Cosa sono le plusvalenze e perché sono importanti per il Fair Play Finanziario?

Ormai nel mondo del calcio non si fa che parlare di plusvalenze e minusvalenze: ecco cosa sono e perché vengono ritenute fondamentali ai fini del FPF.

Cosa sono le plusvalenze e perché sono importanti per il Fair Play Finanziario?

Se da un lato i tifosi di Milan e Juventus sono ora proiettati a immaginare come giocheranno le loro beneamate dopo l’ufficializzazione della operazione Bonucci-Higuain-Caldara, dall’altro chi ama indagare anche gli aspetti finanziari del calcio ha subito fatto ben altri conti.

Di pari passo con le prodezze dentro e fuori il rettangolo verde di gioco dei vari giocatori, si parla sempre più infatti delle plusvalenze e delle minusvalenze, spesso creando un po’ di confusione tra i tifosi.

Vediamo allora cosa sono queste tante agognate plusvalenze e le temute minusvalenze, due fattori fondamentali specie per i club che sono ben attenti a rispettare i paletti del Fair Play Finanziario.

Cosa sono le plusvalenze e le minusvalenze?

Anche se il calcio rimane sempre uno sport, non soltanto ai massimi livelli ma anche nelle serie inferiori avere un bilancio sano è ormai quasi più importante rispetto ai risultati poi ottenuti sul campo.

Ecco dunque che per le società realizzare delle plusvalenze ed evitare delle minusvalenze è diventato importante tanto quanto una vittoria. Non è un caso quindi che ormai da alcuni anni questi due termini ricorrano come un mantra quando si parla di calciomercato.

Vediamo allora come descrive la Treccani il termine plusvalenza.

Incremento di valore, differenza positiva fra due valori dello stesso bene riferiti a momenti diversi. Differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita di valori azionarî lucrata da operatori di borsa e assoggettabile a imposta di ricchezza mobile.

La minusvalenza ha un significato quasi identico alla plusvalenza, soltanto che invece di “incremento di valore” e “differenza positiva”, si tratta di un “decremento di valore” e di una “differenza negativa”.

Ma in che modo però questi due termini si rapportano con il calcio? Ogni acquisto o cessione di un giocatore non viene messo a bilancio nella sua interezza, ma viene distribuito in base alla durata di un contratto secondo la logica dell’ammortamento.

Per capire al meglio il funzionamento dell’ammortamento prendiamo a esempio il trasferimento di Mattia Caldara dalla Juve al Milan. I rossoneri infatti hanno acquistato il giocatore per 40 milioni, con il difensore che ha firmato un contratto di cinque anni con uno stipendio lordo di circa 3,4 milioni a stagione.

Per capire quanto peserà l’arrivo di Caldara nel bilancio 2018/2019 dei rossoneri bisogna per prima cosa dividere l’esborso per il cartellino (40 milioni) per la durata del contratto (cinque anni). L’acquisto quindi peserà per 8 milioni ogni anno, ai quali poi si deve aggiungere lo stipendio lordo per un totale quindi di 11,4 milioni.

L’acquisto di Caldara quindi il prossimo anno peserà in totale sulle casse del Milan per 32 milioni (40 del costo iniziale meno gli 8 già oggetto di ammortamento), quindi se i rossoneri lo dovessero vendere nell’estate 2019 a 50 milioni andrebbero a realizzare una plusvalenza di 18 milioni oltre a risparmiare i soldi dell’ingaggio.

Se invece l’ex difensore dell’Atalanta dovesse essere venduto a 20 milioni sempre nell’estate 2019, la società a quel punto realizzerebbe una minusvalenza di 12 milioni che andrebbe così al netto dello stipendio risparmiato ad appesantire il bilancio invece che alleggerirlo.

Il Fair Play Finanziario

Come abbiamo imparato a capire dalla recente vicenda Milan che era stata inizialmente esclusa dalla prossima Europa League, per poter partecipare alle Coppe la Uefa impone ai vari club europei di dover rispettare i vincoli del Fair Play Finanziario.

Nato nel 2009 per volere dell’allora presidente Michel Platini, il sistema è stato introdotto per cercare di tenere a bada i conti delle varie società spingendoli verso un’ottica di sostanziale autofinanziamento.

Ogni club quindi deve raggiungere il pareggio di bilancio, anche se è prevista comunque una piccola soglia di sforamento. Quello che non è più possibile fare è che il presidente di una squadra a fine anno tiri fuori diversi milioni per far quadrare i conti, un po’ come succedeva all’epoca dei vari Berlusconi e Moratti.

Chi non rispetta questi parametri viene punito, ma può comunque partecipare alle Coppe se intraprende un percorso triennale concordato con l’Uefa di rientro dentro i paletti stabiliti. Questo è il caso di Inter e Roma, mentre il Milan dopo la sentenza del TAS dovrà adesso giungere a un accordo.

Lo scorso giugno tanto si è parlato dei 45 milioni di plusvalenze che l’Inter doveva realizzare per rientrare nei parametri del Fair Play Finanziario. Questo perché i nerazzurri secondo il percorso concordato dovevano raggiungere il pareggio di bilancio per non incorrere in ulteriori sanzioni.

L’unico modo quindi per sanare in extremis il bilancio era quello di realizzare delle plusvalenze tramite le cessioni dei giocatori, obiettivo che alla fine è stato raggiunto grazie al sacrificio di numerosi giovani del vivaio.

Fare plusvalenze è quindi la nuova parola d’ordine per tutte quelle società che non vogliono incorrere nelle sanzioni imposte dalla Uefa, con gli aspetti finanziari di un club che ormai vanno di pari passo con il calcio giocato.

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