Cosa c’è dietro i record delle costruzioni?

Alberto De Pasquale

08/10/2025

Il settore vive un buon momento principalmente grazie alle opere del Pnrr, ma senza il Superbonus è in crisi sulle ristrutturazioni.

Cosa c’è dietro i record delle costruzioni?

Ci sono notizie positive, ma anche incertezze per il settore delle costruzioni. La più classica delle situazioni per un mercato italiano che nel 2025 appare in una fase di passaggio: archiviata l’epoca del Superbonus, con la riduzione degli incentivi la spinta ora arriva soprattutto dalle opere pubbliche, mentre la riqualificazione edilizia risulta in forte calo.

Secondo l’Istat, a luglio l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni è cresciuto dello 0,7% rispetto a giugno e, soprattutto, del 5,2% al confronto con luglio del 2024.

Un’estate da record

Non è fuori luogo affermare che quest’estate la produzione ha fatto segnare un record: su base annua, l’indice corretto per gli effetti di calendario ha raggiunto il livello più alto da luglio 2008, ossia dai tempi della crisi finanziaria che ha avuto forti ripercussioni sul settore e inaugurato un lungo periodo di difficoltà per le imprese. Tuttavia, è preferibile la cautela, perché il buon momento delle costruzioni porta con sé segnali contrastanti. Oggi sono soprattutto le opere pubbliche a trainare il settore, grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, mentre il mercato privato risulta in evidente rallentamento.

A gennaio l’Ance, l’Associazione nazionale dei costruttori edili, aveva stimato per il 2025 una contrazione del mercato del 7% rispetto ai livelli del 2024, a causa principalmente «del mancato apporto della manutenzione straordinaria abitativa», prevista in calo del 30% su base annua, in conseguenza della riduzione degli incentivi fiscali (dal primo gennaio 2025 le agevolazioni sono scese al 50% per gli interventi di riqualificazione abitativa riguardanti la prima casa e al 36% per le seconde case). Situazione opposta per il comparto delle opere pubbliche, che sempre secondo le stime Ance nel 2025 dovrebbe invece registrare una crescita del 16% rispetto allo scorso anno, grazie all’accelerazione dei progetti del Pnrr.

Le questioni irrisolte del settore

Dopo anni di forte crescita, sostenuta dagli incentivi, ora il mercato privato si ritrova nettamente ridimensionato e in una nuova fase: più lenta rispetto a quella della stagione dei bonus, ma anche più selettiva, con pochi interventi guidati maggiormente dalla sensibilità verso i temi della sostenibilità e dell’efficienza energetica e meno dal semplice beneficio fiscale.

Sul settore, comunque, pesano ancora gli elevati costi di costruzione, che in buona parte sono cresciuti proprio come effetto collaterale degli incentivi fiscali. Secondo un’analisi della Banca d’Italia pubblicata qualche mese fa, il Superbonus è stato responsabile di un incremento significativo dei costi di costruzione tra 2020 e 2023, su materiali essenziali come il legno e quelli necessari per l’isolamento termico.

A differenza di ciò che è accaduto in Francia e in Germania e un po’ più in generale mediamente nell’Eurozona, prima dell’introduzione del Superbonus l’edilizia abitativa italiana era ben al di sotto delle proprie capacità. Con l’introduzione degli incentivi fiscali negli ultimi anni si è creata una domanda improvvisa che ha fatto ripartire il settore e lo ha esposto alle dinamiche globali legate alle difficoltà nel reperimento dei materiali. Ora il mercato viaggia spedito sul fronte opere pubbliche, grazie al Pnrr e agli enti locali, ma arranca su quello privato, venuta meno la spinta delle agevolazioni.