Come opporsi al pignoramento dello stipendio

Marco Montanari

19 Febbraio 2022 - 09:40

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Pignoramento di crediti di lavoro o “pignoramento dello stipendio”, ecco come opporsi e per quali motivi: l’opposizione all’esecuzione e agli atti esecutivi.

Come opporsi al pignoramento dello stipendio

In caso di debito non pagato può accadere di ricevere un atto di pignoramento, un atto, cioè, che sottopone a vincolo un bene di proprietà del debitore allo scopo di soddisfare i suoi creditori.

Ciò può avvenire, ad esempio, attraverso il pignoramento e la successiva vendita forzata dell’automobile, di una somma di denaro oppure di un terreno o un altro bene immobile di proprietà del debitore.

In questi casi, si parla di pignoramento mobiliare o immobiliare, a seconda del tipo di bene sottoposto a esecuzione forzata (bene mobile o immobile).

Un’ipotesi molto ricorrente riguarda poi il pignoramento dello stipendio: tecnicamente è un tipo di pignoramento presso terzi, in cui il bene pignorato, in questo caso, corrisponde alle somme dovute al debitore a titolo di crediti di lavoro.

Attraverso questo strumento, i creditori possono aggredire i crediti che il debitore vanta, a sua volta, nei confronti di soggetti terzi, quali il datore di lavoro, la banca o l’ufficio postale dove il debitore ha un conto corrente sul quale viene accreditato lo stipendio.

In altre parole, con questo tipo di pignoramento presso terzi è possibile chiedere che le somme da erogare al debitore dal datore di lavoro a titolo di stipendio vengano, in parte, “congelate”, per poi essere destinate a soddisfare le varie ragioni di credito.

La procedura è complessa e non sempre viene effettuata in modo legittimo: vediamo, allora, quando e come opporsi al pignoramento dello stipendio.

Il pignoramento presso terzi

Per capire come funziona il pignoramento dello stipendio e quali sono le possibilità di opporsi, è bene, prima di tutto, chiarire cos’è il pignoramento presso terzi.

Si tratta di una procedura d’esecuzione forzata che si attua attraverso la notifica di un atto da parte dell’ufficiale giudiziario su richiesta del creditore, con il quale viene intimato a un terzo soggetto di vincolare le somme da lui dovute al debitore per destinarle a soddisfare il credito.

In altre parole, con il pignoramento presso terzi, il creditore che vuole riscuotere in maniera forzata il proprio credito fa in modo di recuperare le somme che gli sono dovute direttamente dai soggetti che, a loro volta, devono adempiere al pagamento di crediti nei confronti del debitore.

È il caso del datore di lavoro tenuto a versare lo stipendio o dell’istituto bancario dove il debitore intrattiene un rapporto di conto corrente su cui risultano accreditate somme di denaro.

Con l’atto di pignoramento presso terzi, quindi, l’ufficiale giudiziario obbligherà tali soggetti a trattenere le somme dovute al debitore finché non saranno assegnate al creditore per ordine del giudice.

È quello che accade, in pratica, quando il lavoratore si vede effettuare, in busta paga, una trattenuta a titolo di pignoramento.

Quando è possibile avviare la procedura?

Innanzitutto, è necessario che il credito sia contenuto in un titolo esecutivo, che spesso consiste in un precedente provvedimento giudiziale, come una sentenza o un decreto ingiuntivo.

In questo caso, il titolo esecutivo si è formato alla fine di una precedente causa: si parla, quindi, di titolo giudiziale.

Esistono poi titoli stragiudiziali, che sono tali, cioè, a prescindere dalla pronuncia di un giudice.

È il caso, ad esempio, della cambiale o del contratto di mutuo stipulato con rogito notarile.

Ebbene, una volta in possesso del titolo esecutivo (giudiziale o stragiudiziale), il creditore potrà agire in via esecutiva per tentare il recupero coattivo del credito.

Come funziona in pratica?

