Il coronavirus è diventato più contagioso, ma ci sono buone notizie

COVID-19: il virus Sars-COV-2 è mutato, lo dicono gli esperti. È diventato più contagioso, ma allo stesso tempo fa meno paura.

Il coronavirus è diventato più contagioso, ma ci sono buone notizie

COVID-19: sono passati 8 mesi da quando si è registrato il primo focolaio di Wuhan e oggi, dopo 22 milioni di contagiati e 788 mila di decessi, sembra che il ceppo di Sars-COV-2 sia mutato.

A darne la conferma è Paul Tambyah, presidente della Società internazionale di malattie infettive, il quale in un’intervista rilasciata a La Repubblica ha svelato le motivazioni per cui la comunità scientifica è arrivata a questa teoria.

Un coronavirus più contagioso di quello che è circolato nei mesi scorsi, ma allo stesso tempo meno letale. Una buona notizia, quindi, che fa ben sperare in vista del prossimo autunno: nel caso questa teoria dovesse rivelarsi corretta, infatti, vorrebbe dire che a parità di contagiati rispetto alla prima ondata ci saranno comunque meno pazienti che finiranno in terapia intensiva. Almeno teoricamente, quindi, non dovrebbe esserci il collasso del sistema sanitario come invece si temeva nei mesi scorsi.

Nonostante il coronavirus continui a contagiare a grande velocità (nella giornata di ieri in Italia sono stati superati nuovamente i 600 contagi) spaventando in vista della riapertura delle scuole a settembre, ecco che dalla comunità scientifica arrivano buone notizie: il Sars-COV-2 è mutato e non è più letale come nei mesi scorsi.

Tambyah: “Ecco perché il coronavirus è mutato

La scienza conferma che la letalità da COVID-19 è diminuita sensibilmente: d’altronde, nonostante il numero dei contagi in Italia sia ripreso a salire, quello dei decessi e dei pazienti ricoverati in terapia intensiva è per il momento sotto controllo.

Questo perché quello che sta girando è un ceppo più contagioso ma meno virulento rispetto a quello circolato nei mesi scorsi. Lo conferma Paul Tambyah, presidente della Società internazionale di malattie infettive, secondo cui il coronavirus è stato soggetto ad una mutazione che si chiama D614G, dove il nome sta ad indicare il punto dell’RNA in cui è avvenuta e la lettera del gene che è cambiata. Una mutazione talmente efficiente dall’essersi propagata in due terzi dei nuovi contagi nel mondo in tempi rapidissimi. D’altronde, come spiegato dall’esperto, interesse del coronavirus è proprio questo: infettare più persone possibili ma senza ucciderle, in quanto il microorganismo dipende dal suo ospite per sopravvivere e diffondersi.

Nella maggior parte dei casi, quindi, il coronavirus che sta infettando le persone è meno pericoloso: una teoria confermata da quanto sta succedendo in questi giorni nel mondo, dove la percentuale dei decessi rispetto ai contagiati è più bassa rispetto a quella dei mesi scorsi. Insomma, una buona notizia in vista dei prossimi mesi in cui è prevista una risalita dei contagi.

COVID-19: il coronavirus è cambiato, cosa ne sarà degli anticorpi?

Tuttavia, questa notizia potrebbe far pensare che anche chi nei mesi scorsi è venuto a contatto con il Sars-COV-2 potrebbe essere nuovamente infettato visto che il ceppo è cambiato.

Ma non è così: come spiegato da Tambyah, infatti, si tratta di una mutazione troppo piccola per confondere i nostri anticorpi. E dal momento che le due varianti sono quasi identiche, le differenze non vanno a coinvolgere le aree che il sistema immunitario utilizza per riconoscere il virus. Una buona notizia anche in vista del vaccino, anche perché sembra che in conseguenza alla mutazione il virus potrebbe essere diventato più vulnerabile agli anticorpi. Per questo motivo un vaccino efficiente sarebbe in grado di neutralizzarlo.

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