CXMT è l’arma strategica della Cina per la sua completa indipendenza tecnologica

Ilena D’Errico

23 Luglio 2026 - 23:42

CXMT ha tutte le caratteristiche per diventare l’arma strategica della Cina nell’indipendenza tecnologica con la sua produzione di chip.

CXMT è l’arma strategica della Cina per la sua completa indipendenza tecnologica

L’azienda cinese CXMT (ChangXin memory technologies) si quoterà ufficialmente a Shanghai il 27 luglio 2026 e ha già ottenuto la più grande offerta pubblica iniziale dell’anno in Asia, avendo raccolto ben 57,92 miliardi di yuan cinesi, vale a dire circa 8,6 miliardi di dollari. L’attesa degli investitori è alle stelle, ma non mancano gli analisti che temono in una bolla speculativa. Al di là del settore, ciò che preoccupa maggiormente è il massiccio supporto dallo Stato cinese, che con finanziamenti agevolati, sgravi e dotazioni è in gran parte responsabile della crescita fulminea di CXMT.

Certo, l’azienda di Hefei ha un livello di produzione esorbitante e ha grandi opportunità nell’attuale contesto, ma il peso dell’appoggio statale si fa sentire. Per Pechino, però, non c’è scelta. È una questione di sicurezza nazionale, visto che i chip di memoria Dram di CXMT rappresentano un tassello cruciale nella sua indipendenza tecnologica. La Cina domina i semiconduttori per materie prime e controllo della filiera produttiva, ma dipende ancora largamente dall’Occidente per macchinari avanzati e brevetti indispensabili per la realizzazione di chip di memoria o processori.

Pechino, però, non è certo nota per sottostare alle condizioni altrui, tanto dopo aver avvertito duramente il peso della dipendenza, con le sanzioni sulle esportazioni tecnologiche imposte da Stati Uniti e alcuni Paesi europei, oltre che con le continue tensioni commerciali con Washington. Allora la Cina continua a lavorare per emanciparsi, vista l’importanza dei chip nell’economia moderna, peraltro spesso correlata a settori altamente strategici. Non si tratta soltanto dell’elettrificazione, ma anche di industria pesante, infrastrutture critiche e difesa, per non parlare dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, da cui nessuno Stato può permettersi di essere tagliato fuori.

CXMT per l’indipendenza tecnologica della Cina?

CXMT è attualmente il maggiore produttore cinese di chip di memoria DRAM, indispensabili per Pc, smartphone e server. Si parla di 300.000 wafer di silicio al mese, che l’azienda conta di raddoppiare presto grazie ai nuovi stabilimenti in programma. Una capacità produttiva molto vicina al colosso statunitense Micron (380.000 wafer al mese) che la rende, secondo le stime di Reuters, il quarto produttore al mondo di memorie strategiche per l’intelligenza artificiale.

Basti pensare che, secondo alcune indiscrezioni, anche Google starebbe considerando di acquistare le memorie DRAM da CXMT per diversificare l’approviggionamento e non sottostare al controllo, anche economico, di giganti come Samsung, SK hynix e Micron. Ci sarebbe da considerare l’impatto di questo ipotetico contratto sui rapporti con l’amministrazione Trump, ma al momento non è arrivata alcuna conferma ufficiale in tal senso. In ogni caso, con questi livelli produttivi CXMT potrebbe rapidamente soddisfare quasi del tutto il fabbisogno interno della Cina liberando le aziende locali come Xiaomi, Lenovo, Alibaba e ByteDance dalle importazioni estere. Visti i volumi, sarebbe un duro colpo per i produttori stranieri, che non potranno più essere usati come leva nei rapporti diplomatici.

Nonostante le corse, però, Pechino ha ancora molto da fare per la nazionalizzazione dei macchinari (anche se si assicura scorte considerevoli per protezione) e soprattutto non ha un pari livello in altri segmenti dei chip di memoria. Nonostante tutto, con l’avanzata di CXMT si compirà un passaggio fondamentale per l’indipendenza tecnologica di Pechino, che fa salire l’allarme per le carenze occidentali in fatto di produzione e materie prime. Bisognerà comunque aspettare per vedere se l’azienda manterrà i livelli produttivi promessi e come incideranno sul mercato, a partire dalla quotazione su STAR Market del 27 luglio. Ha tutte le carte per essere la migliore IPO cinese dell’anno, considerando anche che il contratto lanciato da Trade per scommettere sulla valutazione ha portato a picchi di 8,20 dollari per azione.