Che cosa sta facendo la Bank of Japan con i titoli di stato?

Redazione Money Premium

9 Marzo 2025 - 06:49

Con l’aumento costante dei rendimenti a lungo termine, la Bank of Japan adotta un approccio meno interventista. Cosa significa per gli investitori, l’economia e la politica monetaria?

Che cosa sta facendo la Bank of Japan con i titoli di stato?

Negli ultimi mesi, gli investitori nel mercato dei titoli di stato giapponesi (JGB) stanno vivendo un cambiamento storico: la progressiva uscita della Bank of Japan (BOJ) dall’intervento diretto.

Dopo anni di politiche ultra-espansive e massicci acquisti di obbligazioni, la BOJ sta ora lasciando che siano le forze di mercato a determinare i rendimenti obbligazionari a lungo termine.

Il governatore Kazuo Ueda ha ribadito la volontà di non intervenire se non in caso di movimenti «anomali» del mercato, stabilendo una soglia molto alta per eventuali operazioni di emergenza, dopo aver abbandonato il controllo dei rendimenti a zero nel 2023.

Dal novembre dello stesso anno, i rendimenti dei JGB sono aumentati costantemente, inizialmente spinti dall’aumento dei rendimenti dei Treasury statunitensi. Questo movimento si è intensificato con il recente aumento dei tassi a breve termine al 0,5%, accompagnato da una crescita del PIL giapponese superiore alle attese e da un’inflazione più persistente. Il rendimento dei titoli a 10 anni ha raggiunto un massimo quindicennale dell’1,44%, con proiezioni che indicano un possibile aumento fino all’1,5% entro la fine di marzo.

Le probabilità di almeno due ulteriori aumenti dei tassi nel 2025 sono del 69%, mentre la BOJ prevede di ridurre gli acquisti mensili di obbligazioni da 4,5 a 3 trilioni di yen entro il 2026, con l’obiettivo di dimezzare gradualmente le sue detenzioni attuali, che ammontano a 585 trilioni di yen, quasi l’equivalente del PIL nazionale.

Secondo l’ex membro del consiglio della BOJ, Sayuri Shirai, la banca centrale non dovrebbe intervenire nemmeno in caso di ulteriori aumenti dei rendimenti, poiché l’obiettivo principale rimane la riduzione del proprio enorme bilancio. Il governo giapponese sembra ritenere accettabile un rendimento a 10 anni finché rimane sotto il 2%.

Tuttavia, fattori esterni potrebbero influire su questa strategia: ad esempio, eventuali dazi sulle auto da parte degli Stati Uniti potrebbero raffreddare le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi, spingendo gli investitori a rifugiarsi nei JGB, abbassando così i rendimenti. Un momento cruciale sarà la revisione prevista per giugno 2025, quando la BOJ valuterà se proseguire con il piano di riduzione delle obbligazioni oltre il 2026. Un aumento persistente dei rendimenti potrebbe modificare questa decisione, influenzando la tempistica e l’intensità dei futuri rialzi dei tassi. Attualmente, l’indice di funzionamento del mercato obbligazionario, secondo un sondaggio condotto dalla BOJ tra assicuratori e gestori patrimoniali, è a -20, segnalando una percezione di bassa liquidità e volume delle operazioni.

La BOJ spera che il suo piano di tapering possa alleviare le tensioni causate dall’intervento massiccio del passato, ma il processo si preannuncia lungo e complesso. In conclusione, la BOJ sembra determinata a lasciare spazio alle forze di mercato, puntando a un’uscita graduale dall’era degli stimoli straordinari. Tuttavia, le incertezze legate all’economia globale e alle dinamiche interne potrebbero ancora riservare sorprese agli investitori, con possibili ripercussioni sulla politica monetaria giapponese.