Controlli fiscali sul cashback: questi pagamenti nel mirino del Fisco

Laura Pellegrini

9 Febbraio 2021 - 17:23

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Il Fisco sta effettuando dei controlli sulle micro transazioni con le quali i «furbetti del cashback» sfruttano il bonus per raggiungere il numero minimo di operazioni per richiedere il rimborso: tutto questo è legale?

Controlli fiscali sul cashback: questi pagamenti nel mirino del Fisco

Cashback e controlli fiscali: dopo i vari episodi di utilizzo ai limiti della scorrettezza del bonus bancomat - ad esempio effettuando tante transazioni di pochi centesimi presso il medesimo esercente, al fine di aumentare il numero di operazioni - il Fisco ha avviato opportune verifiche anti frode.

Lo scopo quindi è per mettere fine al fenomeno dei cosiddetti “furbetti del cashback”.

I benzinai sono stati i più colpiti da questi cittadini che, pensando di aggirare i controlli e con l’obiettivo di scalare la classifica del super cashback, hanno frazionato le transazioni per effettuare un pieno di benzina. Ma il Ministero dell’Economia è pronto ad avviare le opportune indagini.

Si possono effettuare più transazioni ravvicinate presso lo stesso esercente? Si possono frazionare gli acquisti superiori a 150 euro per ottenere il rimborso doppio? Cosa rischiano i “furbetti del cashback”? Facciamo chiarezza sulla normativa facendo riferimento al decreto attuativo del bonus cashback.

Controlli fiscali sul cashback: quali sono i pagamenti nel mirino?

Il decreto attuativo del bonus cashback - ovvero il decreto del ministro dell’economia e delle finanze del 24 novembre 2020 - ha stabilito le regole per la partecipazione alla nuova misura inserita nel Piano Italia Cashless.

In particolare, effettuando pagamenti con carte di credito o debito registrate sull’applicazione IO è possibile accumulare un rimborso del 10% sugli acquisti non superiori a 150 euro. Per le somme superiori a tale limite il rimborso verrà calcolato entro i 150 euro. Il numero minimo di transazioni per ottenere il rimborso, però, è pari a 50 operazioni da realizzare in un periodo di 6 mesi.

Le uniche limitazioni, quindi, riguardano l’arco temporale entro il quale è possibile effettuare le operazioni e la tipologia di acquisti, oltre a vietare quelli effettuati nell’esercizio della propria professione.

A fronte di questi limiti, dunque, molti consumatori hanno ben pensato di frazionare i loro acquisti in transazioni di pochi centesimi da effettuare presso il medesimo esercente, così da ottenere una posizione più elevata nella classifica del super cashback.

Il super cashback assegna un premio di 1.500 euro ai 100 mila cittadini più assidui nell’utilizzo dei metodi di pagamento digitali. Sarebbero questi i pagamenti finiti nel mirino del Fisco: sono legali?

Furbetti del cashback: cosa si rischia?

Dalla lettura della normativa non pare esclusa l’ipotesi di frazionare i proprio acquisti presso il medesimo esercente. Di fatto, una persona può essersi dimenticata di acquistare un prodotto e dunque ha tutto il diritto di tornare presso il punto vendita per acquistare anche il bene mancante.

Ma l’app IO conteggia tutte le transazioni ravvicinate effettuate presso lo stesso punto vendita? Molti utenti hanno segnalato alcune problematiche, riferendo che gli acquisti effettuati nella stessa giornata presso il medesimo punto vendita non vengono conteggiati all’interno del Portafoglio nella loro totalità.

Se, dunque, questa fosse una delle regole del bonus cashback, tutte le segnalazioni dei benzinai sarebbero vane. Nei casi presi in esame non risultano frodi o violazioni della disciplina che regola il cashback. Spetterà ora al Fisco definire con certezza la normativa.

La difesa delle associazioni

Di fronte ai diversi episodi di sfruttamento del bonus cashback per ottenere un maggior numero di transazioni, i benzinai si sono rivolti al Ministero dell’Economia. Insieme a loro hanno avanzato le lamentele anche le associazioni dei lavoratori.

Bruno Bearzi, presidente Figisc di Confcommercio, ha assicurato che sono state inviate opportune “segnalazioni delle anomalie verificate da circa una settimana” e sono stati presi i contatti “con chi si occupa della vicenda”. Dunque, ha proseguito Bearzi, “ci aspettiamo nei prossimi giorni delle azioni coerenti, considerato che il nostro settore è a bassa marginalità e anche l’aumento del consumo della carta delle ricevute incide”.

Anche Alessandro Zavelloni di Fegica Cisl è sulla stessa lunghezza d’onda di Bearzi:

“Al momento risulta essere legittimo fare più pagamenti ripetuti ravvicinati e nello stesso esercizio. Si potrebbe autorizzare a un tetto dei pagamenti in un lasso temporale, ma attendiamo indicazioni dal ministero.”

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