Fare la spesa costa di più a causa del coronavirus? Occhio ai prezzi

Il prezzo di alcuni prodotti alimentari è aumentato durante il periodo di emergenza sanitaria. Quali sono i fattori che influiscono sul prezzo del cibo?

Fare la spesa costa di più a causa del coronavirus? Occhio ai prezzi

In molti supermercati si è assistito a un aumento dei prezzi di alcuni beni di prima necessità, soprattutto del reparto ortofrutticolo. La percezione che molti cittadini stanno avendo è che il rincaro di alcuni prodotti sia dovuto agli effetti del coronavirus sull’economia.

In alcuni casi si è registrato un aumento anche del 20% e la situazione più eclatante arriva da Monreale, un comune delle Sicilia, dove ad esempio 4 arance sono state vendute per 4 euro, mentre 2 peperoni a 3 euro.

Gli esercenti si difendono sostenendo che l’aumento sia dettato in primo luogo da una riduzione dei trasporti che avrebbe quindi diminuito l’approvvigionamento delle merci, ma come confermato da Federconsumatori, questa forma di restrizione non si è mai verificata, e i rifornimenti avvengono con regolarità.

Per questo motivo è sorto il dubbio che alcuni commercianti stiano approfittando di questa situazione per gonfiare le proprie tasche. Data la limitazione negli spostamenti, non sempre è possibile recarsi nei centri di grande distribuzione, soprattutto per chi vive nelle zone periferiche, e dunque la scelta ricade inevitabilmente sul supermercato o negozio vicino casa, spesso l’unico della zona.

Quali sono i fattori che fanno aumentare il prezzo del cibo?

L’andamento dei prezzi del cibo variano in base a diversi fattori, che operano anche a livello globale. Primo fra tutti sicuramente il rapporto fra la domanda e l’offerta, dove con la prima si intende il numero di persone che richiede un determinato prodotto, mentre con la seconda il numero di prodotti realmente disponibili. Se la domanda è maggiore dell’offerta, il prezzo del prodotto aumenta, viceversa diminuisce.

Un altro fattore che gioca un ruolo fondamentale nell’andamento dei prezzi del cibo è la speculazione, visto che sempre più investitori si immettono nel mercato dei beni di consumo cavalcando e accelerando le tendenze del mercato.

Infine vi sono anche le possibili calamità naturali, come la siccità o le piogge eccessive, in grado di danneggiare la produzione delle materie prime, o l’andamento dei costi dell’energia, cosa che inevitabilmente si riflette anche sul prodotto ultimo.

Gli effetti del coronavirus sul carrello

Il diffondersi della pandemia ha modificato anche le scelte di acquisto di molti italiani, che hanno fatto registrare un incremento delle vendite di alcuni prodotti a discapito di altri.

Il vero boom è stato quello osservato nei confronti della farina che ha avuto un’impennata dell’80% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A seguire sul podio la carne in scatola con un incremento del 60% e i legumi con il 55%. Anche la pasta e il riso sono aumentate rispettivamente del 51% e del 39%. Il segno positivo è stato registrato anche per tutti gli altri prodotti a lunga conservazione come olio, zucchero, conserve di pomodoro, biscotti e latte UHT.

I prodotti che hanno subito un ribasso invece sono le bevande alcoliche, con una riduzione che oscilla tra il 7 e il 20%, e quelle analcoliche come succhi di frutta e bibite. Anche le merendine e la pasticceria industriale hanno registrato un calo delle vendite pari al 12%.

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