A mettere ordine alla Juventus è arrivato il nuovo CEO Giovanni Carnevali, ex Sassuolo, che prende il posto del francese Damien Comolli dopo una sola stagione. Ecco quanto guadagna
Giovanni Carnevali è il nuovo amministratore delegato e direttore generale della Juventus, già al lavoro in questa rovente sessione di mercato estiva. La nomina, ufficializzata dal Consiglio di Amministrazione lo scorso 12 giugno, chiude - dopo una sola stagione - la parentesi di Damien Comolli e apre un capitolo tutto nuovo alla Continassa. L’arrivo dell’ex Sassuolo non è un dettaglio di forma: la Vecchia Signora si lecca ancora le ferite di un’annata da dimenticare, chiusa al sesto posto in campionato, fuori dalla Champions League e con il paracadute della sola Europa League per il prossimo anno.
Un tracollo sportivo e finanziario che ha convinto John Elkann a cambiare radicalmente rotta - complice anche la frattura insanabile tra Comolli e il neo tecnico Luciano Spalletti - affidandosi a un dirigente di lungo corso, plasmato dalla scuola di Beppe Marotta e reso celebre dal modello Sassuolo. Ma chi è davvero il “re delle plusvalenze” (non proprio un argomento amato in casa bianconera) e, soprattutto, quanto guadagna?
Chi è Giovanni Carnevali? L’allievo di Marotta al suo primo approdo in un top club
Nato a Milano il 19 novembre 1960, Giovanni Carnevali sbarca alla Juventus a 65 anni, nel momento più prestigioso di una carriera cominciata dalla gavetta. Il suo primo amore calcistico è la Milanese, società dilettantistica che acquista negli anni Ottanta insieme al padre Augusto: è lì che incrocia Ariedo Braida, futuro direttore sportivo del Milan, e soprattutto un giovane Beppe Marotta, con cui nasce un’amicizia che dura da quasi quarant’anni, al punto che Carnevali sarà testimone di nozze dell’attuale presidente dell’Inter, che ha sempre definito il suo “maestro”.
Dopo le esperienze da dirigente a Pavia, Como e Ravenna tra Serie B e C, nel 1996 fonda la Master Group Sport, agenzia di sportmarketing attiva al fianco delle principali federazioni italiane. La svolta arriva nell’estate del 2014, quando il patron Giorgio Squinzi gli affida le chiavi del Sassuolo appena promosso in Serie A. È qui che costruisce il suo capolavoro: una qualificazione storica in Europa League, oltre 350 milioni di euro generati sul mercato e un fiuto quasi infallibile per i talenti. Da Gianluca Scamacca, prelevato per 500mila euro e rivenduto al West Ham per 36 milioni, a Manuel Locatelli, ceduto proprio alla Juventus, passando per Frattesi, Sensi e Raspadori.
Sotto la sua guida sono cresciuti anche allenatori come Eusebio Di Francesco, Roberto De Zerbi e Fabio Grosso, mentre nell’ultima annata ha firmato l’ennesima impresa: l’undicesimo posto da neopromossa. Ora l’obiettivo è replicare quel metodo nel club più titolato d’Italia: ridare stabilità dopo anni di rivoluzioni, ricostruire una rosa competitiva e rimettere in ordine i conti, forte di una procura che gli permette di operare sul mercato fino a 50 milioni di euro con firma singola.
Quanto guadagna Giovanni Carnevali alla Juventus
L’emolumento ufficiale di Carnevali come AD e DG bianconero non è ancora stato reso pubblico dalla Juventus: le cifre esatte emergeranno soltanto dalla prossima relazione sulla remunerazione, obbligatoria per una società quotata in Borsa. In attesa dei numeri ufficiali, il riferimento più concreto resta il predecessore: secondo le stime riportate dalla Gazzetta dello Sport, Damien Comolli percepiva circa 3 milioni di euro lordi per la stagione 2025/2026, a cui si erano aggiunti un signing bonus da 950mila euro e una buonuscita da 850mila euro lordi al momento dell’addio.
Sempre secondo il quotidiano, negli ultimi cinque anni la Juventus ha bruciato circa 15 milioni di euro solo in dirigenti, da Maurizio Arrivabene a Maurizio Scanavino, fino a Cristiano Giuntoli e allo stesso Comolli. È lecito attendersi che anche Carnevali si collochi nella fascia tipica degli AD dei grandi club italiani - tra 1,5 e 3 milioni di euro lordi annui -, con un incremento sensibile rispetto agli anni di Sassuolo, dove il compenso era in linea con un club di media fascia della Serie A.