Come sta l’economia italiana dopo pandemia, guerra e inflazione?

Matteo Biancolini

22 Giugno 2023 - 16:43

Le previsioni sulla dinamica del PIL si manterrebbe positiva anche nel 2° trimestre, pur dovendo considerare potenziali rallentamenti dovuti dalle alluvioni.

Come sta l’economia italiana dopo pandemia, guerra e inflazione?

A fine maggio Banca d’Italia ha pubblicato la relazione annuale sul 2022. evidenziando una situazione tutto sommato positiva per il nostro Paese. Lo scorso anno il PIL dell’Italia è cresciuto del 3,7% dopo il forte recupero del 2021 (7,0 %). La prima parte dell’anno ha beneficiato del miglioramento del quadro sanitario, dell’eliminazione delle misure di contrasto della pandemia e della marcata ripresa dei servizi turistico-ricreativi e dei trasporti.

Anche l’attività nel comparto delle costruzioni ha continuato a espandersi, sospinta dagli incentivi fiscali per la riqualificazione e il miglioramento dell’efficienza energetica del patrimonio edilizio.
Dall’altra parte, il conflitto in Ucraina, gli ulteriori rincari delle materie prime energetiche e l’avvio della fase restrittiva dell’orientamento della politica monetaria hanno rallentato il PIL nella seconda metà del 2022.
Dal lato delle famiglie sono cresciuti i consumi delle famiglie, sostenuti anche dai risparmi accumulati durante la pandemia. Le persone hanno generalmente aumentato il loro livello di fiducia e questo si è visto sul fronte della spesa pro capite.

Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato del 6,2 % a valori correnti, ma in termini reali si è ridotto dell’1,2% per effetto dell’alta inflazione. La propensione al risparmio è scesa, portandosi alla fine dell’anno su livelli inferiori a quelli precedenti la crisi sanitaria.
Del resto, il processo è comprensibile, dato che per combattere l’alta inflazione, cercando di mantenere intatto il tenore di vita, le persone hanno attinto ai propri risparmi.
Nonostante ciò però l’accumulo di risorse finanziarie non è stato sufficiente a compensare la perdita di valore reale della ricchezza finanziaria netta delle famiglie dovuta all’inflazione.

Per quanto riguarda il 2023, nel primo trimestre di quest’anno il PIL è tornato a salire sospinto dall’espansione dell’attività nell’industria e nei servizi. L’inflazione è scesa grazie alla forte flessione delle quotazioni degli energetici, tuttavia quella di fondo è rimasta elevata (5,3%).
Le previsioni sulla dinamica del prodotto si manterrebbe positiva anche nel secondo trimestre, pur dovendo considerare potenziali rallentamenti dovuti dalle alluvioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna.
Il calo dell’inflazione proseguirebbe gradualmente nel corso dell’anno, grazie all’ulteriore decelerazione dei prezzi alla produzione, pur con una prospettiva in cui il Paese non dovrebbe cadere in recessione economica.

I dati sono quindi confortanti, mostrando un’economia resiliente e in grado di reagire a fattori esterni dal forte impatto (pandemia, guerra e inflazione), pur tenendo in considerazione alcuni problemi strutturali che da anni caratterizzano le sorti del Belpaese, come l’alto debito pubblico, la bassa produttività, la forte disoccupazione giovanile, la decrescita demografica e la minore mobilità del mercato del lavoro.
È evidente come esista ancora una forte spina dorsale fatta di imprenditori, liberi professionisti e lavoratori in grado di rimboccarsi le maniche per generare un valore aggiunto che ancora oggi ci tiene all’interno del G7.
Serviranno altri fattori per poter risollevare in modo stabile le sorti della nostra economia, ma abbiamo sicuramente ancora alcune carte da giocarci.