Coronavirus come Seconda Guerra Mondiale: necessaria mobilitazione

Gli Stati Uniti si stanno preparando per fronteggiare il coronavirus e se necessario attueranno una mobilitazione federale come durante la Seconda Guerra Mondiale.

Coronavirus come Seconda Guerra Mondiale: necessaria mobilitazione

L’emergenza del coronavirus sta rendendo necessaria una mobilitazione simile a quella attuata durante la Seconda Guerra Mondiale. I politici chiamati a fronteggiare il virus si stanno dichiarando profondamente preoccupati per la situazione e spiegano come la pandemia sia stata presa sotto gamba da molti cittadini, soprattutto tra i giovani.

Il coronavirus si sta delineando sempre più come una delle più grandi sfide politiche e sociali dell’era moderna, tanto da far avanzare dei parallelismi sulle conseguenza con quelle dell’influenza del 1918, della Grande Depressione e dell’attentato dell’11 settembre.

Il problema però sembra essere sottovalutato dalla maggior parte degli abitanti degli Stati Uniti, soprattutto giovani, che continuano a vivere la loro quotidianità senza rispettare le misure restrittive. Nonostante il tasso di mortalità sia molto basso tra i giovani, essi non sono immuni al virus, senza contare che un loro eventuale contagio potrebbe far diffondere il virus tra le categorie di persone più a rischio, come gli anziani.

La situazione preoccupa anche il Segretario del Tesoro Steven Mnuchin che preannuncia uno scenario tragico: la disoccupazione potrebbe raggiungere il 20% come nella crisi degli anni ‘30 e chiede un intervento immediato del Congresso.

Coronavirus come Guerra Mondiale o Grande Depressione

Gli effetti negativi del coronavirus ormai risultano essere ben chiari a tutti i politici del mondo, per questo motivo la Casa Bianca ha deciso di correre ai ripari con diversi interventi prima che la situazione, soprattutto quella economica, precipiti in modo irreparabile.

Sono stati stanziati più di 1.000 miliardi di dollari per incentivare l’economia che includono anche assegni da 1.000 dollari per la maggior parte dei cittadini, ma restano carenti gli interventi in ambito medico e sanitario.

Il personale medico non dispone di attrezzature protettive e gli ospedali sono sprovvisti di macchinari per la respirazione artificiale e di letti nei reparti di terapia intensiva. Queste mancanze dovrebbero infatti essere colmate il prima possibile per far fronte ad una possibile ondata di pazienti. Lo scorso martedì, si sono registrati più di 1.500 nuovi casi e il numero dei morti è arrivato a 100 persone. Lo stato di New York avrebbe bisogno di 37.200 posti letto per la terapia intensiva, ma attualmente ne ha solo 3.000.

Il collasso dell’economia

Il senatore Jeff Merkley ha dichiarato che: «Stiamo assistendo a un massiccio crollo dell’economia di questo Paese». La maggior parte delle attività commerciali, come bar, ristoranti e teatri, ha dovuto sospendere la propria attività, le compagnie aeree hanno diminuito il numero dei viaggi e i grandi magazzini si stanno svuotando, con gravi ripercussioni sull’economia generale.

Mnuchin sta chiedendo con fermezza che prima del pacchetto di incentivi da 1.000 miliardi, sia approvato un precedente progetto di legge della Camera, in modo da poter tamponare la situazione in un primo momento.

Il governatore del Rhode Island, Gina Raimondo si dice soddisfatta del fatto che la Casa Bianca e tutto il sistema politico statunitense si stia attivando in tempi molto rapidi per fronteggiare l’emergenza, ma non vede ancora azioni concrete.

L’andamento della pandemia è molto incerto, così come l’esito degli interventi economici messi in campo dalle nazioni: «Probabilmente ci vorranno diverse settimane e forse più a lungo prima di sapere se avremo un effetto», ha detto Anthony Fauci, un immunologo statunitense.

Il coronavirus ha sconvolto tutti gli Stati Uniti, non sarà facile fronteggiare l’emergenza, ma tutti i politici si stanno attivando per fare la loro parte in questa sfida.

Affrontare questa pandemia è un’emergenza nazionale simile alla guerra”, ha detto l’ex vicepresidente Joe Biden. “Ma è anche un momento in cui le scelte e le decisioni che prendiamo come individui avranno un impatto collettivo su ciò che accade”. Arrivando se necessario ad una “mobilitazione federale come durante la Seconda Guerra Mondiale”.

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