Che cosa succede se non voto: zero rischi, ecco le vere conseguenze

Simone Micocci

25/09/2022

25/09/2022 - 12:15

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Cosa rischia chi non vota? L’astensione non viene punita dalla legge: zero conseguenze, ma si rinuncia alla possibilità di indicare i propri rappresentanti.

Che cosa succede se non voto: zero rischi, ecco le vere conseguenze

Che cosa succede se non voto?” È questa la domanda che gli indecisi si stanno ponendo in questa giornata di elezioni politiche. Nonostante la campagna elettorale sia durata diverse settimane, infatti, ci sono ancora italiani che, legittimamente, non sono riusciti a farsi un’idea su chi votare e quindi stanno pensando di astenersi anziché lasciare scheda bianca o nulla.

Tuttavia, temono le possibili conseguenze di tale decisione, in quanto più di una persona li avvertiti dei rischi di non votare. Ad esempio, c’è chi ritiene che se non si vota alle elezioni per più di un’occasione se ne perde il diritto, oppure semplicemente che se ci si astiene per più volte occorrerà richiedere una nuova tessera elettorale. E c’è chi avverte del fatto che non votando si rinuncia alla possibilità di prendere parte a un concorso pubblico.

Ebbene, a queste persone farà piacere sapere che possono decidere liberamente se votare o meno, visto che non rischia nulla chi non lo fa.

È vero, infatti, che il diritto di voto pur essendo garantito dalla Costituzione non è assoluto, in quanto ci sono dei casi in cui si perde, ma è bene sottolineare che tra tali circostanze non figura l’astensione.

E quanto detto vale per ogni tipologia di competizione elettorale: tanto per le elezioni politiche - come quelle del prossimo 25 settembre - quanto per le elezioni amministrative o eventuali referendum, non ci sono conseguenze per chi decide di astenersi.

È così tanto sul piano giuridico quanto per quello amministrativo: non è vera, infatti, neppure la storia secondo cui saltando più di una competizione elettorale bisognerà rinnovare la tessera elettorale.

Tuttavia, non per questo bisogna sottovalutare le conseguenze sul piano politico della propria decisione: eccetto il caso del referendum, di cui parleremo successivamente, non votando si perde l’occasione per esprimere una propria preferenza, ad esempio indicando chi dovrebbe essere il proprio rappresentante in Parlamento.

Votare, infatti, è tanto un diritto quanto un dovere di ogni cittadino che ha compiuto la maggiore età, in quanto è l’unico modo per partecipare concretamente alla vita politica e istituzionale del Paese. È vero che anche dietro all’astensionismo politico ci sono delle motivazioni - ad esempio questo è solitamente uno strumento di protesta - ma va detto che non votando si lascia comunque ad altri il potere di decidere.

Detto questo, invitando dunque ogni cittadino a riflettere bene prima di confermare la propria intenzione di non votare, è bene rispondere alla domanda con cui abbiamo aperto questo articolo, ossia se si perde qualche diritto nel caso ci si astenga da più di un’elezione. Come detto sopra no, poiché nessuno però può essere costretto a votare, in quanto si tratta di un diritto costituzionalmente garantito e non di un obbligo.

Il diritto di voto secondo la Costituzione

I cittadini italiani dopo il compimento del 18° anno di età possono votare alle elezioni amministrative, politiche e ai referendum muniti di tessera elettorale e documento di identità valido. A 18 anni si può votare anche per l’elezione della Camera dei Deputati e, ma solo da qualche anno, del Senato (dove prima era richiesto un limite di età di 25 anni).

Il diritto di voto è previsto dall’articolo 48 della Costituzione:

“Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.”

Questo diritto non si perde neppure dopo anni di astensionismo, in quanto la Costituzione prevede anche che:

“Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi d’indegnità morale indicati dalla legge.”

Salvo i casi appena indicati, quindi, il diritto di voto si mantiene anche se non lo si esprime per diversi anni.

Chi non vota: significato e conseguenze politiche dell’astensionismo

Dunque non c’è alcuna conseguenza giuridica per chi non vota: non ci sono multe o sanzioni, e non si perde il diritto che si acquisisce automaticamente al compimento dei 18 anni (a meno che appunto non si commettano alcuni reati gravi o gravissimi).

E chi non vota non ha alcuna limitazione nei concorsi pubblici.

Tuttavia se un gran numero di persone rinuncia al voto vi possono essere delle conseguenze sul piano politico-istituzionale. Innanzitutto rinunciare a votare significa in molti casi disaffezione e disinteresse nei confronti della politica e della vita del Paese. Spesso chi non vota lo fa per protestare contro la corruzione o l’immobilità della classe politica oppure nella convinzione che andare a votare non cambia le cose.

Che succede se non voto a un referendum

C’è un’occasione, però, in cui anche non votando si incide sul risultato finale: ci riferiamo al referendum abrogativo, per il quale l’esito del voto viene considerato valido solamente al raggiungimento di un determinato quorum, ossia qualora alle urne si sia recato almeno il 50% (+1) degli aventi diritto.

Chi non vota al referendum abrogativo, dunque, rischia di contribuire al fallimento dello stesso. Di fatto, in questo caso anche astenendosi si sta esprimendo una propria preferenza.

Ricordiamo, invece, che il quorum non è richiesto nel referendum di tipo costituzionale.

Il diritto di voto nel passato

Ma da dove nasce la credenza secondo cui chi non vota rischia di perdere più di un diritto? Va detto che le cose non sono andate sempre come oggi, in quanto in passato chi non votava rischiava diverse conseguenze, talvolta anche gravi.

Ad esempio nel 1957 votare era un obbligo a cui nessun cittadino poteva sottrarsi secondo il Testo Unico delle Leggi sulle elezioni. Per spiegare meglio la situazione basti sapere che l’art. 115 recitava:

“L’elettore che non abbia esercitato il diritto di voto, deve darne giustificazione al sindaco. L’elenco di coloro che si astengono dal voto senza giustificato motivo è esposto per la durata di un mese nell’albo comunale. Per il periodo di cinque anni la menzione ’non ha votato’ è iscritta nei certificati di buona condotta”.

La norma è stata abrogata nel 1993; da più di 20 anni la situazione è cambiata radicalmente dal momento che per chi non vota non sono previste sanzioni o conseguenze. Spetta all’elettore decidere se e cosa votare e nessuna Istituzione può interferire con il libero arbitrio.

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