Coronavirus Cina: contagi record. E in Asia torna la paura

Il coronavirus preoccupa ancora l’Asia, con la Cina che registra nuovi contagi domestici record da marzo. I picchi di infenzione nel continente asiatico rischiano di trasformarsi nel ritorno a lockdown.

Coronavirus Cina: contagi record. E in Asia torna la paura

In Cina si torna a parlare di record di contagi da coronavirus. Secondo gli ultimi aggiornamenti, infatti, la grande nazione asiatica ha registrato nuovi record di positivi domestici da marzo.

Una notizia poco rincuorante per Pechino, che si è affannata ad arginare l’epidemia, di ritorno più di una volta in questi mesi, e sperava di averla finalmente debellata. La maggiore preoccupazione riguarda la tipologia di contagi, che sono domestici e non importati dall’estero.

Intanto, è tutta l’Asia a tremare per il ritorno della pandemia, con focus su Hong Kong, Australia, Giappone, Filippine e addirittura la Corea del Nord, finora rimasta ai margini dell’emergenza (com molti dubbi sulla trasparenza dei dati).

I Paesi asiatici stanno affrontando una seconda ondata di infezioni e stanno di nuovo imponendo misure restrittive. Quale situazione in Cina e nel continente?

In Cina picchi di contagi domestici: record da marzo

Non sono buone le novità che provengono dalla Cina. La grande nazione asiatica resta osservata speciale in tutto il mondo, considerando che il coronavirus è partito da lì.

Gli aggiornamenti raccontano di un record di contagi domestici lunedì 27 luglio, con 57 trasmissioni nazionali segnalate su 61 nuovi casi.

Il balzo in avanti dei positivi rappresenta la peggiore ripresa dell’epidemia da marzo, quando la concentrazione era su Wuhan nella provincia di Hubei, dove il virus è emerso per la prima volta l’anno scorso.

Delle 61 infezioni segnalate lunedì, 57 sono casi locali, 41 dei quali nello Xinjiang, la provincia occidentale sotto i riflettori per la controversa vicenda dei diritti umani calpestati da Pechino nei confronti della popolazione musulmana uigura locale.

Nella città di Urumqi, la capitale della provincia dello Xinjiang, i servizi di metropolitana e autobus sono stati interrotti per oltre una settimana mentre i complessi abitativi limitano il numero di persone che possono entrare e uscire.

Sotto stretta osservazione anche la provincia cinese di Liaoning e dintorni, con i casi concentrati nella città portuale di Dalian. I positivi da qui si sono già diffusi in diverse città delle tre province nord-orientali, così come nella provincia meridionale del Fujian.

I funzionari di Dalian hanno dichiarato che inizieranno a testare l’intera popolazione della città di circa 6 milioni, replicando lo sforzo a Wuhan all’inizio di quest’anno.

Tutta l’Asia in allarme seconda ondata

Non solo l’Europa, anche l’Asia è alle prese con nuovi picchi che hanno fatto scattare l’allarme seconda ondata di coronavirus.

Hong Kong dovrebbe annunciare ulteriori, tra cui il divieto di cenare al ristorante e l’obbligo di mascherine all’aperto dopo che i contagi sono aumentati nelle ultime settimane, portando il bilancio a oltre 2.600 positivi.

Le autorità australiane hanno avvertito che il blocco di sei settimane in alcune parti del Sud-est dello stato di Victoria potrebbe durare più a lungo dopo che il Paese ha registrato il più alto aumento giornaliero di infezioni.

Victoria ha riportato un record giornaliero di 532 nuovi casi lunedì 27 luglio e questo preoccupa il Governo.

Il Giappone è in allerta per un aumento record nei casi della scorsa settimana a Tokyo e in altri centri urbani. L’aumento di positivi galoppa con numeri di oltre 300 nella capitale e sono sempre centinaia le persone positive in altre città.

Per questo, il Governo ha suggerito di tornare allo smart working e di rispettare le distanze sociali.

Il Vietnam ha evacuato 80.000 persone, principalmente turisti locali, dalla città centrale di Danang dopo che tre residenti si sono dimostrati positivi per il coronavirus nel fine settimana.

Il Paese del sud-est asiatico è tornato in allerta dopo che il Governo ha confermato le sue prime infezioni comunitarie da aprile, tutti a Danang.

Nelle Filippine, Manila sta valutando se reimporre misure di blocco più rigide dopo averle alleviate, visto che c’è stato un drammatico aumento delle infezioni, con 62.326 casi segnalati dal 1° giugno.

Il coronavirus, quindi, corre ancora nel grande continente asiatico, mantenendo alta la paura di tornare in lockdown in Cina e in altri Paesi.

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