Congedo parentale: come controllare i giorni residui

Simone Micocci

4 Maggio 2021 - 10:35

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È possibile controllare i giorni residui del congedo parentale? Non esiste un servizio Inps specifico, ma fare il calcolo è molto semplice.

Congedo parentale: come controllare i giorni residui

Verificare i giorni residui del congedo parentale è interesse di molti genitori, i quali prima di prendere dei giorni di permesso vogliono sapere quanti ancora gliene rimangono. Nonostante l’utilità di un servizio che permetta di controllare in tempo reale quanti sono i giorni residui del congedo parentale, l’Inps non ha ancora pensato ad una tale funzione: per questo motivo, l’unico modo per verificare quanti giorni di congedo vi rimangono consiste nell’effettuare direttamente il calcolo tenendo conto di quali sono le regole vigenti.

Ricordiamo che per congedo parentale si intende il periodo di astensione facoltativa dal lavoro, il quale viene concesso ad entrambi i genitori per prendersi cura del figlio nei primi anni di vita. Salvo quanto previsto dai diversi CCNL, questo è retribuito al 30% quando viene fruito entro i primi 6 anni di vita del figlio; tra i 6 e i 12 anni invece questi non vengono pagati eccetto il caso in cui il reddito non sia inferiore a 2,5 volte il trattamento minimo per l’anno in corso (6.702,54 euro per il 2021).

Spetta in misura limitata ad entrambi i genitori: è per questo motivo che è importante sapere quanti sono i giorni di congedo parentale fruiti e quelli residui. Vediamo come fare per avere questa importante informazione.

Congedo parentale: quanti giorni spettano

Prima di approfondire la questione relativa ai giorni di congedo residui, è importante capire qual è il limite massimo di cui si può godere. A tal proposito, la normativa stabilisce che spetta un periodo complessivo tra i due genitori non superiore a 10 mesi, che aumentano a 11 nel caso il padre lavoratore si astenga dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a 3 mesi. Nel dettaglio, tenendo conto di questi criteri:

  • alla madre lavoratrice spetta per un periodo continuativo o frazionato di massimo 6 mesi;
  • al padre lavoratore dipendente per un periodo continuativo o frazionato di massimo 6 mesi. Questo limite aumenta a 7 mesi nel caso di astensione dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato di almeno 3 mesi;
  • al genitore solo per un periodo continuativo o frazionato di massimo 10 mesi.

Detto questo, non ci sono problemi nel calcolare i giorni residui nel caso in cui si fruisca di tutto il periodo del congedo in maniera continuativa. Ben più complicato nel caso in cui vi sia un godimento frazionato, considerando anche della possibilità di fruire del congedo parentale in maniera oraria.

Congedo parentale: come calcolare i giorni residui

Come anticipato, non esiste un servizio Inps che ci dice quanti sono i giorni di congedo parentale residui. Tuttavia, accedendo alla propria area personale Inps è comunque possibile consultare lo storico delle domande del congedo parentale: basta andare su:

“Prestazioni e servizi” -> “Tutte le prestazioni” -> “Prestazioni a sostegno del reddito” -> “Servizio Desktop Maternità e congedo parentale lavoratori dipendenti, autonomi, gestione separata” -> “Consultazione domande”.

Nella lista delle domande trovate indicati tutti i giorni richiesti. A questo punto vi basta effettuare il calcolo tenendo conto delle informazioni fornite dall’Inps nella circolare n. 134382/1982:

  • quando viene fruito per un periodo esattamente pari a un mese o multiplo dello stesso non è complicato effettuare il calcolo, visto che questi si computano come mesi interi. Esempio: 2 mesi di congedo fruiti, ce ne sono 4 mesi residui;
  • periodi di astensione inferiori al mese: le giornate di assenza si sommano fino a raggiungere il numero 30. Si considera così percepito un mese di congedo parentale. Esempio: 20 giorni di congedo fruiti, ne mancano 10 giorni per fare un mese, più altri 5 mesi;
  • periodo di astensione superiore al mese (ma non multipli dello stesso): si considera il mese completato, mentre i giorni restanti si sommano fino a raggiungere il mese intero. Esempio: 70 giorni di congedo fruiti, ne mancano 20 giorni per arrivare a 3 mesi, dopodiché si avranno a disposizione altri 3 mesi di congedo;
  • sabati o domeniche si contano? Sabati e domeniche non comprese nel periodo di congedo non si contano. Ma ci sono delle eccezioni. Pensiamo, ad esempio, ad un lavoratore che al termine del congedo fruisca di ferie o malattia per poi riprendere l’attività lavorativa. In tal caso, le giornate festive e i sabati che cadono nell’intervallo tra congedo parentale e ferie o malattia non vanno computati nel periodo di congedo parentale, ma solo se poi il lavoratore riprende a lavorare. Discorso differente quando si susseguono senza alcuna interruzione un primo periodo di congedo, un periodo di ferie o malattia e un secondo periodo di congedo: in tal caso tutti i sabati e domeniche compresi si contano.

Per quanto riguarda la possibilità di fruire del congedo parentale in modalità oraria non è possibile dare indicazioni generali su come calcolare il residuo. La legge 228 del 24 dicembre 2012, infatti, pur riconoscendo questa possibilità ha rinviato alla contrattazione collettiva di settore il compito di stabilire le modalità di fruizione oraria.

Queste, quindi, le regole utile per calcolare i giorni residui di congedo parentale. Un lavoro certosino, ma utile per non commettere errori. Fermo restando che comunque potete sempre chiedere al vostro datore di lavoro; specialmente nella pubblica amministrazione, infatti, si tiene sempre il conto dei giorni residui di congedo parentale.

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