Coronavirus, quanto è grave la situazione in Italia: dobbiamo preoccuparci?

COVID-19, in Italia risalgono i contagi: ma quanto è grave davvero la situazione? I chiarimenti dell’ISS.

Coronavirus, quanto è grave la situazione in Italia: dobbiamo preoccuparci?

COVID-19: in una settimana in Italia la curva dei contagi è tornata a salire in maniera preoccupante. Nella giornata di ieri sono stati registrati 845 contagiati e c’è chi teme che questa situazione ci porterà ad un nuovo lockdown in autunno.

Ma la situazione coronavirus in Italia è davvero così grave come sembra? I numeri sono vicini a quelli del lockdown, ma va detto che ad oggi la situazione sanitaria è assolutamente sotto controllo. A spiegare cosa effettivamente sta succedendo sul fronte coronavirus è l’ISS (Istituto Superiore di Sanità) il quale ha raccontato che l’età media dei casi di pazienti contagiati da coronavirus nell’ultima settimana è di 30 anni.

Sono i giovani, quindi, i più contagiati a conferma che la movida è una delle cause principali di contagio. Per l’epidemia si è registrato un forte abbassamento dell’età mediana della popolazione che contrae l’infezione, una situazione che si è verificata tanto in Italia quanto in Europa e nel mondo.

Il coronavirus ha dimostrato in passato di essere meno letale con i giovani: la percentuale di Under 35 finiti in terapia intensiva, infatti, è molto bassa, e lo è ancora di più quella di coloro che non ce l’hanno fatta.

Questo non significa che non dobbiamo mantenere uno stato d’allerta, anche perché va detto che i giovani potrebbero essere comunque mezzi di contagio per i più anziani (categoria più esposta ai rischi del coronavirus); tuttavia è comunque importante capire effettivamente cosa sta succedendo così da non farsi prendere dal panico e mantenere un atteggiamento di massima responsabilità.

COVID-19, risalita dei contagi: cosa sta succedendo?

L’ISS ha spiegato che i casi di infezione da coronavirus diagnosticati recentemente risultano essere meno gravi rispetto a quelli dei mesi scorsi, e in maggioranza si tratta di asintomatici.

Nel documento realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità di concerto con il Ministero della Salute si legge anche che vi è un cambiamento nelle dinamiche di trasmissione: i nuovi focolai, infatti, sono associati ad attività ricreative sia sul territorio nazionale che all’estero. Ed è per questo che l’età media dei contagiati è di 30 anni.

Va detto che tutte le Regioni sono state colpite dai nuovi casi di infezione da SARS-CoV-2. L’indice di trasmissione nazionale (Rt) calcolato su casi sintomatici e riferito al periodo 30 luglio/12 agosto è pari allo 0,83: un tasso che per il momento non preoccupa.

Cosa sta succedendo quindi in Italia? Semplicemente vacanze e movida, che inevitabilmente stanno creando un maggior numero di assembramenti, sta comportando una risalita - attesa dagli esperti - dei contagi.

Una situazione che non sta comportando un intasamento degli ospedali visto che nella maggior parte dei casi si tratta di asintomatici e sono rare le situazioni in cui ci sono peggioramenti da COVID-19 che necessitano del ricovero ospedaliero.

COVID-19, risalita dei contagi in Italia: c’è da preoccuparsi?

Al momento, quindi, non c’è da preoccuparsi. Tuttavia non possiamo sapere cosa succederà in autunno: vero che gli esperti hanno confermato che il coronavirus è mutato e meno letale rispetto al ceppo originario, ma bisognerà attendere i prossimi mesi per capire se effettivamente è scongiurato il rischio di un nuovo collasso del sistema sanitario.

Per adesso, nonostante la tendenza all’aumento, il numero di nuovi casi di infezione rimane contenuto, grazie anche alla ricerca, alla gestione dei contatti e a misure come quarantena e isolamento. Si sono ridotti, infatti, i tempi tra l’inizio dei sintomi e l’adozione di misure per il contenimento dei contagi e questo permette di limitare l’allargarsi dei focolai.

Nonostante non ci sia motivo per essere preoccupati l’ISS invita a mantenere alta l’attenzione anche perché è previsto un peggioramento nelle prossime settimane. Nel rapporto, infatti, si legge che:

Al momento i dati confermano l’opportunità di mantenere le misure di prevenzione e controllo già adottate dalle regioni e province autonome e di mantenere alta l’attenzione alla preparazione di interventi in caso di evoluzione in ulteriore peggioramento.

Attendiamoci quindi una risalita dei contagi anche nelle prossime settimane, con la speranza che la percentuale degli ospedalizzati resti bassa come oggi: solo allora potremo essere certi riguardo alla meno pericolosità del virus e - nell’attesa del vaccino - potremo continuare nella nostra vita di tutti i giorni senza ulteriori restrizioni.

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