Il Coronavirus informatico: ecco cos’è

Dispositivi sotto attacco hacker: «Clicca qui per le novità sul contagio», ma è un malware

Il Coronavirus informatico: ecco cos'è

Si stanno moltiplicando nelle ultime settimane le segnalazioni relative ad attività di hacking che sfruttano la scia dell’epidemia in corso di coronavirus.

Così il tanto temuto coronavirus comincia a estendere il contagio anche ai dispositivi informatici. Sono in molti gli osservatori di settore che hanno fatto notare come gli hacker stiano cavalcando l’onda di terrore diffusa dalla malattia per campagne di phishing.

Sarebbero già più di dieci i Paesi in cui si stanno diffondendo simili attacchi, malware indirizzati verso le vittime tramite le cosiddette ’mail esca’, realizzate appositamente allo scopo di sottrarre dati e truffare.

Il clima ricolmo di paura, e non di rado anche del desiderio di conoscere le ultime indiscrezioni sul contagio, porta in molti a cascarci e subire in questo modo gravi danni sotto diversi profili.

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Il coronavirus è anche informatico: come si caratterizza

Si tratta di attività truffaldine che non rappresentano una novità, e che in linea generale sfruttano la popolarità di personaggi famosi intercettandola con la particolare urgenza della questione coronavirus.

In uno scenario simile gli hacker portano avanti campagne di phishing tramite email, che spingono gli utenti ad aprire allegati con informazioni cruciali relative al contagio, come ad esempio le modalità migliori per evitare l’infezione.

Ma quell’allegato non fa altro che avviare un malware che ha lo scopo di sottrarre informazioni sensibili, specie sul fronte finanziario.

La particolare vicinanza alla questione fa sì che simili truffe si stiano registrando soprattutto nei Paesi attorno all’epicentro di Whuan, ma non mancano anche territori relativamente lontani come quelli europei, Italia inclusa.

Generalmente a caratterizzare simili comunicazioni raggiro sono le sottolineature di un’urgenza di lettura per i destinatari e il riferimento a informazioni preziose in primis per la salute; può già sufficientemente insospettire, ad esempio, l’oggetto «URGENTE» e la data del giorno corrente in bella mostra nell’oggetto della comunicazione.

Anche lo stesso mittente, superata la prima fase di tensione e curiosità, può facilmente apparire abbastanza inverosimile; in Giappone - Paese di maggiore diffusione di simili attacchi hacker - le email arrivavano da un fantomatico Dipartimento del Welfare nazionale.

Sulla scia di una paura globale che in alcuni casi tocca la vera psicosi, molti esperti temono una diffusione massiccia di simili truffe, e invitano tutti gli utenti a diffidare da comunicazioni sospette e che invitano a cliccare su allegati.

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