Chi è Colin Powell, l’ex segretario di Stato Usa morto per complicazioni da Covid

Emiliana Costa

18/10/2021

18/10/2021 - 16:35

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Il primo segretario di Stato americano di colore è morto all’età di 84 anni. La lunga carriera politica macchiata nel 2003. Ecco chi era Colin Powell.

Chi è Colin Powell, l'ex segretario di Stato Usa morto per complicazioni da Covid

Colin Powell, l’ex segretario di Stato degli Stati Uniti, è morto all’età di 84 anni per complicazioni legate al Covid. Lo ha annunciato oggi la sua famiglia con un post su Facebook. «Il generale Powell, ex segretario di Stato e capo degli Stati Maggiori Riuniti è morto questa mattina a causa di complicazioni legate al Covid. Abbiamo perso uno straordinario e affettuoso marito, padre, nonno e un grande americano», ha scritto la famiglia ringraziando per le cure il personale del Walter Reed National Medical Center di Bethesda, in Maryland, il più grande centro medico militare Usa, dove si curano i presidenti americani. La famiglia ha inoltre specificato che il generale aveva completato il ciclo vaccinale.

Powell era stato nominato segretario di Stato da George W. Bush nel 2001, diventando il primo capo della diplomazia americana afroamericano. La leadership di Colin Powell, in diverse amministrazioni repubblicane, ha contribuito a plasmare la politica estera Usa degli ultimi anni del 20esimo secolo e dei primi anni 2000. A riportare la notizia della morte di Powell a causa di complicazioni legate al Covid, anche la Cnn. Ma chi era Colin Powell, il primo segretario di Stato Usa afroamericano? Entriamo nel dettaglio.

Chi era Colin Powell

Per oltre quarant’anni, Colin Powell è stato un perno della democrazia americana. Ha lavorato per Ronald Reagan, George Bush senior e Geroge W. Bush. È stato uno degli strateghi della prima guerra nel Golfo, con l’obiettivo di liberare il Kuwait invaso dall’Iraq. Ma è stato anche tra i promotori della seconda guerra del 2003. A due anni dall’attacco alle Torri Gemelle. La sua dottrina militare consisteva «nell’entrare con forze eccezionali e largo dispiego, combattere e riportare le truppe a casa al più presto».

Prima di diventare segretario di Stato americano, Powell aveva ricoperto numerosi ruoli. Il generale aveva combattuto in Vietnam e lavorato come diplomatico. Era diventato consigliere per la sicurezza nazionale e presidente del Joint Chiefs of Staff, l’organo che riunisce i vertici delle forze armate americane. Negli anni 90, è stato considerato un candidato «papabile» alla Casa Bianca.

Colin Powell, il discorso sulle armi di distruzione di massa

Se Powell fosse stato eletto alla Casa Bianca, sarebbe stato il primo presidente Usa di colore. La sua carriera si macchiò in occasione della seconda guerra nel Golfo. Con il suo ormai noto discorso alle Nazioni Unite nel 2003. Ma andiamo con ordine.

Inizialmente, Colin Powell si disse contrario all’idea di un conflitto armato in Iraq, contro le truppe di Saddam Hussein. Ma il 5 febbraio 2003, in un discorso tenuto davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il segretario di Stato cambiò posizione, denunciando l’Iraq come produttore di antrace e di armi biologiche.

Powell presentò le presunte prove (che gli erano state fornite dall’intelligence americana) dell’attività pericolosa di Saddam. «Non posso dirvi tutto ciò che sappiamo», affermò, spianando la strada all’invasione dell’Iraq. Quelle informazioni poi si rivelarono infondate.
Powell stesso definì il discorso del 5 febbraio 2003 «una macchia» sulla sua carriera.

Lo strappo con il partito repubblicano

In occasione delle elezioni americane 2016, Powell si schierò con i democratici e con Hillary Clinton contro Donald Trump definito «una vergogna nazionale». Anche nel 2020 il suo endorsement è andato a Joe Biden. Ha partecipato anche alla convention democratica che l’ha incoronato candidato. Fino al durissimo strappo con il partito repubblicano dopo l’assalto al Congresso da parte dei sostenitori di Trump il 6 gennaio: «Io non mi posso più definire repubblicano, ora guardo solo all’interesse del Paese e non mi preoccupo dei partiti».

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