Prima di poter notificare l’atto di pignoramento, il creditore deve:

  1. procurarsi e notificare il titolo esecutivo (sentenza, decreto ingiuntivo o altro titolo);
  2. notificare l’atto di precetto.

Quest’ultimo consiste in una sorta di “preavviso” con il quale il creditore intima al debitore di pagare le somme dovute in base al titolo entro 10 giorni dal suo ricevimento, avvertendolo al contempo che, in mancanza di pagamento spontaneo, procederà a esecuzione forzata.

Il precetto può essere notificato insieme al titolo oppure separatamente, in un momento successivo.

Una volta decorso il termine di 10 giorni previsto dall’atto di precetto e in mancanza di pagamento da parte del debitore, il creditore potrà agire esecutivamente con il pignoramento presso terzi.

A tal fine, egli notificherà l’atto di pignoramento contemporaneamente:

  • al debitore;
  • al terzo, che, nel nostro caso, coincide con il datore di lavoro o con la banca (o ufficio postale) dove il lavoratore ha un rapporto di conto corrente.

Esistono, poi, alcuni requisiti formali che l’atto deve rispettare.

In particolare, secondo il Codice di procedura civile, l’atto di pignoramento deve contenere (art. 543, c.p.c.):

  • l’ingiunzione al debitore di non sottrarre alla garanzia del credito i beni sottoposti a pignoramento;
  • l’indicazione del credito per il quale si procede, del titolo esecutivo e del precetto;
  • l’indicazione, almeno generica, delle cose o delle somme dovute e l’intimazione al terzo di non disporne senza ordine di giudice;
  • la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio nel comune in cui ha sede il giudice competente nonché l’indicazione dell’indirizzo pec del creditore;
  • la citazione del debitore a comparire davanti al giudice competente;
  • l’invito al terzo a comunicare l’esistenza e l’ammontare di crediti del debitore presso di lui.

Una volta eseguita la notifica dell’atto, il creditore potrà iscrivere la procedura esecutiva presso il Tribunale competente per territorio, che viene individuato in base al luogo di residenza o domicilio del debitore.

Eseguito questo passaggio, il creditore potrà chiedere al giudice dell’esecuzione, in un’apposita udienza, la liquidazione e l’assegnazione delle somme pignorate, che gli verranno versate, pertanto, direttamente dal terzo.

Come opporsi al pignoramento

Abbiamo visto, brevemente, come funziona il pignoramento (presso terzi) dello stipendio.

A questo punto è lecito chiedersi: il debitore può o no opporsi alla procedura esecutiva?

La risposta è : il debitore, in determinati casi, ha facoltà di opporsi alla procedura, allo scopo di contestare il pignoramento ritenuto illegittimo.

Per fare ciò, tuttavia, dovrà necessariamente ricorrere all’assistenza tecnica di un legale che appronterà, a questo fine, un atto di opposizione.

In particolare, esistono due tipi di opposizione:

  1. l’opposizione all’esecuzione (art. 615, commi 1 e 2, c.p.c.)
  2. l’opposizione agli atti esecutivi (art. 617, commi 1 e 2, c.p.c.).

Con la prima, il debitore può contestare il diritto del creditore a procedere ad esecuzione forzata.

Per fare alcuni esempi, si può utilizzare questo mezzo di opposizione se:

  • il titolo (sentenza, decreto ingiuntivo, ecc.) vantato dal creditore non esiste oppure è stato, nel frattempo, riformato da un successivo provvedimento;
  • il titolo non ha efficacia esecutiva;
  • il creditore non è legittimato a far valere quel determinato diritto in via esecutiva oppure il debitore non corrisponde al soggetto realmente tenuto al pagamento;
  • il precetto contiene somme errate o non dovute;
  • l’atto di pignoramento ha colpito somme non pignorabili.

