La comunicazione politica: dai vecchi media ai social network. Intervista ad Alessio De Giorgi

Marta De Vivo

9 Maggio 2022 - 15:00

La comunicazione è diventata sempre più veloce e con questa anche quella politica. Come cambia il modo di comunicare dei partiti? Ce lo spiega Alessio De Giorgi (team digitale di Italia Viva).

La comunicazione politica: dai vecchi media ai social network. Intervista ad Alessio De Giorgi

Alessio De Giorgi, storico social media manager di Matteo Renzi e coordinatore del team digitale di Italia Viva oltreché vicedirettore della neonata Radio Leopolda, ci ha raccontato come è cambiata la comunicazione politica: gaffe da frenesia social, credibilità politica e la visione di un nuovo grande centro liberale.

Com’è cambiata la comunicazione politica e come interpreti questo cambiamento?

Il digitale ha velocizzato enormemente la comunicazione politica, rispetto al mondo delle agenzie stampa e a come funzionavano 30-40 anni fa, il cambio è abissale. Siamo passati da un intercity a un treno ipersonico. Questa velocizza tutti i comportamenti, tende a polarizzare le posizioni e a rendere superficiali anche le risposte. Questo cambiamento non lo trovo, nel suo complesso, positivo ma è l’ambito nel quale ci troviamo a lavorare, quindi un movimento politico non può che adattarsi. Se noti però, la possibilità di fare gaffe è triplicata rispetto a un tempo.

Spesso i politici finiscono nel mirino proprio per via delle gaffe. Italia Viva invece comunica molto meno rispetto ad altri partiti. Come mai avete scelto questa differenziazione?

Non è necessario dire sempre in maniera apertissima la propria posizione. È in qualche modo un antidoto rispetto a questa velocizzazione della politica. Pensa alle correzioni di rotta che molti partiti hanno dovuto fare da quando è iniziata la guerra, anche per seguire i sondaggi. Noi diciamo poche cose, ma sempre quelle. E spesso i fatti poi ci fanno ragione. Un elemento di cautela è sempre necessario.

In questo momento sei in collegamento zoom dal profilo della vostra radio “Radio Leopolda”, è un altro modo di comunicare? Con la radio cercate di remare contro quella che definisci ‘velocizzazione dei tempi’?

C’è l’elettore che legittimamente ha un approccio superficiale e basa le proprie scelte su tre righe scritte sui social e c’è quello che chi vuole approfondire di più leggendo ad esempio un articolo. Poi esiste ancora un livello di approfondimento più ampio e con la nostra radio cerchiamo di soddisfare anche questo bisogno. C’è bisogno di capire e non si ferma alla superficie.

In tutto ciò che hai detto, mi risuona in mente la parola “credibilità”. Come mai quei partiti che non prediligono la qualità e l’approfondimento sono in testa ai sondaggi?

Nella velocità si dimentica tutto. È chiaro che una radio come la nostra parla ai “tuoi tuoi” e i social invece parlano a tutti. Anche se non siamo premiati dai sondaggi, abbiamo una community molto attiva anche online, molto più attiva di partiti che i sondaggi quotano 5 volte noi. La credibilità tuttavia non si conquista così. La guadagni facendo sedimentare le scelte che hai fatto, magari anche che lì per lì non sono state capite. Pensa, ad esempio, a quando abbiamo mandato a casa Conte. Quando dentro la cabina elettorale devi scegliere chi guiderà il Paese per i prossimi cinque anni, fai un ragionamento più ampio.

I sondaggi come hai detto non vi premiano. Cos’è che sbagliate? Come mai non arrivate alle persone?

Intanto c’è un tappo comunicativo. Noi parliamo di social e di radio. Ma se parliamo di televisione lì c’è un tappo comunicativo. Molti talk show non ci amano particolarmente. Poi probabilmente ci sono anche dei nostri errori. Tuttavia non mi focalizzerei così tanto sui sondaggi. Aspetterei a tracciare le somme alla fine della campagna elettorale, quando le persone andranno a votare. Non ci possiamo fossilizzare sui sondaggi.

Azione di Calenda è un altro partito che segue più o meno la vostra linea. Loro stanno crescendo nei sondaggi. Avete mai pensato di unirvi?

Io non vedo grandi crescite di Azione nei sondaggi, anzi la fusione Azione e +Europa non li hanno premiati in tal senso. E comunque ben venga il ragionamento sull’unione dei riformisti, ma il tango, come si dice, si balla in due. E purtroppo non mi sembra che Carlo stia lavorando in questa direzione. Purtroppo, aggiungo io. Se io dovessi scegliere dove puntare, punterei lì. Ci metterei anche dei pezzi di Forza Italia e forse anche del Pd. Ci metterei tutto un mondo riformista liberale che oggi, in questo panorama politico italiano, non può guardare che al centrosinistra.

Cosa diresti a un giovane che vuole occuparsi di comunicazione politica?

Io gli direi che, se è bravo, avanti che c’è posto. È vero che è un mondo competitivo ma è anche una realtà tutto sommato meritocratica. Devi avere necessariamente un quadro ideale o diventi uno dei tanti Casalino. Se non hai un quadro di questo tipo sul quale lavorare, diventi l’uomo per tutte le stagioni possibili. È un lavoro bello, non sempre stabile, ma cosa c’è di stabile nel 2022? La politica rispetto a dieci anni fa ha bisogno di comunicazione e competenze specifiche, non generaliste. Io alcune selezioni per alcuni ruoli del mio team, le ho fatte su LinkedIn. E non ho chiesto ai candidati di che parte politica fossero. Ho bisogno di persone competenti, non di persone che la pensino come me. Se devo prendere un videomaker, un grafico, un fonico o uno sviluppatore web, dev’essere capace, non deve avere le mie stesse visioni politiche. Più di ogni altra cosa oggi la politica ha bisogno di persone fresche, giovani. C’è bisogno di innovazione e di stare a contatto con la realtà e con quanto sta cambiando nel panorama digitale. Non si può restare indietro. E quindi: avanti, c’è posto.

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