Novembre ha segnato l’approdo di un nuovo buono fruttifero postale (BFP) a 5 anni, un orizzonte scoperto fino a un mesetto fa sul fronte del risparmio postale. Il suo debutto ha aperto lo spazio dei raffronti tra le alternative di investimento presenti sul mercato, a partire da un prodotto concorrente come i titoli di Stato.
In entrambi i casi l’emittente è sovrano anche se mutano i canali di collocamento e le macro caratteristiche di fondo dei rispettivi prodotti. Vediamo allora quanto rendono il buono fruttifero postale a Cedola e il BTP a tassi fissi a 5 anni.
Buono a Cedola con tassi fissi e crescenti
Dal 10 novembre l’emittente Cassa Depositi e Prestiti (CDP) ha lanciato Buono a Cedola (serie: Serie TC005A251110), esclusivamente in forma dematerializzata. Il taglio minimo di ingresso è di 1.000 € incrementabile per multipli di € 50, è emesso a 100 e a rubinetto, cioè a richiesta fino a quando l’emittente non lo ritira. Non vi è quindi una giornata o settimana di collocamento “speciale” come per i BTP Valore in cui prenotarlo, ma un certo periodo in cui è disponibile.
Buono a Cedola ha una durata di 5 anni dal giorno d’acquisto ma CDP ne ammette il rimborso anticipato, totale o parziale che sia. Quest’ultimo deve essere per almeno 50 € e relativi multipli, e il saldo residuo non deve scendere al di sotto dei 1.000 € di taglio minimo di ingresso. In un certo senso è una sorta di “rivendita a mercato” ma con almeno due grosse differenze rispetto ai bond. In primis l’acquirente è di nuovo l’emittente e non un altro risparmiatore desideroso di subentrare nello strumento. Poi c’è la certezza del rimborso a cento, il valore di acquisto, per cui sparisce il rischio di mercato.
Rispetto ai BTP non ha costi di gestione, mentre le spese fiscali coincidono:
- 12,50% di ritenuta fiscale sugli interessi;
- imposta di bollo del 2X1.000 nei modi, tempi e casi di Legge;
- zero imposte di successione;
- esclusione dal patrimonio mobiliare (fino 50mila € complessivo per nucleo familiare) ai fini della determinazione ISEE, unitamente ai libretti postali e ai titoli di Stato.
Quanto rende il nuovo buono fruttifero a 5 anni?
Su Buono a Cedola gli interessi sono fissi e crescenti nel passaggio da uno step al successivo, e di preciso sono 5 tutti di durata annuale. Ad ogni step corrisponde un dato tasso nominale annuo pagato in due volte, ogni 6 mesi, come per i BTP. Quindi per calcolare il valore della cedola basterà moltiplicare il valore nominale dei buoni ancora posseduti alla data di stacco per l’associato tasso cedolare annuo diviso due. Quest’ultimi sono pari a:
- 1,00% (lo 0,88% netto) il 1° anno, ossia lo 0,5% lordo (0,4375% netto) dopo i primi 6 mesi dalla sottoscrizione e un altro 0,5% al termine dei primi 12;
- 1,25% lordo l’anno successivo, cioè uno 0,546875% netto ad ogni 6 mesi del 2° anno di vita del buono;
- 1,50% lordo complessivo nel 3° step;
- 1,75% nel 4°, cioè una cedola netta dello 0,765625% ogni 6 mesi del 4° anno;
- 2,50% lordo e il 2,19% netto complessivo nell’ambito del 5° e ultimo anno, quindi l’1,09375% a semestre.
A grandi linee, quindi, e sia pure con i tanti e dovuti distinguo, ricorda vagamente il BTP Valore a tassi fissi e crescenti.
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Il BTP con tassi di interesse fissi e costanti
Consideriamo ora un BTP a cedola fissa e costante da qui al termine, che ad esempio supponiamo potesse essere il 1° dicembre 2030. Bene, il BTP con ISIN IT0005413171 scade proprio in quella data e si tratta di un decennale emesso a giugno del 2020. All’epoca i tassi erano al lumicino e difatti l’obbligazione paga l’1,65%, lo 0,825% lordo ogni 6 mesi (1° dicembre e 1° giugno). Poi le cose sono cambiate e il bond è arrivato a rendere anche più del 4% tra la fine del ’22 e l’autunno del ’23. Oggi l’effettivo a scadenza è del 2,75% per via dei prezzi a 94,97, mentre 2 anni fa viaggiava tra gli 82 e gli 86 centesimi.
Al pari del buono di cui sopra il BTP Tf 1,65% Dc30 ha un taglio minimo di 1.000 € (nominali) ma multipli di mille, stesso regime fiscale e spese attive di gestione. La garanzia sul capitale è sempre dello Stato Italiano, mentre i corsi sono esposti al rischio di mercato (duration modificata: 4,69) dato che fluttuano da emissione a scadenza. La certezza del prezzo a 100 è solo a naturale scadenza del prestito obbligazionario.
Quanto rendono il buono fruttifero postale a Cedola e il BTP a tassi fissi a 5 anni?
Vediamo ora quali sono i pro e i contro del neo Buono a Cedola rispetto al BTP Tf 1,65% Dc30 pari durata di cui sopra.
I punti di comunanza attengono alla garanzia sovrana sul capitale e il regime delle spese fiscali. Quelli di forza, invece, soprattutto a due sfere o forse due e mezzo:
- l’assenza di rischio mercato, visto che per tutta la vita fruttifera il buono resta sempre a cento;
- l’assenza delle spese di gestione,dato che non c’è bisogno del dossier titoli, di norma oneroso, né vi sono commissioni tipo quelle bancarie di compravendita titoli;
- la libertà di estinzione anche parziale del’investimento, elemento che vale anche per il BTP. Tuttavia, mentre per quest’ultimo ci si muove per multipli di mille alla volta, sul buono si scende a tagli di € 50 alla volta, salvo il limite del rispetto del saldo finale a 1.000 €.
Tra i contro c’è la struttura step-up che penalizza i suoi primi anni di vita. Se un risparmiatore uscisse dal buono dopo 1 anno esatto dall’acquisto, ad esempio, porterebbe a casa solo un 1% lordo di guadagno, quando invece un BOT pari durata rende il doppio. L’altro svantaggio riguarda il TIR finale (cioè il tasso effettivo di rendimento annuo al termine dei 5 anni) pari all’1,59% annuo lordo. In pratica è inferiore alla cedola nominale annua pari durata (1,65%) del BTP di cui sopra, a cui poi somma la plusvalenza finale data dal recupero dei corsi a 100.