Coronavirus, le perdite economiche della Sport Industry

La Sport industry è uno dei settori più colpiti nell’emergenza Coronavirus, proviamo a quantificare l’impatto dell’epidemia

 Coronavirus, le perdite economiche della Sport Industry

Tra i settori che stanno risentendo fortemente dell’emergenza Coronavirus c’è quello della Sport Industry.
Con le misure restrittive imposte anche alle palestre, le attività che si possono praticare solamente al chiuso sono state bandite temporaneamente. L’Osservatorio di Sportclubby, piattaforma che permette di prenotare attività sportive e personal trainer in tutto il Paese, ha monitorato i comportamenti di oltre 140.000 utenti attivi per provare a quantificare l’impatto del Covid-19 sullo Sport&Wellness.

Coronavirus e Sport Industry: calo drastico nell’attività

L’industria dello sport è una delle più colpite a livello nazionale dall’emergenza Coronavirus. Il decreto ministeriale che ha fatto chiudere le palestre e le piscine in tutto il Paese ha portato, secondo quanto rilevato dall’Osservatorio, a un calo di attività del 24% su tutto il territorio. Non solo visto che le perdite del settore saranno causate anche dalle mancate prenotazioni. Quelle del 2019 per i mesi di febbraio e marzo hanno pesato sui guadagni annuali per un 15%.

Lo Sport&Wellness è un mercato imponente che rappresenta il 5,3% dell’economia globale. Solamente in Italia si parla di un giro d’affari di circa 10 miliardi di euro. Nelle ultime due settimane fitness, functional training e crossfit hanno registrato una flessione media del 35% nel numero di prenotazioni, lo spinning del 42%, il nuoto addirittura del 64%. Tuttavia, gli sport da campo sono riusciti ad ammortizzare le conseguenze, come ad esempio il padel o il tennis. Per quanto riguarda quest’ultimo sarebbe stato lo sport preferito di chi ha deciso di abbandonare temporaneamente la palestra, in crescita del 5%.

Lo sport soffre nelle regioni più colpite dal Coronavirus

Nelle regioni più colpite dal Coronavirus lo sport ha sofferto maggiormente. In Lombardia, ad esempio, è stato registrato un calo complessivo delle attività del 75% mentre in Emilia Romagna del 24%, stessa cifra in Piemonte nonostante il numero di contagi sia inferiore. Per quanto riguarda il Veneto, l’impatto è stato minore del previsto: l’affluenza nelle palestre è calata solo del 14%, anche se si è registrato un picco del 19% durante la prima settimana di emergenza.

Anche al sud si cominciano ad avvertire i primi effetti. La Puglia non ha riscontrato un calo di attività a febbraio, ha però subito un contraccolpo in questo periodo, rilevando una flessione del 28%. Situazione molto simile nelle isole, dove le prenotazioni nella prima settimana di marzo sono diminuite del 40%. Questo a conferma di quanto l’incertezza sui possibili risvolti della situazione abbia portato le persone ad allontanarsi dall’attività sportiva al chiuso o in presenza di tanta altra gente.

Sarà la rivincita degli sport meno praticati e di quelli praticati all’aria aperta. Non solo, visto che molti stanno riscoprendo il piacere di svolgere comodamente da casa qualche esercizio per restare in forma durante la quarantena.

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