La Francia fa la storia con il primo reattore sperimentale per la fusione nucleare

Ilena D’Errico

5 Giugno 2026 - 22:16

Il primo reattore sperimentale per la fusione nucleare avanza a ritmi migliori del previsto ed è più vicino all’Italia di quanto si potrebbe immaginare.

La Francia fa la storia con il primo reattore sperimentale per la fusione nucleare

Il progetto Iter è sempre più avanzato e proprio in questi giorni ha superato la tabella di marcia prevista. Il reattore termonucleare sperimentale (International Thermonuclear Experimental Reactor) in costruzione a Cadarache, nel Sud della Francia, ha visto tra il 26 e il 27 maggio 2026 l’installazione del quinto settore del Vacuum vessel del tokamak. Si procede quindi in anticipo, tant’è che è prevista l’aggiunta del sesto settore entro questa estate.

Il tokamak è una macchina a fusione nucleare ideata per produrre e confinare un plasma a temperature altissime, grazie agli elettromagneti posizionati all’esterno della camera, generando le condizioni ottimali per la fusione termonucleare. L’obiettivo ultimo, chiaramente, è riuscire a estrarre l’energia prodotta dalla fusione, ma sono molte le sfide ingegneristiche e gestionali da superare prima di arrivarci. Al momento, il successo dell’Iter è soprattutto intellettuale.

Prima ancora di pensare all’immagazzinamento dell’energia e all’eventuale sfruttamento economico, bisogna guardare all’enorme portata scientifica di questo progetto, che ha le potenzialità di riscrivere la storia nucleare internazionale.

Il progetto Iter, il primo reattore termonucleare sperimentale

L’idea alla base dell’Iter è semplice, quantomeno per i non addetti ai lavori, che possono limitarsi a considerarne la logica. Nel dettaglio, si vuole realizzare un reattore a fusione nucleare in grado di produrre un plasma di fusione più potente rispetto all’energia elettrica richiesta dall’impianto per il riscaldamento del plasma stesso. Non è il tipico caso in cui una procedura sembra complessa soltanto perché si ignora la materia: l’Iter, una volta ultimato, consentirà di dimostrare proprietà finora enunciate soltanto teoricamente.

Sarebbe il culmine di un lavoro che va avanti da oltre cinquant’anni, una struttura gargantuesca che richiede una quantità enorme di corrente elettrica per funzionare e, proprio per questo, dovrà essere in grado di garantire una produzione energetica straordinaria. Un elemento portante dell’Iter, infatti, è proprio l’elevato fattore di guadagno (il rapporto tra la potenza prodotta dalla fusione e quella introdotta nel tokamak), potenzialmente superiore a qualsiasi altro reattore sperimentale per la fusione nucleare.

In termini concreti ed estremamente semplificati, l’Iter può produrre molta più energia di quanta ne richiede il suo funzionamento ed è quindi estremamente conveniente. Al centro di tutto c’è il tokamak, che prende il nome dall’acronimo russo per “camera toroidale con spire magnetiche”, una definizione esauriente della sua struttura. Ma come funziona? Come premesso, si basa sul plasma, in cui i nuclei degli atomi, privi degli elettroni in questo stato della materia, riescono a fondersi tra loro sprigionando una grande quantità di energia.

Il plasma è formato da un gas, in genere l’idrogeno o i suoi isotopi, ovvero deuterio e trizio, che sono infatti protagonisti dell’Iter. Per far funzionare il reattore è necessario mantenere la temperatura del plasma a livelli eccezionalmente alti in modo stabile, tenendolo al contempo lontano dalle pareti, perché altrimenti si raffredderebbe compromettendo tutto. Per tenere il plasma sotto controllo il tokamak usa un campo magnetico che genera una forma simile a una ciambella. È la camera a vuoto contenente il plasma, che prende il nome di Vacuum vessel, un gigantesco contenitore in acciaio che sta vedendo la partecipazione internazionale in ogni fase di realizzazione.

Un altro settore aggiunto, la Francia fa la storia

Il Vacuum vessel è una camera sottovuoto indispensabile per il funzionamento e la sicurezza dell’impianto, la cui realizzazione è attribuita a un consorzio internazionale composto da Unione europea, Russia, Cina,Regno Unito, Giappone, Stati Uniti d’America, India e Corea del Sud. L’Italia sta peraltro avendo un ruolo fondamentale nella partecipazione europea, grazie all’eccellenza professionale delle sue industrie.

È però la Francia a ospitare la grande struttura, con un modello unico e imitabile in tutto il mondo, come vediamo nei progetti ancora in corso di ideazione in Asia e negli Stati Uniti. Il funzionamento dell’Iter, previsto per la fine del prossimo decennio, segnerà così una tappa fondamentale nello sviluppo dell’energia pulita. Una centrale di questo genere sarebbe infatti in grado di garantire un apporto immenso e coprire una grande parte del crescente fabbisogno energetico europeo, peraltro in modo sostenibile e adatto al contesto ambientale.

Prima di arrivare a questo punto, però, l’Iter dovrà dimostrare che il complesso progetto alla sua base è in grado di funzionare, superando veramente tutti gli ostacoli fisici e ingegneristici che hanno tenuto gli scienziati incollati alle carte fino a oggi.

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