Chip, NVIDIA colpita e affondata nella guerra tech tra governo Usa e Cina

Claudia Cervi

2 Settembre 2022 - 15:24

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L’effetto boomerang sulle aziende americane che esportano in Cina modelli di grafica avanzata vale 400 milioni di dollari. Ecco come cambiano gli equilibri dopo il blocco imposto dal governo Usa.

Chip, NVIDIA colpita e affondata nella guerra tech tra governo Usa e Cina

Duro colpo per NVIDIA e per i produttori di chip che esportano in Cina. Il governo Usa ha depositato alla Securities and Exchange Commission un documento che vieta alle imprese nazionali di vendere modelli di elaborazione grafica avanzati a Paesi che utilizzano queste tecnologie per fini bellici o di controllo.

Ecco come cambiano gli equilibri commerciali.

NVIDIA vittima della guerra tech Usa-Cina

NVIDIA è una società leader mondiale nella produzione di microprocessori e schede video che vengono prodotti e assemblati a Taiwan e venduti in tutto il mondo. Anche in Cina. Temendo di perdere la propria egemonia tecnologica, gli Stati Uniti hanno imposto un nuovo blocco alle esportazioni dei chip più potenti, utilizzati dalle imprese che elaborano grandi quantità di dati ma anche dall’industria bellica che li impiega per lo sviluppo di armi dotate di Intelligenza Artificiale.

Al Nasdaq NVIDIA è letteralmente crollata accumulando un ribasso superiore ai 7 punti percentuali che si somma alle perdite precedenti (da metà agosto la performance è negativa di quasi 30 punti percentuali).

Un brutto momento per la società tecnologica che si trova al centro di un gioco di potere triangolare tra Washington, Pechino e Taipei.

Taiwan strategica per il mercato globale dei chip

Si comprende dunque l’importanza strategica della visita a Taiwan della presidente della Camera statunitense Nancy Pelosi a inizio agosto per cementare gli accordi commerciali per la produzione di chip. Un consolidamento dei rapporti già in essere nella direzione del recente Chips and Science Act, il piano di investimenti da 280 miliardi di dollari voluto da Biden per sostenere la produzione, ricerca e progettazione nazionale di semiconduttori. E qui entra in gioco la taiwanese TSMC, coinvolta dal governo americano in un progetto da 12 miliardi di dollari in Arizona per la costruzione di un suo stabilimento nel territorio americano.

Riordiamo che è a Taiwan che si concentra la produzione mondiale di chip. La TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company) è la più grande fonderia di semiconduttori del mondo e rifornisce tutte le più grandi imprese mondiali tecnologiche: da Apple, a Ibm, da Qualcomm a Nvidia, appunto. La sua quota di mercato rappresenta il 53% dell’offerta mondiale. Ma anche il secondo produttore al mondo di microchip si trova Taiwan: la United Microelectronics Corporation (UMC). Sempre a Taipei ha il suo quartier generale la Foxonn, il maggiore assemblatore al mondo di chi con un fatturato di 200 miliardi di dollari: è qui che si producono gli iPhone, gli iPad, le playstation e tanti altri prodotti tecnologici che usiamo abitualmente.

Se per gli Stati Uniti Taiwan è un avamposto strategico nel Pacifico, per la Cina ha un valore politico ed economico altrettanto importante.

Il ruolo della Cina nel mercato dei semiconduttori

La Cina non ha mai smesso di vedere Taiwan come una provincia separatista, ma la rivuole indietro anche per un’altra ragione: con il piano industriale noto come Made in China 2025, Pechino vuole affrancarsi dalla tecnologia occidentale e per farlo ha bisogno delle grandi competenze tecnologiche di Taiwan.

Il portavoce del governo cinese parla espressamente di un tentativo di «assedio tecnologico e abuso di controllo sulle esportazioni» da parte degli Stati Uniti e minacciano di assediare la supply chain. In Cina si concentrano infatti le terre rare necessarie per la produzione di chip.

Le conseguenze per NVIDIA a breve e a lungo termine

La perdita che Nvidia rischia di subire nel caso di applicazione delle nuove restrizioni imposte dal governo Usa ammonta a 400 milioni di dollari. La società ha fatto però sapere di avere le autorizzazioni alle esportazioni in Cina per completare lo sviluppo del suo chip di punta dotato di intelligenza artificiale tramite il suo stabilimento di Hong Kong fino al 1° settembre 2023.

Nonostante la buona notizia, alcuni analisti hanno deciso di lanciare un profit warning da 400 mila dollari sui ricavi del terzo trimestre 2022. Daiwa Securities ha declassato il titolo da neutral ad outperform con un target price a 133 dollari.

Si tratta di un valore che si posiziona sui minimi toccati nella seduta del 1° settembre a 132,70 dollari.

«Ci sono troppe incertezze, soprattutto a fronte di una valutazione elevata, sugli effetti delle restrizioni del governo statunitense, su quale sarà il tasso di crescita normalizzato e se la debolezza dell’economia danneggerà le vendite di Nvidia».

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