Coronavirus Regno Unito: il Paese resta in allerta. E nel caos

Violetta Silvestri

11/05/2020

16/04/2021 - 16:35

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Nel Regno Unito il coronavirus continua a destare preoccupazione e incertezza. L’ultimo discorso di Boris Johnson, infatti, non ha affatto rassicurato la nazione duramente colpita dall’epidemia. I cittadini restano in allerta, ma cosa significa?

Coronavirus Regno Unito: il Paese resta in allerta. E nel caos

Boris Johnson ha parlato alla nazione sulla situazione coronavirus nel Regno Unito nel tentativo di diffondere certezza e ottimismo.

Il premier, però, non è riuscito pienamente nel suo intento, generando piuttosto preoccupazione e un sentimento di disorientamento tra i cittadini. Il Paese resta uno dei più colpiti dall’epidemia, che continua a correre veloce provocando contagi e decessi in una curva crescente.

Il Regno Unito ha subito un balzo in avanti dei positivi proprio mentre gli altri Stati europei stanno iniziando, con grande cautela, a entrare nella Fase 2 dominata da allentamenti delle restrizioni.

Johnson ha esplicitamente avvertito che il lockdown non può ancora essere alleggerito, mentre l’imperativo per la popolazione è: “Restare in allerta”.

Johnson sul coronavirus: restare in allerta

Cambia il monito verso i cittadini del Regno Unito dopo il discorso alla nazione di Boris Johnson: non più “restare a casa”, ma “restare in allerta”.

Il premier ha sottolineato che “non era il momento di porre fine al blocco” e che intendeva adottare un approccio cauto guidato dalla scienza, per evitare la possibilità di una seconda ondata mortale del virus “diabolico”.

I numeri, d’altronde, non sono ancora rincuoranti per il Regno Unito: oltre 220.000 i contagiati e superati di gran lunga i 31.000 casi accertati di decessi. Che, secondo recenti studi statistici, potrebbero in realtà essere molti di più e far balzare la nazione al primo posto in Europa per positivi e morti a causa della pandemia.

Le osservazioni di Johnson, quindi, hanno suscitato critiche e preoccupazioni e la sua decisione di abbandonare il messaggio di rimanere a casa a favore del consiglio di stare attenti è stata accolta con un coro di disapprovazione da parte dei leader di Scozia, Irlanda del Nord e Galles.

L’impressione è che il Regno Unito non abbia affatto chiaro cosa fare in questa delicata fase per la gestione della pandemia. Johnson ha cercato di fornire indicazioni per una nazione incerta, che solo poche settimane fa aveva visto il suo leader abbattuto da un attacco quasi fatale del virus.

Il primo ministro ha tentato di placare le paure sia della popolazione, che i sondaggi indicano sostenere in modo schiacciante le misure di blocco; quelle all’interno del suo stesso partito che teme l’impatto economico della crisi e il crescente, anche se piccolo, numero di inglesi irrequieti che infrangono le regole .

I suggerimenti di Johnson, però, sono stati piuttosto contraddittori, soprattutto quando il premier ha esortato il ritorno sul posto di lavoro già da oggi, lunedì 11 maggio, per coloro che non possono operare da casa.

Con quali protocolli di sicurezza? Con quali indicazioni sull’uso di mascherine, distanze e sull’impiego dei mezzi pubblici? Nessuna, e questo ha fatto preoccupare e infuriare politici e rappresentanti dei lavoratori.

Coronavirus Regno Unito: il piano (incerto) di Johnson

Johnson esporrà ulteriori dettagli del suo approccio al parlamento l’11 maggio, pubblicando un documento che stabilirà una tabella di marcia per riaprire l’economia. Ciò probabilmente includerà i seguenti obiettivi:

  • negozi e scuole elementari aperte dal 1 ° giugno;
  • bar, ristoranti, pub, specialmente con spazi all’aperto e altri luoghi di accoglienza ripartiranno a luglio;
  • ci si può sedere nei parchi e passeggiare;
  • si può fare esercizio fisico all’aperto;
  • si potrà incontrare un’altra persona all’aperto e a due metri di distanza;
  • pesca, nuoto, tennis e golf si potranno praticare con i familiari

Non sono state date indicazioni sull’uso delle mascherine e un messaggio confuso è emerso soprattutto sui lavoratori: l’invito a tornare nei posti di lavoro prediligendo biciclette e automobili ai mezzi pubblici è sembrato vago e senza un progetto di sicurezza.

Nel Regno Unito, quindi, il coronavirus è ben lontano dalla Fase 2.

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