Così questo rivenditore è riuscito ad aggirare i dazi di Trump sui vini europei

P. F.

1 Aprile 2026 - 16:55

L’accordo commerciale USA-UE prevede tariffe doganali per i vini di importazione europea negli Stati Uniti. Ma questo venditore americano è riuscito ad evitarle. Ecco come ci è riuscito.

Così questo rivenditore è riuscito ad aggirare i dazi di Trump sui vini europei

Il titolare di un’enoteca di New York, Chris Leon, ha individuato una via d’uscita dai dazi sulle importazioni di vino europeo introdotti dall’amministrazione Trump: acquistare bottiglie già presenti sul territorio americano, recuperandole da cantine private e ristoranti, per poi rivenderle attraverso aste online.

Leon gestisce Leon & Son, una enoteca di tendenza a Brooklyn che realizza il 90% dei propri ricavi dalla vendita di vini importati. La misura lo espone direttamente agli effetti dei dazi imposti su champagne francesi, barolo italiani e rioja spagnoli nell’ambito della più ampia offensiva commerciale avviata da Donald Trump nell’aprile del 2025: “C’è già molto vino qui, vino davvero buono”, ha dichiarato Leon, indicando nelle aste una risposta concreta al problema.

La strategia per aggirare i dazi sui vini

Le prime aste in programma includeranno etichette italiane fuori produzione conservate per anni in collezioni private, oltre a bottiglie provenienti dalla cantina di un ristorante newyorkese, legate ad abbinamenti a piatti non più disponibili sul menù. Si tratta, in entrambi i casi, di vini già sdoganati e presenti negli Stati Uniti, e quindi immuni dai nuovi oneri doganali.

Il modello ideato da Leon si inserisce in un quadro più ampio di adattamento forzato da parte degli operatori del settore. Secondo quanto riportato da Reuters, altri importatori e rivenditori statunitensi si stanno orientando verso alternative domestiche o verso etichette importate di fascia più bassa, nel tentativo di contenere i rincari legati ai dazi, che si stanno intensificando nel corso del 2026.

La soluzione delle aste online, inoltre, non è priva di precedenti nel segmento del vino pregiato, ma ciò che distingue l’iniziativa di Leon è l’approccio più accessibile e diretto al consumatore. Vanessa Price, responsabile della selezione vini, ristoratrice e autrice del libro “Big Macs & Burgundy”, ha osservato che piattaforme come quella pianificata da Leon portano una prospettiva nuova in un mercato tradizionalmente percepito come opaco: “C’è ancora molto spazio per entrare e portare discontinuità, perché è ancora un mondo misterioso per molte persone”.

Cosa prevede il quadro normativo?

Sul fronte regolatorio, i vini europei hanno subito un prelievo del 15% all’ingresso negli Stati Uniti in virtù di un accordo commerciale UE-USA entrato in vigore nell’agosto del 2025. A febbraio, la Corte Suprema americana ha annullato una serie di misure tariffarie dell’amministrazione Trump, comprese quelle sui prodotti europei, ma i dazi sono stati rapidamente reintrodotti con nuovi provvedimenti, mantenendo un’aliquota minima del 10% sulle merci provenienti dall’Unione europea.

Trump sostiene che gli Stati Uniti accumulano deficit commerciali significativi con molti partner e che le misure adottate mirano a riequilibrare tali sbilanci. Le associazioni di categoria del settore vitivinicolo statunitense avevano tuttavia messo in guardia già l’anno scorso sulle ricadute negative per le imprese del settore.

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