In molti avevano già scritto il necrologio di Huawei. Escluso dai mercati europei, spazzato via dagli Stati Uniti, il campione cinese delle telecomunicazioni sembrava ormai tagliato fuori dai giochi. Nel 2019, il divieto di accedere alle tecnologie critiche statunitensi - un accesso necessario per la realizzazione dei propri prodotti - avrebbe dovuto infrangere le ambizioni del colosso di Shenzhen.
Almeno questo pensava l’allora amministrazione Trump, desiderosa di respingere un attore sulla buona strada per diventare il leader globale degli smartphone e della tecnologia 5G. In realtà, la crociata contro Huawei ha semplicemente trasformato l’azienda. Che adesso, dopo aver rivisto i piani operativi e riadattato il suo business alle tensioni geopolitiche in corso tra Usa e Cina, è pronta a riprendersi il centro della scena. Non più, e non solo, producendo cellulari ultra moderni. Ma anche e soprattutto sfornando infrastrutture, sistemi e auto intelligenti.
La nuova vita di Huawei
Partiamo dal presupposto che Huawei può contare su un ampio portafoglio di brevetti, soprattutto nella tecnologia 5G. E proprio su questo ha fatto leva la leadership dell’azienda, oggi impegnata in almeno tre nuovi settori strategici, che poco o niente hanno a che fare con la vendita di telefoni: la produzione di veicoli intelligenti, l’implementazione di sistemi di gestione dei trasporti basati, ancora, sull’intelligenza artificiale, e la realizzazione di chip all’avanguardia.
La società fa sul serio su tutti i fronti, anche se una concreta accelerazione è avvenuta sul campo della prima voce elencata. Huawei ha infatti firmato un protocollo d’intesa con la casa automobilistica cinese Changan Automobile per la costituzione di una joint-venture dedicata, per l’appunto, ai veicoli intelligenti. Changan Automobile deterrà fino al 40% del capitale della joint venture, che coprirà ricerca e sviluppo, produzione e vendita di sistemi e componenti per veicoli intelligenti. “Abbiamo approfondito la nostra cooperazione con Changan Automobile e lavoreremo anche con case automobilistiche partner più strategiche per esplorare continuamente modelli di business nuovi, aperti e vantaggiosi per tutti”, ha affermato il presidente della divisione automotive intelligente di Huawei, Richard Yu Chengdong.
Intanto, un anno fa, Huawei spiegava di esser riuscita a ridurre le emissioni di carbonio in un porto di Tianjin grazie all’uso della sua tecnologia 5G e del sistema di navigazione satellitare BeiDou. La società affermava di aver trasformato il terminal della sezione C nell’area portuale di Beijiang nel primo terminal portuale a zero emissioni di carbonio al mondo.
Nell’agosto del 2023, infine, un nuovo dispositivo Huawei è stato silenziosamente presentato al pubblico cinese: lo smartphone della serie Mate 60, alimentato dal chip Kirin 9000S. Per la cronaca, quest’ultimo dovrebbe affidarsi ad un processore avanzato da 7 nanometri, made in China, e firmato da Semiconductor Manufacturing International Corp (Smic).
E gli smartphone?
Dall’Occidente al resto del mondo. Huawei ha scelto di puntare su altri mercati per continuare a vendere i suoi smartphone, un settore che non dà tuttavia più l’impressione di essere il core business dell’azienda. Certo, sono emersi segnali incoraggianti nel corso del 2023. Due le tendenze da sottolineare. La prima riguarda la Cina, dove l’azienda – in quinta posizione, alle spalle di Xiaomi, con il 13% della quota di mercato occupata - ha fatto segnare una crescita annuale nella vendita dei suoi smartphone pari al +76,1%, rispetto al +7,3% rilevato nel secondo trimestre del 2022. A trainare il colosso di Shenzhen, la fascia premium, con il pieghevole Mate X3 e i modelli delle serie P60.
Oltre la Muraglia - ecco la seconda tendenza - la situazione è nettamente diversa, visto che Huawei è ancora fuori dalla top 5. Il suo obiettivo, in ogni caso, consiste nel raddoppiare le vendite annuali, stimate in 30 milioni di unità. E pensare che, soltanto pochi anni fa, il colosso di Shenzhen aveva messo nel mirino Apple e Samsung, con 240 milioni di smartphone venduti annualmente. Altri tempi, altri traguardi, altre prospettive. Ma nessuno, a Shenzhen, sembra rimpiangere il passato. A giudicare dal futuro radioso che si sta dipanando all’orizzonte.