Coronavirus: la chiave è scovare gli asintomatici. La tesi

Secondo l’immunologo Sergio Romagnani gli affetti da coronavirus asintomatici rappresentano una “formidabile fonte di contagio”: la soluzione è scovarli e isolarli

La chiave per uscire dall’emergenza sanitaria in corso? Scovare e isolare gli affetti da coronavirus asintomatici, in quanto una “formidabile fonte di contagio”. È questa la tesi esposta oggi dall’immunologo Sergio Romagnani, dell’Università di Firenze.

In un lungo e articolato documento indirizzato alla Regione Toscana, Romagnani ha cercato di fare un quadro più chiaro della situazione contagi in Italia ma non solo, basandosi su uno studio epidemiologico effettuato sugli abitanti di Vo’ Euganeo, in provincia di Padova.

Svolto sotto la direzione del dottor Andrea Crisanti, lo studio si mostra una preziosa fonte in ottica di approfondimento su tratti e caratteristiche del COVID-19; è infatti probabilmente l’unico esempio di un’intera città sottoposta a tampone, e analizzata quindi per intero sotto questo specifico profilo sanitario.

Tutti i 3.300 abitanti del piccolo comune veneto hanno effettuato il test, fornendo risultati che Romagnani ritiene cruciali nella comprensione e nella lotta al virus.

I contagiosissimi asintomatici

Il primo elemento su cui fa luce lo studioso toscano è quello relativo alle risposte del sistema immunitario al contagio: tra il 50 e il 75% degli affetti da coronavirus - sottolinea Romagnani - è completamente asintomatica, “ma rappresenta comunque una formidabile fonte di contagio”.

Lo dimostra il fatto che, nel caso specifico di Vo’ Euganeo, l’isolamento di tutti i soggetti infetti ha ridotto il numero di contagi da 88 a 7 in meno di 10 giorni:

“Quello che è ancora più interessante e in parte sorprendente è la dimostrazione che l’isolamento dei contagiati (sintomatici o non sintomatici) non solo risultava capace di proteggere dal contagio altre persone, ma appariva in grado di proteggere anche dall’evoluzione grave della malattia nei soggetti contagiati, perché il tasso di guarigione nei pazienti infettati, se isolati, era nel 60% dei casi pari a soli 8 giorni,”

si legge nel documento inviato alla Regione Toscana.

Segue da qui la deduzione dell’immunologo, che evidenzia come l’isolamento degli asintomatici possa risultare essenziale ai fini del controllo della diffusione del virus; il primo passo è quindi quello di “identificare il più alto numero possibile di soggetti asintomatici, che sono fonte importante della malattia”.

Approccio errato al coronavirus

E tutto il lavoro fatto dal governo finora? Una strategia inadatta, “l’opposto di quello dovrebbe invece essere fatto”, afferma Romagnani senza fare troppi giri di parole:

“L’attuale modalità nazionale e quindi anche della nostra regione di affrontare il problema dell’infezione da Covid-19 - ovvero fare tamponi solo alle persone sintomatiche - è l’opposto di quello dovrebbe invece essere fatto. Quello che è ora cruciale nella battaglia contro il virus è cercare di scovare le persone asintomatiche ma comunque già infettate, le quali hanno una maggiore probabilità di contagiare, visto che nessuno le teme o le isola.”

Soprattutto in una fase di diffusione più massiccia come quella che vive l’Italia in questo momento, sottoporre a tampone i soggetti sintomatici non ha senso secondo Romagnani.

Più che a chi avverte sintomi, i tamponi dovrebbero essere fatti a tutte quelle persone che hanno un’elevata probabilità di trasmettere il virus, gli asintomatici appunto, “specialmente se vivono in comunità chiuse e con contatti molteplici e ravvicinati.”

L’immunologo spiega che una simile strategia sta portando a ottimi risultati in Corea del Sud, tra i tre Paesi maggiormente colpiti, chiarendo in ultimo il suo appello a una presa di coscienza dai vertici:

‘‘La mia lettera vuole essere una forte raccomandazione ad esaminare il problema ai vertici della sanità della Regione Toscana.’’

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