Dazi e scorte cambiano i flussi globali. L’Italia ne approfitta, gli USA no

Guido Salerno Aletta

6 Maggio 2025 - 18:14

L’economia USA rallenta per l’accumulo di scorte e l’anticipo degli investimenti in vista dei dazi; l’Italia ne beneficia con un export record verso gli USA e un deficit con la Cina.

Dazi e scorte cambiano i flussi globali. L’Italia ne approfitta, gli USA no

Tutto si tiene. L’accumulo delle scorte di magazzino e l’anticipo degli investimenti di prodotti elettronici ed informatici importati da parte dell’economia americana si sono combinati insieme, con un impatto congiunturale negativo sull’andamento nel primo trimestre di quest’anno, visto che il calcolo del Pil riflette positivamente le maggiori esportazioni ma negativamente le maggiori importazioni. La contrazione, ancorché lieve, è stata dello 0,3% su base annua.

C’è un altro aspetto da considerare: il commercio internazionale compensa continuamente i deficit commerciali con i surplus. Ne è derivato, correlativamente, un aumento delle esportazioni italiane verso gli Usa, che sono volate verso l’alto determinando una curiosa triangolazione con la Cina.

Nel solo mese di marzo di quest’anno, la recentissima Nota Flash dell’ISTAT sul Commercio internazionale extra-UE ha messo in evidenza nelle tavole statistiche che l’export italiano verso gli Usa ha segnato un sorprendente +41,2% rispetto allo stesso mese del 2024, con il saldo positivo per merci che nel primo trimestre è arrivato a 11,9 miliardi di euro per via di un incremento dell’export trimestrale che è stato complessivamente dell’11,8%.

L’attivo dell’Italia verso gli Usa ha quasi compensato il deficit strutturale che l’Italia ha nei confronti della Cina, che in questo stesso trimestre è stato di 12 miliardi di euro netti. Anche l’import italiano dalla Cina è aumentato complessivamente del +37,2% nel primo trimestre di quest’anno e del +44,9% nel solo mese di marzo: siamo un Paese trasformatore e soprattutto manifatturiero assemblatore.

Vediamo in dettaglio che cosa è successo negli Usa.
Come sempre, bastano i semplici annunci a determinare il cambiamento dei comportamenti economici: che il Presidente Donald Trump avrebbe imposto dazi a tutto spiano era risaputo. L’economia americana è stata fortemente reattiva al riguardo, anticipando significativamente le mosse presidenziali con una serie di decisioni di spesa che hanno determinato una lieve contrazione del PIL già nel primo trimestre di quest’anno: si tratta di un -0,3% su base annua.

I dati pubblicati dall’U.S. Census, l’Istituto ufficiale di statistica degli Usa, sono estremamente chiari in ordine alle diverse componenti che hanno determinato, con la rispettiva variazione percentuale rispetto al trimestre precedente, la citata flessione del PIL nel primo trimestre di quest’anno rispetto all’andamento rilevato nel quarto trimestre del 2024.

Non si tratta della maggior cautela nelle spese personali per consumi, con un modestissimo +1,8% rispetto al +4% dell’ultimo trimestre del 2024: si tratta di un comportamento ricorrente, provato dal +1,9% del primo trimestre 2024 rispetto all’ultimo trimestre del 2023.

Neppure desta grande sorpresa il -11,1% negli acquisti di autovetture rispetto al +19,7% del quarto trimestre 2024: c’è una forte aritmia nel ciclo di rinnovo del parco circolante, con un picco rilevante che viene seguito da una altrettanto forte caduta. Ma era accaduto sostanzialmente lo stesso nel primo trimestre del 2024, quando gli acquisti di autovetture segnarono un -7,6% rispetto all’ultimo trimestre del 2023. C’è una forte stagionalità in queste decisioni di acquisto, che si è ripetuta.

Sostanzialmente stabili, seppure con crescenti cautele, sono state le spese delle famiglie per servizi: +2,4% nel primo trimestre di quest’anno rispetto al +3% del quarto trimestre 2024 e al +3,4% del primo trimestre 2024.

Ciò che invece fa impressione è l’incremento delle spese per investimenti privati: si tratta di un +21,9% nel primo trimestre di quest’anno a fronte di un -5,6% nel quarto trimestre del 2024. In dettaglio, si è rilevato un +22,5% delle spese per Equipaggiamenti, un +69,3% per quelle relative ai Sistemi informativi ed addirittura un +112,8% per Computer e apparati informatici periferici.

Anche il ciclo delle scorte ha mostrato un andamento marcatamente tendente all’incremento dello stock: la paura dei dazi ha fatto anticipare gli acquisti, con un +2,25% rispetto al -0,84% del quarto trimestre 2024 ed al -0,49% del primo trimestre 2024. La tendenza all’accumulo è stata chiarissima.

Le maggiori spese negli Usa per investimenti fissi lordi, soprattutto per equipaggiamenti, apparati informatici e per l’accumulo delle scorte, hanno avuto una forte ripercussione sull’incremento dell’import e quindi sulla contrazione del PIL. Il contributo alla variazione del Pil derivante dalle esportazioni nette è stato del -4,83%, una cifra che deriva dalla contrapposizione tra il minuscolo contributo positivo recato dall’export che è stato pari al +0,19%, e la forte variazione dell’import che ha determinato un -5,03%.

L’accumulo delle scorte e l’anticipazione degli investimenti negli Usa, con l’approvvigionamento accelerato dall’estero mediante importazioni, hanno delineato un profilo temporaneo, congiunturale, motivato dalla esigenza di evitare i maggiori costi derivanti dalla preannunciata imposizione di dazi.

Che cosa accadrà d’ora in avanti negli Usa è tutto da scoprire, anche perché non mancheranno ancora le giravolte e le sorprese sui dazi compensativi.