Crisi gas, cosa farà Draghi? Niente, tutto nelle mani del prossimo governo

Alessandro Cipolla

29 Agosto 2022 - 08:45

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Crisi del gas, in Italia il governo non vuole far ricorso al deficit mentre l’Ue si riunirà soltanto dopo metà settembre: ecco perché Draghi non accontenterà i partiti.

Crisi gas, cosa farà Draghi? Niente, tutto nelle mani del prossimo governo

In Italia un nuovo decreto legge per far fronte alla crisi del gas potrebbe essere licenziato dall’attuale governo in carica per il disbrigo degli affari correnti, ma dovrebbe trattarsi di un altro intervento tampone con la patata bollente del caro-bollette che sarà tutta in mano all’esecutivo che verrà fuori dopo le elezioni politiche del prossimo 25 settembre.

Questo è quanto filtra da Palazzo Chigi dopo che negli ultimi giorni, visto il nuovo vertiginoso aumento del prezzo del gas arrivato a 339 euro a megawattora, Lega e Azione hanno chiesto un intervento urgente del governo mettendo per un momento in stand by la campagna elettorale.

Mario Draghi da quanto si apprende sarebbe ponto a imbastire un nuovo decreto sul caro-bollette, ma in Italia al momento ogni provvedimento preso dal governo a riguardo non sarà fatto facendo ricorso a uno scostamento di bilancio.

Niente ulteriore deficit e di conseguenza niente piano da 30 miliardi sul gas come evocato da Matteo Salvini: toccherà al prossimo governo mettere in campo misure più strutturate che saranno finanziate a debito.

Crisi del gas: le mosse del governo in Italia

Dopo settimane passate a snocciolare roboanti ed esose promesse elettorali, i partiti di colpo sembrerebbero essersi accorti che in Italia c’è un problema legato all’aumento del costo del gas: qualche bomba in più e forse a breve realizzeranno anche che c’è una guerra in Ucraina e che la Libia è di nuovo nel caos.

Mario Draghi però non sembrerebbe essere intenzionato ad accontentare i partiti, con il governo in carica che soltanto dopo aver appreso quale sarà l’ammontare delle entrate tributarie di agosto, potrebbe dare vita a un nuovo decreto legge contro il caro-bollette utilizzando però quello che c’è in cassa senza far ricorso a ulteriore debito.

Anche se in carica solo per il disbrigo degli affari correnti, vista l’eccezionalità della situazione il governo potrebbe intervenire in tempi celeri con un provvedimento più corposo come invocato da Salvini e Calenda.

Draghi però sembrerebbe essere irremovibile sul non ricorrere a uno scostamento di bilancio per far fronte all’emergenza gas, anche perché al momento la tassa sugli extraprofitti che avrebbe dovuto finanziare gli ultimi interventi sulle bollette si è rivelato essere un sostanziale flop: il buco sarebbe di circa di 9 miliardi, fortuna che sono i “migliori”.

Nell’immediato una mano all’Italia sul gas non arriverà anche dall’Europa, visto che a Bruxelles i ministri dell’energia dei Paesi Ue si riuniranno solo a metà settembre con tutte le decisioni che però dovrebbero essere prese il prossimo 6 e 7 ottobre, quando a Praga andrà in scena il Consiglio europeo. Tempi comodi in pratica.

Nel frattempo famiglie, aziende e negozi rischiano di essere travolti dallo tsunami degli aumenti vertiginosi delle bollette: se Draghi ad aprile domandò agli italiani se preferissero la pace o il condizionatore acceso, il sentore è che a breve i cittadini saranno cornuti e mazziati.

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