Cina, PMI manifatturiero ai minimi di un anno: incide la guerra commerciale?

Il PMI manifatturiero Caixin-Markit a quota 50,6 di agosto indica la crescita più bassa degli ultimi 14 mesi

Cina, PMI manifatturiero ai minimi di un anno: incide la guerra commerciale?

L’indice PMI dell’enorme settore manifatturiero cinese registra i minimi di un anno.

Il dato, ricavato da un sondaggio che prende in considerazione centinaia di società del Paese, è stato condotto dal gruppo Caixin e dalla società di ricerche Markit.
Più nel dettaglio, da quota 50,8 registrata nella rilevazione di luglio, è passato al 50,6 di agosto.

Qualsiasi lettura superiore a 50 indica crescita, ma agosto ha mostrato tasso di accelerazione più lento degli ultimi 14 mesi.

Cina, PMI manifatturiero rallenta e il sentiment crolla

La Cina rappresenta la seconda maggiore economia del mondo e anche quella con la crescita più rapida, ma quest’anno ha segnato un rallentamento mostrando diversi segni di debolezza.

Zhengsheng Zhong, analista di CEBM Group, nel commentare il dato relativo al PMI rilevato da Caixin e Markit ha parlato di “forti pressioni al ribasso” che il Paese si trova ad affrontare al momento.

Gli ordini di esportazione delle fabbriche cinesi hanno segnato una flessione per il quinto mese consecutivo, seguendo temporalmente proprio l’inasprirsi della battaglia a colpi di dazi con gli Stati Uniti, partita a marzo.

La guerra commerciale sta pesando sul sentiment generale secondo un altro sondaggio targato Caixin-Markit di agosto, che ha preso in analisi più di 500 società di Pechino.
Al momento, USA e Cina si sono imposti a vicenda tariffe per un valore complessivo di oltre 50 miliardi di dollari, ma le minacce di un moltiplicarsi di queste cifre sono praticamente diventate il pane quotidiano del giornalismo politico-economico.

Trump potrebbe andare avanti con l’annunciata intenzione di tassare del 25% altri 200 miliardi di dollari di esportazioni di Pechino già questa settimana. Sul lato opposto, la Cina ha promesso dazi di ritorsione pari a 60 miliardi di dollari sull’export americano.

Lo stesso tycoon USA solo poco più di due mesi fa aveva addirittura annunciato la possibilità di tassare tutti i beni del Dragone che è possibile sottoporre a restrizioni commerciali, per un valore totale che potrebbe arrivare fino a 505 miliardi di dollari.

In più, secondo una larga fetta di osservatori ed analisti sono molte altre le sfide economiche da affrontare per il Paese, a partire dal rallentamento degli investimenti nelle infrastrutture.

Il mercato azionario cinese e la sua valuta hanno risentito dei timori degli investitori, preoccupati per la salute dell’economia del Paese.
Il governo è alla ricerca di modi per sostenere la crescita, compresi i tagli delle tasse, le spese per le infrastrutture e una politica monetaria più flessibile. Ciò potrebbe aiutare ad attenuare il rallentamento, ma un’imminente inversione di tendenza dell’economia sembra improbabile.

Secondo Julian Evans-Pritchard, economista di Capital Economics, la crescita resterà probabilmente su una traiettoria discendente fino al prossimo anno.

Il dato ufficiale sul PMI manifatturiero - ovvero quello diffuso dallo stesso governo cinese - è stato pubblicato lo scorso venerdì e ha mostrato un leggero miglioramento per il mese di agosto. Ma l’indice Caixin-Markit, che si concentra maggiormente sulle piccole imprese, si presenta di solito come un segnale più fedele delle tendenze globali, ha affermato Evans-Pritchard.

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