La Cina ha interrotto le esportazioni di acido solforico. C’entra la guerra in Iran

Ilena D’Errico

17 Maggio 2026 - 20:37

La Cina ha interrotto le esportazioni di acido solforico a causa della guerra in Iran, ma non solo. Ecco cosa succede.

La Cina ha interrotto le esportazioni di acido solforico. C’entra la guerra in Iran
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La guerra in Iran sta avendo effetti molto più diffusi di quello che si potrebbe pensare. L’interruzione delle esportazioni di acido solforico da parte della Cina rischia di passare in secondo piano rispetto ad altri cambiamenti più ovvi e annunciati con maggior fervore. Eppure, la decisione cinese non è affatto un evento marginale per l’economia mondiale, soprattutto per i mercati dei metalli e dei fertilizzanti, già provati dalle conseguenze del conflitto in Medio Oriente.

La Cina interrompe le esportazioni di acido solforico per la guerra in Iran

La Cina è uno dei principali esportatori di acido solforico, il maggiore produttore a livello globale, ma per garantire la massiccia produzione deve fare affidamento principalmente sullo zolfo importato, in quanto quello prodotto localmente non è sufficiente a garantire il fabbisogno interno, tantomeno il surplus necessario per gli scambi commerciali. La guerra in Iran, tuttavia, ha stravolto completamente la catena di approvvigionamento cinese, come peraltro quella di tanti altri Paesi.

Sappiamo bene che il Medio Oriente o comunque il passaggio per lo stretto di Hormuz sono cruciali nella fornitura di materie chiave per il resto del mondo e lo zolfo non ha fatto eccezione. Nel 2025 metà della fornitura globale proveniva proprio dal Medio Oriente e gran parte di questa è andata proprio alla Cina, che l’ha usato soprattutto per la produzione dell’acido solforico. Così, i disagi creati dal conflitto in Iran e le pressioni sullo stretto di Hormuz hanno costretto Pechino a ridurre drasticamente la fornitura su cui era abituata a fare affidamento.

La Cina ha colto l’occasione al volo, proteggendo il fabbisogno nazionale ma riuscendo allo stesso tempo ad accrescere la propria posizione di dominanza rispetto ai partner commerciali. Se Pechino ha a disposizione poco zolfo per la produzione di acido solforico rispetto al solito e deve chiudere le esportazioni per preservare la fornitura interna, tanti altri Paesi faranno fatica anche a coprire il fabbisogno nazionale, contando sull’approvvigionamento cinese. Considerando i livelli di produzione e le scorte stimate, è evidente che per la Cina questa scelta ha soprattutto un valore strategico, più che di sopravvivenza.

Oltre a mettere in grande difficoltà gli importatori, costringendoli a trovare alternative e ad adattarsi alla carenza, Pechino può così aumentare il proprio distacco in tutti quegli ambiti che dipendono strettamente dall’uso dell’acido solforico. Si va dall’estrazione mineraria all’agricoltura, passando per la sicurezza alimentare, per non parlare dell’elettronica e della difesa.

Insomma, la guerra in Iran ha innescato la crisi delle materie prime e la Cina ne ha scaricato le conseguenze sui principali importatori. Il divieto di esportazione dell’acido solforico, sottoprodotto della fusione di rame e zinco, ha moltiplicato la crisi commerciale, che presto si sposterà anche oltre le importazioni.

L’effetto domino dell’acido solforico

La Cina ha trasmesso agli altri l’onda d’urto subita con la diminuzione della fornitura di zolfo, materia prima essenziale per la produzione di acido solforico, smettendo di esportare quest’ultimo. Per le industrie nelle Americhe, in Africa e in Asia questo significa rinunciare a una parte considerevole del proprio approvvigionamento. L’Europa non è sicuramente una vittima diretta della mossa commerciale cinese, visto che si rifornisce altrove e soprattutto ha un fabbisogno tutto sommato contenuto rispetto, ma ciò non significa che resterà per sempre al riparo dalle nuove dinamiche che si stanno creando.

La carenza commerciale toccherà tutti visto che a fermarsi è il maggiore produttore mondiale, senza contare che l’Europa potrebbe patire soprattutto la difficoltà di approvvigionamento dei prodotti per cui è impiegato l’acido solforico. La produzione chimica, la lavorazione dei metalli, la raffinazione del petrolio, l’industria tessile, il settore automobilistico, l’industria della carta e in particolare i fertilizzanti dipendono largamente dell’acido solforico, la cui diminuzione non potrà che provocare un effetto domino devastante, almeno fino al raggiungimento di nuovi equilibri.

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