Corsa alle terre rare: le mosse della Cina e il duello a distanza con gli Usa

Federico Giuliani

10 Giugno 2025 - 07:30

Le esportazioni cinesi di minerali essenziali sono aumentate notevolmente negli ultimi mesi. Ecco che cosa significa (per gli Usa e non solo).

Corsa alle terre rare: le mosse della Cina e il duello a distanza con gli Usa

Occhio alle Terre Rare. Le esportazioni cinesi di minerali essenziali sono aumentate notevolmente negli ultimi mesi, raggiungendo il picco in concomitanza con il “Giorno della Liberazione”, e dunque con l’avvento dei dazi di Donald Trump e le conseguenti reazioni di Pechino.

In particolare, il volume dell’export proveniente da oltre Muraglia di Terre Rare – essenziali per l’elettronica di consumo, i veicoli elettrici e i sistemi di difesa – ha raggiunto il massimo degli ultimi nove mesi a marzo, con 5.600 tonnellate, in aumento del 20,3% su base annua. Lo scorso aprile, invece, le vendite sono diminuite, ma sono comunque aumentate del 4,8% su base annua, raggiungendo le 4.785 tonnellate. Le spedizioni in uscita di metalli rari di nicchia, tra cui lo scandio metallico e l’ittrio metallico, sono aumentate del 20,9% (525,5 tonnellate ad aprile + 39,9% rispetto a marzo) mentre quelle di ossido di disprosio, essenziale per il metallo utilizzato nelle barre di controllo dei reattori nucleari, hanno subito un incremento annuo del 24,1% (5,16 tonnellate).

Ricordiamo che le Terre Rare sono composte da 17 elementi e che il 4 aprile la Cina ne ha aggiunti sette – samario, gadolinio, terbio, disprosio, lutezio, scandio e ittrio – alla sua lista di controllo delle esportazioni, in risposta ai «dazi reciproci» di Trump. Cosa significa tutto questo? Gli aumenti nelle esportazioni cinesi suggeriscono che gli acquirenti esteri potrebbero aver accumulato scorte strategiche dei materiali in previsione di successive restrizioni all’export imposte da Pechino.

La Cina padrona delle Terre Rare

Ci sono pochi dubbi sul fatto che la Cina sia padrona delle Terre Rare. “È probabile che il dominio della Cina nel settore delle terre rare continui nel prossimo futuro, poiché deriva dalla sua solida produzione e dalle sue filiere industriali complete”, hanno scritto non a caso gli analisti della China Development Bank Securities.

Il predominio di Pechino nella catena di approvvigionamento si è trasformato in una fonte di leva nei confronti degli Stati Uniti, che possiedono enormi riserve di Terre Rare ma che non dispongono degli impianti di fusione e delle competenze per raffinarle. Intanto, in seguito alla recente tregua commerciale di 90 giorni raggiunta a Ginevra, la Cina ha dichiarato che avrebbe sospeso le contromisure non tariffarie imposte dal 2 aprile sui prodotti Made in Usa.

Tuttavia, le autorità cinesi non hanno risposto alle domande sui controlli sulle esportazioni di Terre Rare. Attualmente, ha spiegato il South China Morning Post, la dogana cinese richiede un certificato di garanzia per accertare che il prodotto non contenga elementi soggetti a restrizioni. I permessi di esportazione vengono rilasciati in lotti, e ogni richiesta richiede almeno 45 giorni lavorativi per essere completata.

La posizione degli Usa

L’inasprimento delle autorizzazioni da parte di Pechino ha avuto un impatto particolare sui settori dei magneti e di altri settori a valle. Il volume delle esportazioni di questi magneti permanenti, che contengono tracce di elementi controllati e che sono componenti essenziali in un’ampia gamma di dispositivi elettronici, dai computer ai motori elettrici, è crollato del 45,1% su base annua, attestandosi a 2.626,7 tonnellate ad aprile, segnando un calo del 50,7% rispetto a marzo. Con le restrizioni cinesi all’esportazione ancora in vigore, i produttori statunitensi che dipendono dai materiali magnetici cinesi si trovano ad affrontare interruzioni causate dai ritardi nelle autorizzazioni all’esportazione.

Come ha scritto nel dettaglio il Center for Strategic & International Studies, le Terre Rare sono fondamentali per una vasta gamma di tecnologie di difesa, tra cui i caccia F-35, i sottomarini di classe Virginia e Columbia, i missili Tomahawk, i sistemi radar, i droni Predator e la serie di bombe intelligenti. Un esempio pratico? Il caccia F-35 contiene oltre 400 kg di terre rare. Un cacciatorpediniere DDG-51 di classe Arleigh Burke ne richiede circa 2.300 kg, mentre un sottomarino di classe Virginia ne utilizza circa 4.000 kg.

Gli Usa sono già in difficoltà nella produzione di queste tecnologie di difesa. Ebbene, ulteriori divieti sugli input di minerali critici non faranno che altro che consentire alla Cina di rafforzare le proprie capacità militari più rapidamente rispetto agli Stati Uniti.