Coronavirus: la Cina sta sterilizzando i contanti

Nel tentativo di arrestare l’epidemia, le banche cinesi disinfettano i contanti. I dettagli

Coronavirus: la Cina sta sterilizzando i contanti

La Cina sta sterilizzando i contanti nel tentativo di fermare la diffusione del coronavirus.
La notizia - che a una prima occhiata potrebbe quasi sembrare una bufala - arriva direttamente dai vertici governativi di Pechino, che hanno ordinato a tutte le banche del Paese di disinfettare i contanti prima di emetterli al pubblico.

Una mossa che mira a frenare l’epidemia in corso, che finora ha ucciso 1.770 persone.
Le intenzioni sono state rivelate al grande pubblico solo 24 ore fa, durante una conferenza stampa: l’esecutivo cinese ha dichiarato che gli istituti bancari saranno autorizzati a diffondere solo i contanti oggetto di “sterilizzazione”.

In più, ogni banca ha ricevuto esplicito ordine di ritirare dalla circolazione il denaro potenzialmente infetto. Per ridurre al minimo i rischi in arrivo dalle banconote, il Consiglio di Stato raccomanda trattamenti a raggi ultravioletti o termici.

Il denaro «decontaminato» verrà quindi conservato dai 7 ai 14 giorni prima di una reimmissione sul mercato.

Coronavirus: la Cina sta sterilizzando i contanti

Le procedure di decontaminazione del denaro contante non sono tutte uguali, e possono variare in base alla specifica provenienza di quest’ultimo.

Un esempio sono le banconote in arrivo da siti ad alto rischio come ospedali e mercati; in questi casi, è richiesto un sigillo e un trattamento speciale, prima del passaggio nelle mani della dalla Banca popolare cinese, secondo quanto confermato da diversi funzionari di governo.

Già da diverse settimane il trasferimento di contanti tra le province cinesi è sospeso, cosa che secondo il Consiglio di Stato ha in parte ridotto i rischi di trasmissione.

Durante la conferenza stampa di ieri Fan Yifei, vice governatore della Banca Centrale cinese, ha comunicato alla stampa di essere al lavoro per garantire l’emissione di banconote a zero rischi infezione in tutta la Cina continentale:

“A seguito del’epidemia, abbiamo dato enorme attenzione alla sicurezza nell’uso del denaro da parte dei cittadini. Prima del 17 gennaio di quest’anno, la Banca popolare cinese ha coordinato l’assegnazione di quasi 600 miliardi di yuan in nuove banconote al Paese”.

Le autorità hanno inoltre emesso almeno 4 miliardi di yuan in nuove banconote a Wuhan, città epicentro della diffusione del coronavirus,
In più - ha evidenziato Fan Yifei - lo stato cinese sta accelerando i lavori nel comparto dei pagamenti digitali, nel tentativo di ridurre al minimo il contatto fisico e materiale dello scambio di contanti.

Ma non manca chi si dice perplesso circa le possibilità che una simile procedura di disinfestazione possa rivelarsi davvero efficace. Muhammad Munir, virologo della Lancaster University in Inghilterra, ha dichiarato che simili sforzi hanno un “impatto minimo” sul contenimento del coronavirus.

“Mentre il COVID-19 può diffondersi attraverso oggetti contaminati, la sopravvivenza del virus sulle banconote non è chiara. Va poi precisato che la maggior parte degli acquisti quotidiani viene già effettuata tramite shopping online; è per questo che l’impatto effettivo derivante dalla limitazione dell’utilizzo di denaro e dalla sua disinfezione è molto basso”.

Nel frattempo i dati più recenti sull’epidemia, diffusi poche ore fa dalla National Health Commission cinese, parlano di 2.048 nuovi casi nelle ultime 24 ore, che portano il numero complessivo di infetti del Paese a 70.548.

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