Coronavirus, trovato un farmaco salvavita: la conferma in studio italiano

Il tocilizumab sembra essere in grado di ridurre il tasso di mortalità nei pazienti affetti dalla COVID-19 riducendo anche la necessità di ricorrere alla ventilazione meccanica.

Coronavirus, trovato un farmaco salvavita: la conferma in studio italiano

Un nuovo farmaco salvavita potrebbe cambiare definitivamente la terapia per il coronavirus. A pochi giorni dall’ufficializzazione da parte dell’EMA del farmaco contro la COVID-19, è stato scoperto che anche il tocilizumab, un antiinfiammatorio e immunosoppressore, utilizzato per il trattamento di varie forme di artrite, gioca un ruolo fondamentale nella terapia contro il coronavirus.

Questo farmaco sembra essere particolarmente indicato per il trattamento di tutte quelle patologie che scatenano la cosiddetta “tempesta di citochine”, ossia una reazione sproporzionata del sistema immunitario, che danneggia in modo molto violento gli organi e portare persino al decesso. È ormai risaputo che la tempesta di citochine è una delle complicanze più diffuse e pericolose del coronavirus, proprio per questo motivo, la ricerca si sta concentrando sulla sperimentazione di farmaci in grado di limitare i danni.

Farmaco salvavita efficace, la conferma in un nuovo studio

Già in passato era stato dimostrato che il tocilizumab avesse una buona efficacia, adesso si aggiunge un nuovo studio che ne conferma le potenzialità, dimostrando soprattutto i suoi benefici in grado di prevenire il ricorso alla ventilazione meccanica e in generale la mortalità. La ricerca è stata condotta da un team italiano guidato da scienziati dell’Università di Modena e Reggio Emilia, inseme ai colleghi dell’Università di Bologna, dell’Azienda USL-IRCCS di Reggio Emilia, dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Modena e dello University College di Londra.

Lo studio di coorte retrospettivo e osservazionale ha coinvolto 1.351 pazienti, parte dei quali ricoverati a Bologna e Modena. All’interno del campione di ricerca, il 40% dei pazienti manifestava una grave polmonite innescata dall’infezione, tutti sono stati trattati con “ossigeno supplementare, idrossiclorochina, azitromicina, antiretrovirali ed eparina a basso peso molecolare”, mentre altri 316 pazienti hanno ricevuto anche il tocilizumab.

Dalla ricerca è emerso che il tasso di mortalità nei pazienti trattati con il tocilizumab si aggirava attorno al 7%, mentre per gli altri al 20%, inoltre nei pazienti che assumevano il farmaco aggiuntivo si è ridotta notevolmente anche la necessità di ricorrere alla ventilazione meccanica. I risultati sono stati pubblicati sull’autorevole rivista scientifica Lancet Rheumatology sembrano confermare l’efficacia del tocilizumab.

Il farmaco funziona davvero?

A commentare la ricerca e l’efficacia del trattamento con il tocilizumab è stato anche il professor Enrico Bucci, docente presso il Dipartimento di Biochimica e Biologia molecolare della Temple University di Philadelphia, che ha affermato:

“Uno studio retrospettivo tutto italiano, fatto veramente bene dal punto di vista del trattamento dei fattori confondenti e dei controlli ha trovato che in un gruppo di 541 pazienti con sintomi severi di polmonite Covid, di cui 316 trattati con il farmaco in aggiunta alle cure standard, si osserva che i morti si riducono a un terzo e che il rischio composto di entrare in ventilazione assistita o morire si riduce enormemente. Questo è il potere degli studi fatti bene in cui gli effetti confondenti sono trattati e il potere statistico del campione è sufficiente. Non avevamo nulla, oggi abbiamo un’arma in più”.

Lo studio tuttavia non ha convinto l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), la quale ha dichiarato che lo studio non ha mostrato “alcun beneficio nei pazienti trattati, né in termini di aggravamento né per quanto riguarda la sopravvivenza”.

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