Coronavirus: per Renzi è necessaria (addirittura) una riforma costituzionale

Violetta Silvestri

04/03/2020

27/01/2021 - 12:11

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In piena emergenza coronavirus, Matteo Renzi fa un’analisi della situazione in Italia. E propone un cambiamento di tipo costituzionale che riguarda il rapporto tra Stato e regioni. Ecco l’ultima idea, o provocazione, del leader di Italia Viva.

Coronavirus: per Renzi è necessaria (addirittura) una riforma costituzionale

L’emergenza coronavirus in Italia sta suggerendo una serie di proposte di riforme. Lo sa bene Matteo Renzi. La sua ultima osservazione - e, forse, provocazione - è arrivata per risolvere questioni che vanno oltre i problemi economici e sanitari.

La sua analisi è addirittura di natura costituzionale, con tanto di bilancio su come sta funzionando l’assetto istituzionale italiano e, nello specifico, il rapporto regioni-Governo.

La tentazione di dare suggerimenti di alto profilo e di presentare soluzioni alternative all’attuale funzionamento di tutta la macchina statale resta molto alta tra i leader politici e i segretari di partito. In questo delicato periodo di emergenza da coronavirus in Italia, infatti, si sono susseguite una serie di ipotesi, tra le quali quella del Governo istituzionale senza Conte.

Il leader di Italia Viva, in rapporti evidentemente tesi con l’esecutivo prima che scoppiasse la questione virus nella nazione, ha promesso la “quarantena delle polemiche” in segno di responsabilità.

In piena crisi coronavirus, però, è troppo forte la voglia di dare soluzioni alternative all’Italia. L’ultima proposta di Matteo Renzi chiama in causa addirittura la Costituzione e il titolo V.

Coronavirus: perché Renzi boccia l’autonomia delle regioni

Intervistato da Radio Capital, Matteo Renzi offre la sua visione sulla situazione italiana ai tempi del coronavirus. Lo sguardo è a 360° e non esclude considerazioni specifiche sull’assetto istituzionale del nostro Paese.

Se da una parte il leader di Italia Viva chiarisce il suo no a venti scissionisti nei confronti dell’attuale esecutivo e respinge qualsiasi possibilità di inciuci, dall’altra dispensa lezioni di diritto costituzionale. Senza velare troppo le critiche su come è stata gestita la crisi coronavirus finora.

Questo è il ragionamento renziano:

“L’emergenza è legata al fatto che il virus è molto contagioso, non per la mortalità. Io non sono il premier ma ci deve essere una catena in cui tutti i giorni il messaggio deve essere chiaro. Su questa parte, alla fine dell’emergenza, dovremo ragionare. Per esempio: ha senso continuare con questa autonomia delle Regioni? Secondo me, ci vuole uno che comanda.”

Il riferimento è senza dubbio alle tensioni iniziali tra Giuseppe Conte e alcune regioni, quali Lombardia e Marche, per le loro scelte di intervento che hanno irritato il Presidente del Consiglio.

Più di una volta da Palazzo Chigi sono arrivate voci sulla necessità di un coordinamento unitario tra governatori e istituzioni centrali. Matteo Renzi sembra aver cavalcato questo sentore, offrendo addirittura una ipotetica riforma costituzionale.

Le sue parole al riguardo sono chiare:

sul Titolo V il caos ha vinto. Serve una clausola di supremazia in cui, in caso di emergenza, c’è uno che comanda.”

Dal sindaco d’Italia al blocco autonomia delle regioni: il piano di Renzi

Matteo Renzi ha un suo piano per riformare l’assetto istituzionale dell’Italia? Stando alle ultime dichiarazioni sembrerebbe di sì.

Il leader di Italia Viva, infatti, continua a parlare di figure forti, con pieni poteri, che possano dare garanzia di stabilità e tenuta al Governo. Il Presidente del Consiglio, a suo avviso, dovrebbe trasformarsi in sindaco d’Italia: eletto dai cittadini riceverebbe un’investitura di alto valore, soprattutto in termini di potere.

Magari, nel piano di Renzi, tale istituzione personalistica si occuperebbe dei casi di emergenza, come quello del coronavirus, a svantaggio dei poteri autonomi o concorrenti delle regioni.

Un Presidente del Consiglio forte e con ampi margini di manovra in situazioni speciali: questo il disegno di Renzi ai tempi del coronavirus.

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