Dazi e non solo. Come sta messo il Regno Unito nella guerra commerciale?

Redazione Money Premium

1 Aprile 2025 - 07:06

I flussi commerciali tra Regno Unito e USA sono strettamente bilanciati, con le importazioni britanniche dagli Stati Uniti che ammontavano a 58 miliardi di sterline nel 2023.

Dazi e non solo. Come sta messo il Regno Unito nella guerra commerciale?

Il Regno Unito ha adottato un approccio notevolmente cauto nelle guerre commerciali globali, distinguendosi sia dall’Unione Europea che dagli Stati Uniti.

Quando l’UE ha imposto dazi sui veicoli elettrici cinesi, il Regno Unito ha scelto di non seguirne l’esempio.

Ora, mentre Bruxelles e Washington si scontrano sui dazi sull’acciaio, la Gran Bretagna rimane neutrale. Il governo di Keir Starmer ha finora evitato misure ritorsive, privilegiando una strategia a lungo termine rispetto a reazioni politiche immediate.

Questa decisione può sembrare remissiva, ma ha una solida base economica. I dazi di ritorsione spesso generano conseguenze indesiderate, aumentando i costi per i consumatori domestici oltre che per gli esportatori stranieri. Ancora più importante, l’efficacia di tali misure dipende dal peso economico del paese che le impone. I dati dell’International Trade Centre indicano che il Regno Unito rappresenta solo il 4% delle esportazioni statunitensi, il che rende improbabile che eventuali dazi britannici possano influenzare la politica americana. Inoltre, il settore siderurgico britannico, che deve affrontare un dazio del 25% negli USA, ha un’esposizione limitata, con meno del 10% delle sue esportazioni colpite da queste nuove misure. Una preoccupazione maggiore per il Regno Unito è come gestire l’afflusso di acciaio a basso costo dalla Cina, conseguenza della sovrapproduzione cinese che sta inondando il mercato globale.

Tuttavia, mantenere la neutralità potrebbe diventare sempre più difficile. Se rieletto, Donald Trump ha indicato l’intenzione di introdurre dazi reciproci per equilibrare le barriere commerciali tra i paesi. Ciò potrebbe significare colpire l’IVA britannica, attualmente al 20%, o la tassa del 2% sulle grandi aziende digitali come Amazon. Se venisse applicato un dazio del 24% sulle esportazioni britanniche verso gli Stati Uniti, il costo economico potrebbe superare i 14 miliardi di sterline. Inoltre, Trump ha suggerito possibili dazi sui settori automobilistico e farmaceutico, che nel 2024 hanno rappresentato un quarto delle esportazioni britanniche verso gli USA.

Una mossa strategica per Starmer potrebbe essere quella di negoziare concessioni commerciali, offrendo maggiore accesso al mercato britannico per le aziende americane in cambio della riduzione dei dazi. I flussi commerciali tra Regno Unito e USA sono strettamente bilanciati, con le importazioni britanniche dagli Stati Uniti che ammontavano a 58 miliardi di sterline nel 2023, secondo l’Office for National Statistics. Tuttavia, una simile trattativa potrebbe avere un costo elevato, potenzialmente obbligando il Regno Unito ad allineare i suoi standard agricoli a quelli americani o ad aprire ulteriormente il mercato sanitario nazionale ai fornitori medici statunitensi. Inoltre, concedere ulteriori vantaggi alle grandi aziende digitali come Meta potrebbe suscitare malcontento tra gli elettori britannici.

La posizione commerciale britannica rischia anche di creare tensioni con l’Unione Europea. Se il Regno Unito ottenesse esenzioni dai dazi statunitensi che l’UE non riesce a ottenere, gli esportatori britannici potrebbero acquisire un vantaggio competitivo rispetto ai loro omologhi europei. Ad esempio, ilwhisky nordirlandese o scozzese potrebbe diventare significativamente più economico rispetto ai liquori prodotti nell’UE, se Trump dovesse applicare un dazio del 200% sulle bevande alcoliche europee. Inoltre, qualsiasi accordo commerciale con gli Stati Uniti potrebbe spingere il Regno Unito a distanziarsi ulteriormente dagli standard normativi dell’UE, un tema particolarmente sensibile dopo la Brexit.

In definitiva, se la Gran Bretagna dovesse scegliere tra un maggiore allineamento con gli Stati Uniti o con l’UE, la logica economica suggerisce che favorirà quest’ultima. L’Unione Europea rimane il principale partner commerciale del Regno Unito, con esportazioni britanniche verso il blocco che superano di oltre tre volte quelle verso gli Stati Uniti. Inoltre, l’attuale ondata di protezionismo statunitense potrebbe non durare.

Le politiche commerciali di Trump, che prevedono dazi non solo sui beni finali ma anche sui loro componenti chiave, potrebbero rivelarsi difficili da gestire e politicamente dannose per la sua amministrazione nel medio termine. In questa prospettiva, la strategia attendista di Starmer potrebbe essere la meno rischiosa. Solo se le tensioni dovessero intensificarsi ulteriormente, la Gran Bretagna potrebbe essere costretta a prendere una decisione definitiva, probabilmente a favore del suo maggiore partner commerciale: l’Unione Europea.