Amazon, YouTube, Facebook. Le piattaforme social più comuni, di proprietà delle Big Tech della Silicon Valley - a loro volta nelle mani dei grandi fondi americani - hanno messo in campo un vasto programma di censura ai danni dei cittadini americani critici nei confronti dell’amministrazione Biden.
Il rapporto chiamato «Il complesso industriale della censura: come gli alti funzionari della Casa Bianca di Biden hanno costretto le Big Tech a censurare gli americani, le informazioni vere e i critici dell’amministrazione Biden» è stato diffuso dal comitato giudiziario della Camera e dal deputato repubblicano Jim Jordan.
Il rapporto che inchioda Biden
Le società Big Tech dipendono dall’apparato di sicurezza degli Stati Uniti e dal «complesso industrial-militare». Sebbene abbiano acquisito sempre maggiore influenza nel corso degli anni, soppiantando Big Oil e Big Tobacco nell’azione di lobbying nei confronti del Congresso, tali aziende perseguono gli interessi dello «Stato profondo» degli Stati Uniti e delle agenzie governative. Il dettagliato rapporto diffuso dal deputato Jordan, svela un ulteriore salto di qualità in tal senso e un inquietante azione di censura di massa nei confronti dei cittadini americani. "Ho appena terminato una telefonata di un’ora con il consigliere anziano del presidente Biden Andy Slavitt. Era indignato - non è una parola troppo forte per descrivere la sua reazione - per il fatto che non abbiamo rimosso questo post.
Gli ho risposto che la rimozione di un contenuto del genere rappresenterebbe un’incursione significativa nei confini tradizionali della libertà di espressione negli Stati Uniti, ma lui mi ha risposto che il post paragonava direttamente i vaccini Covid all’avvelenamento da amianto, in un modo che inibisce in modo evidente la fiducia nei vaccini Covid tra coloro che l’amministrazione Biden sta cercando di raggiungere" si legge in una dichiarazione di Sir Nick Clegg, presidente di Meta per gli Affari globali, ex vice primo ministro del Regno Unito, rivelando come la Casa Bianca abbia fatto pressione sulle Big Tech per la rimozione dei contenuti.
Contenuti rimossi e opinioni censurate
Non si tratta di una novità. Con i Twitter Files, Elon Musk fornì già in passato alcune scottanti informazioni circa gli sforzi nell’ombra della Casa Bianca di Biden al fine di censurare gli avversari politici e le opinioni scomode. Ad esempio, appena il terzo giorno dell’amministrazione Biden, la Casa Bianca inviò un’e-mail al personale di Twitter (ora X) per chiedere che un tweet di Robert F. Kennedy, Jr. fosse «rimosso al più presto». Tale richiesta non riguardava solamente Kennedy ma anche tutti i tweet che trattavano il medesimo argomento e dello stesso tenore. Come riporta il rapporto diffuso da Jim Jordan, inoltre, le Big Tech hanno modificato le loro policy di moderazione dei contenuti in seguito delle pressioni della Casa Bianca di Biden. A riprova di questo, nel marzo 2021, un dipendente di Amazon ha inviato un’e-mail al personale della società di Bezos per spiegare il motivo del nuovo cambiamento della politica di moderazione dei contenuti della libreria di Amazon: nel mirino i libri che criticavano l’amministrazione Biden, in vendita sullo store.
Le mail che provano le pressioni della Casa Bianca
Nell’agosto 2021, un’e-mail interna di Facebook spiegava perché l’azienda stava sviluppando, e infine implementando, nuove politiche di moderazione dei contenuti: “La leadership di Facebook ha chiesto alla Misinfo Policy di pensare ad alcune ulteriori leve politiche che possiamo azionare per essere più aggressivi contro la disinformazione. Ciò deriva dalle continue critiche al nostro approccio da parte dell’amministrazione Biden”. Il problema è che, come svela il rapporto, la campagna di censura della Casa Bianca di Biden non riguardava solamente le «fake news» conclamate ma ha preso di mira anche le informazioni vere, la satira e altri contenuti che non violavano le politiche delle piattaforme. Contrariamente alle loro dichiarazioni di voler combattere la cosiddetta “disinformazione” e le ingerenze straniere, l’amministrazione Biden ha fatto pressione sulle aziende per censurare anche la satira e legittime opinioni, anche da parte di esperti autorevoli. Il tutto in aperta violazione del Primo emendamento, che proibisce al governo di «limitare la libertà di parola». E poi sarebbe Donald Trump la minaccia alla democrazia americana?