzati e di diminuire la pubblicità ingannevole che richiama a un’eccessiva italianità.

Al momento sulle confezioni di pasta marcate De Cecco la dicitura non esiste e quindi non si tratta di frode ai danni di consumatori. O forse no? Quello di cui viene accusata la De Cecco è di non rendere noto in maniera chiara la provenienza del grano e, non solo, di trasformare il grano francese in grano pugliese nella dicitura.

Il carico di grano francese della De Cecco: cosa è successo

Secondo quanto ricostruito dalle indagini dei carabinieri del Nas l’azienda si è fatta consegnare una partita di grano francese di almeno 4.575 tonnellate. Il grano è stato acquistato dalla Cavac, un fornitore francese di frumento appunto, dopo diversi mesi di trattative. Il grano sarebbe giunto al porto di Ortona il 13 febbraio 2020, ma tra un’email e un documento, l’origine del grano sarebbe stata cambiata. Sarebbe stata un’email del direttore degli acquisti a informare i responsabili della decisione del presidente. Come si legge:

Il Presidente comunica che il grano francese in arrivo a Ortona il 13 febbraio deve essere considerato grano puglies3.

Quello scoperto è solo l’ultimo dei casi, infatti secondo l’associazione Assoconsum - che si è costituita parte civile - il giudice per le indagini preliminari avrebbe riscontrato delle prove schiacciati di altre condotte scorrette e fraudolente.

De Cecco si difende: cosa ha detto l’azienda italiana

L’azienda italiana da parte sua ha negato ogni accusa. La nota ufficiale riporta che è vero, il grano era di origine francese, ma era anche di ottima qualità. Da un passaggio della nota ufficiale:

È falso dire che il grano italiano è il massimo della qualità sempre e comunque, non è così: noi abbiamo sempre cercato di reperire le migliori qualità di grano in Italia ed all’estero.

La fiducia dei consumatori non viene meno se si sceglie un grano di buona qualità, quanto falsificando la provenienza di questo. La De Cecco spera che sarà la magistratura a chiarire la totale buona fede delle sue azioni, anche se rimane il dubbio sul motivo del silenzio dell’azienda. Per la risposta si dovrà attendere il 3 maggio 2023, data nella quale è stata fissata l’udienza al Tribunale di Chieti.

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