Le politiche monetarie hanno logorato il potere di acquisto degli italiani. Considerando che già abbiamo il triste primato per produttività e salari fermi da oltre 30 anni, la questione è ancora più grave di quello che possa sembrare ad una prima analisi superficiale.
Ovviamente le politiche fiscali di sostegno latitano da anni, essendo i politici impegnati e concentrati su come trovare risorse per la spesa corrente per soddisfare la maggiore parte dei votanti (anziani) e rimandare per l’ennesima volta in avanti i problemi dei giovani, costretti a emigrare o ad accontentarsi dei sussidi (o di salari da fame che rasentano lo sfruttamento, vedi i rider).
Perdita del potere di acquisto delle famiglie italiane
Fonte: Private & Consulting SFC
Veniamo ai dati: dai primi anni 2000 fino alla crisi dei PIIGS, il valore (i prezzi) al dettaglio cresceva meno dei volumi al dettaglio; fino a prima delle politiche anti-convenzionali delle banche centrali (QE), la differenza era rimasta sotto il valore di 2,5 mentre dal 2017 si supera questa soglia e nel 2021 addirittura quella del 5 per arrivare a quasi 17,5 nel 2022-2023.
Banca Centrale: contributo italiano alla base monetaria
Fonte: Private & Consulting SFC
Se si analizza la base monetaria creata dalla Banca d’Italia è evidente che i 200 mld si sono superati nel 2016, i 300 mld nel 2017, i 400 mld nel 2020, i 500 mld sempre nel 2020, i 600 nel 2021 (top 665 nel novembre) per poi scendere agli attuali 450 mld. Ovviamente l’inflazione va analizzata analiticamente in tutti i suoi aspetti: domanda, offerta, velocità di circolazione della moneta, quantità della moneta, prezzi, transazioni, settori… Le politiche restrittive della Bce sono iniziate lo scorso anno con il rialzo dei tassi e il QT, l’inflazione sta lentamente scendendo (quella core), ma il potere di acquisto al dettaglio degli italiani è ancora su valori alti e non lontano dai top, colpa anche delle rigidità italiche che hanno aperto un eccezionale spread di inflazione con la media europea nell’autunno 2022 (che si sta ora lentamente chiudendo). Fondamentale sarà un ritorno sotto il valore di 15, altrimenti ci aspetterà una stagflazione invece di una recessione soft o hard.