Per fare opposizione all’esecuzione è necessario:

  • notificare un atto di citazione direttamente al creditore, se l’esecuzione non è ancora iniziata ed è stato notificato soltanto l’atto di precetto; in questo caso si parla, infatti, di opposizione al precetto; oppure
  • presentare ricorso al giudice dell’esecuzione quando l’esecuzione è già iniziata (quando è stato già notificato il pignoramento).

Con il secondo tipo di opposizione (opposizione agli atti esecutivi), ciò che si può contestare riguarda la regolarità formale del titolo e del precetto.

Ad esempio, con questo strumento è possibile chiedere che il giudice accerti la nullità del pignoramento se non è stato preceduto dalla notifica del titolo esecutivo o del precetto oppure se la loro notifica è invalida.

Al riguardo, la Corte di Cassazione ha di recente precisato che “Il processo esecutivo, che sia iniziato senza essere preceduto dalla notificazione o dalla valida notificazione del titolo esecutivo e/o dell’atto di precetto, è viziato da invalidità formale, che può essere fatta valere con il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi” (Cass. civ. n. 1096/2021).

Anche per proporre l’opposizione agli atti esecutivi prevista dall’art. 617, c.p.c. esistono due strade:

  • se l’esecuzione non è iniziata ed è stato notificato soltanto il titolo o il precetto, l’opposizione va presentata con atto di citazione entro 20 giorni dalla notifica;
  • se l’esecuzione è già iniziata e, quindi, è stato notificato il pignoramento, l’opposizione si propone con ricorso al giudice dell’esecuzione, anche stavolta, entro 20 giorni dalla notifica.

Pignoramento dello stipendio: limiti

Con il primo tipo di opposizione, ovvero l’opposizione all’esecuzione prevista dall’art. 615, c.p.c., è possibile contestare la legittimità del pignoramento con cui sono stati vincolati beni o somme non pignorabili o pignorabili solo in parte.

È il caso dello stipendio del lavoratore che può essere pignorato, per legge, entro determinati limiti.

Questa regola è prevista per evitare che il debitore si trovi nell’impossibilità di far fronte al proprio sostentamento in caso di stipendio pignorato.

In particolare, i commi 3 e 4 dell’art. 545, c.p.c. prevedono che:

Le somme dovute da privati a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, possono essere pignorate per crediti alimentari nella misura autorizzata dal presidente del tribunale o da un giudice da lui delegato.
Tali somme possono essere pignorate nella misura di un quinto per i tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni, ed in eguale misura per ogni altro credito
.”

Se ne ricava, dunque, che lo stipendio del lavoratore presso il datore di lavoro può essere pignorato nei limiti di valore di 1/5, calcolato sul netto della busta paga e la stessa regola è valida anche per il pignoramento del TFR.

Esistono poi limiti differenti quando, ad esempio, il pignoramento viene effettuato per crediti vantati dal fisco.

Pertanto, laddove il pignoramento abbia vincolato somme in misura maggiore rispetto ai limiti di legge, sarà possibile opporsi utilizzando lo strumento previsto dall’art. 615, comma 2, c.p.c.

L’istanza di sospensione

Infine, va precisato che la sola presentazione dell’opposizione non impedisce la prosecuzione dell’esecuzione forzata.

In buona sostanza, anche in caso di opposizione, la procedura esecutiva va avanti fino all’assegnazione al creditore delle somme pignorate.

Esiste però la possibilità per il debitore di chiedere al giudice la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo o la sospensione della procedura esecutiva: in questo modo, la procedura esecutiva non potrà andare avanti fino alla decisione definitiva sull’opposizione.

La possibilità di domandare la sospensione è prevista dagli articoli 615 e 624 del Codice di procedura civile, i quali prevedono questa possibilità sia nel caso di opposizione al precetto (quindi, prima dell’inizio dell’esecuzione vera e propria) sia nel caso di opposizione all’esecuzione già iniziata.

Per ottenere la sospensione è tuttavia necessaria la presenza di “gravi motivi”, valutati, di volta in volta, dal giudice chiamato a decidere sull’istanza.

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