Coronavirus: immunità di gregge lontana, allerta è ancora massima. Ecco perché

L’immunità di gregge è ancora lontana in Italia. A dirlo lo pneumologo Richeldi, che mantiene alta l’allerta nel nostro Paese sulla diffusione del coronavirus. I numeri sui cittadini con anticorpi non sono rassicuranti, ecco perché.

Coronavirus: immunità di gregge lontana, allerta è ancora massima. Ecco perché

L’immunità di gregge è vicina, visto il numero elevato di contagiati in Italia?

La risposta dell’esperto è negativa e non lascia spazio a possibilità di raggiungere a breve la protezione dal virus tramite anticorpi.

Anzi, studiando gli ultimi numeri sulle persone infettate nel nostro Paese e sullo sviluppo della protezione immunologica, lo pneumologo Richeldi preferisce mantenere ancora alto il livello di allerta.

Perché dovremmo ancora stare in guardia? Lo ha spiegato l’esperto, sottolineando che l’immunità di gregge è lontana anni luce.

Coronavirus Italia: l’immunità di gregge non ci sarà (a breve)

Puntare con ottimismo sul raggiungimento dell’immunità di gregge in Italia nel breve periodo è sbagliato. A dirlo lo pneumologo Richeldi, membro del Comitato tecnico scientifico.

I dati diffusi ieri sulla popolazione italiana contagiata e sulla percentuale di persone che hanno sviluppato anticorpi non devono trarre in inganno e alleggerire la prudenza. Secondo l’esperto, infatti, sapere che il 2,5% dei cittadini hanno avuto il contagio non è così rassicurante.

Il numero resta esiguo e per questo, a detta di Richeldi in un’intervista sul Corriere della Sera:

“La gran parte della popolazione non si è contagiata ed è a rischio. Siamo lontani anni luce dall’immunità di gregge, ossia dallo scudo creato dal fatto di essere circondati da persone che già si sono infettate”

Di conseguenza, anche per l’esperto la prudenza deve ancora dominare: mascherine, igiene, distanza di almeno un metro.

Anche lì dove il virus ha colpito in modo più intenso, la copertura dal contagio dovuta agli anticorpi non è affatto garantita. Così ha spiegato lo pneumologo:

“Nelle malattie infettive in genere l’immunità di gregge si raggiunge con almeno il 70% e oltre. Solo il vaccino potrà assicurare una certa sicurezza, tenendo conto che ogni vaccino — se non garantisce la protezione al 100% — attenua comunque i sintomi dell’infezione”

COVID e asintomatici: perché stare in guardia

Uno dei temi più attuali sulla diffusione del coronavirus in questo momento cruciale per l’Italia è quello degli asintomatici.

Ne ha parlato anche l’esperto Richeldi, non nascondendo la preoccupazione sulla loro capacità di contagiare e di non essere scoperti subito.

La base di riflessione è un dato: il 27,3% della popolazione con anticorpi ha avuto sintomi lievi o addirittura ha sviluppato il virus senza accorgersene. La questione non è di poco conto, come ribadito dallo pneumologo:

“Suona come un campanello d’allarme. Non sappiamo se un asintomatico è contagioso ma se incontriamo una persona per strada dobbiamo stare in allerta e pensare che potrebbe essere contagiosa pur apparendo in buone condizioni di salute.”

Inoltre, occorre considerare che gli asintomatici possono essere ovunque in modo omogeneo, non è detto che ce ne siano di più dove il virus ha colpito maggiormente (quindi al Nord).

Così come, secondo Richeldi, avere gli anticorpi non dà la certezza dell’immunità.

Molti aspetti del coronavirus sono ancora da accertare. Contare sulla prudenza piuttosto che sull’immunità di gregge e sugli anticorpi è più saggio per gli esperti.

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