Controlli conti correnti 2026 e algoritmi dell’Agenzia delle Entrate, cos’è l’Anagrafe dei rapporti finanziari e quali movimenti (versamenti, bonifici, prelievi) fanno scattare l’accertamento fiscale.
Rafforzati i controlli fiscali sui conti correnti, ma cosa cerca il Fisco? Sotto il vaglio dell’amministrazione tributaria, ogni versamento e ogni bonifico in entrata che, in mancanza di una prova contraria sono considerati come reddito imponibile. A partire dal 2026 gli strumenti di controllo si arricchiranno dell’intelligenza artificiale e del machine learning. L’onere della prova spetta al contribuente. Non è il Fisco a dover dimostrare che sono tasse evase, ma è il cittadino a dover dimostrare (con documenti alla mano) che si tratta, ad esempio, di regali o risarcimenti danni.
Grazie all’accesso automatico all’Anagrafe dei Rapporti Finanziari, oggi l’Agenzia delle Entrate conosce non solo le giacenze dei conti correnti, ma anche ogni singolo movimento.
A cosa bisogna fare attenzione per evitare che il Fisco proceda con controlli approfonditi? Quali sono i movimenti che destano il sospetto? Cosa vede esattamente il Fisco e quando quello che trova fa scattare un controllo fiscale?
Quali operazioni insospettiscono il Fisco?
I movimenti che destano la maggiore curiosità del Fisco sono diversi e tra questi rientrano anche i prelievi e i versamenti in contanti. L’utilizzo dei contanti, infatti, da sempre è accostato all’evasione fiscale e di fronte a operazioni elevate o ricorrenti in contanti potrebbero far sospettare pagamenti effettuati e ricevuti in nero. A differenza dei versamenti, i prelievi per i privati non costituiscono più presunzione di recupero fiscale (dopo diverse sentenze della Consulta), mentre restano sotto la lente per le imprese.
Non solo troppi movimenti del conto espongono all’attenzione dell’amministrazione tributaria, ma anche l’assenza di movimenti non è vista di buon occhio. Se il contribuente riceve stipendio o pensione sul conto corrente, ma non utilizza il denaro presente sul conto, il Fisco potrebbe sospettare che abbia altre entrate non dichiarate. Potrebbe essere necessario, in questo caso, dimostrare da dove proviene il denaro che si usa per vivere.
Bisogna fare attenzione, inoltre, anche ai trasferimenti di denaro tra coniugi: anche se sono perfettamente leciti, possono insospettire l’Agenzia delle Entrate quando sono di importo elevato o frequenti. Soprattutto se uno dei due coniugi non ha reddito proprio, in presenza di movimenti anomali tra i conti correnti il Fisco potrebbe presumere che siano presenti redditi in nero.
Come fa il Fisco a controllare il conto corrente?
I controlli sui conti correnti avvengono in diversi modi. Le banche sono obbligate a comunicare periodicamente al Fisco le informazioni relative a conti correnti, conti di deposito, carte di credito, anche prepagate, prelevamenti e depositi di ogni proprio cliente. Senza un motivo specifico e senza chiedere autorizzazioni al cliente interessato, quindi, la banca fornisce i dati e i movimenti di ogni cliente all’Agenzia delle Entrate. Questa tipologia di trasmissione non è mirata, ma riguarda tutti i clienti della banca e dell’ufficio postale.
Per analizzare i dati che riceve dalle banche, poi, l’Agenzia delle Entrate utilizza dei software che non fanno altro che confrontare i dati che risultano dalle dichiarazioni dei redditi con quelli bancari. Solo quando emergono incongruenze dai confronti, allora il Fisco si accinge a fare controlli più approfonditi sul contribuente.
Tra l’altro, la Superanagrafe dei conti correnti, che inizialmente era applicata solo alle società, dal 2022 è stata estesa anche alle persone fisiche facendo in modo che i controlli potessero essere effettuati con l’incrocio dei dati.
Cosa sa il Fisco dei conti correnti?
Cos’è la Superanagrafe dei rapporti finanziari? Si tratta di una banca dati enorme in cui confluiscono tutte le informazioni sui rapporti finanziari dei contribuenti comunicati dalle banche mensilmente come apertura e chiusura dei conti correnti, di conti deposito o carte di credito, dati anagrafici del titolare, dei cointestatari e dei delegati e le operazioni extra conto che il contribuente effettua allo sportello bancario o postale.
Annualmente, inoltre, gli istituti bancari comunicano all’Agenzia delle Entrate il saldo di ogni rapporto a inizio anno e a fine anno, con giacenza media del conto, importo degli accrediti totali nel corso dell’anno e importo dei prelievi per lo stesso periodo.
L’Agenzia delle Entrate grazie ai dati forniti dalle banche è a conoscenza anche di cassette di sicurezza intestate al contribuente (e frequenza d’uso), carte di credito prepagate e movimenti effettuati con esse, conti in valuta estera, criptovalute e investimenti in metalli preziosi.
Il Fisco non vede tutto in automatico
Consultando l’Anagrafe dei rapporti finanziari il Fisco ha una panoramica dei flussi con totale accrediti, totale addebiti, ma non può vedere il dettaglio della singola operazione in automatico. Se, però, dall’analisi dei dati aggregati risultano anomalie o incongruenze, l’Agenzia delle Entrate può chiedere all’istituto bancario gli estratti conto dettagliati con tutte le operazioni di quel singolo contribuente. E a questo punto ha accesso praticamente a ogni movimento del conto corrente, in modo puntuale e dettagliato
Però attenzione: i dati contenuti nella Superanagrafe dei conti correnti sono analizzati dall’anonimometro (che sostituisce i codici fiscali dei contribuenti con codici fittizi). Finché non emergono discrepanze o anomalie, il Fisco non sa quale conto corrente è di un contribuente e quale di un altro. I dati personali, quindi, nei controlli automatizzati sono protetti.
Quando l’anonimometro evidenzia delle anomalie, invece, segnala il contribuente per l’avvio dei controlli più approfonditi, e in questo caso il contribuente non è più anonimo, ma è associato ai propri rapporti finanziari.
Come tutelarsi dai controlli sul conto corrente
In previsione di controlli sempre più frequenti e soprattutto automatizzati, il contribuente deve tutelarsi facendo in modo che i movimenti del proprio conto corrente siano compatibili con quanto dichiarato.
È buona prassi, inoltre, conservare sempre con cura la documentazione che riguarda tutte le operazioni rilevanti effettuate sul conto che non trovano riscontro nella dichiarazione dei redditi (per lo stipendio, la pensione, la fattura incassata, quindi, non è necessario).
Riuscire a gestire in modo ordinato e coerente il proprio conto corrente, infatti, è la tutela preventiva migliore.
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