Cessione del credito per superbonus 110% e bonus casa: come funziona con le nuove regole

Rosaria Imparato

7 Maggio 2022 - 11:37

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Cambiano ancora le regole per la cessione del credito: vediamo le ultime novità sul superbonus 110% e gli altri bonus casa.

Cessione del credito per superbonus 110% e bonus casa: come funziona con le nuove regole

Continuano le modifiche alla cessione del credito per i bonus edilizi, e diventa sempre più complesso rimanere aggiornati su come funziona. Le ultime novità arrivano dal decreto Aiuti, o meglio dalla bozza del provvedimento.

Fino a che il provvedimento non verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale non se ne può avere la certezza, ma in base all’ultima bozza in circolazione gli istituti di credito potranno cedere anche a soggetti non qualificati.

Le detrazioni fiscali legate ai lavori in casa (e quindi anche al superbonus 110%) si possono monetizzare grazie allo strumento della cessione del credito, la cui normativa continua a essere aggiornata per evitare frodi e illeciti.

Si tratta della sedicesima volta che la disciplina del superbonus viene modificata, con la cessione del credito e lo sconto in fattura.

Oltre alla cessione del credito, si può usufruire dei bonus edilizi in altri due modi:

  • come sconto in fattura, se l’impresa che ha effettuato i lavori è d’accordo;
  • tramite detrazione in dichiarazione dei redditi.

Vediamo cos’è e come funziona la cessione del credito, quali sono gli step da seguire e le nuove regole introdotte dal decreto.

Cos’è la cessione del credito

La formulazione della normativa del decreto Rilancio rispetto alle regole da seguire per il superbonus 110% rende particolarmente allettante per i cittadini che vogliono eseguire lavori di riqualificazione energetica o di riduzione del rischio sismico. Persino troppo allettante, visto il giro di frodi di oltre 4 miliardi di euro scoperto e denunciato dall’Agenzia delle entrate.

Come funziona la cessione del credito? In pratica, invece di usufruire della detrazione, il contribuente può cedere il beneficio fiscale maturato a un terzo soggetto. Con il superbonus 110%, quindi, lo Stato paga il totale delle spese sostenute, più un ulteriore 10%.

Il contribuente che sceglie la detrazione paga le spese, e poi viene rimborsato in dichiarazione dei redditi nei cinque anni successivi, pagando meno tasse. Con lo sconto in fattura, invece, i fornitori fanno uno sconto sul corrispettivo da pagare, e recuperano la cifra in un secondo momento.

Con la cessione del credito, invece, si può trasferire la detrazione fiscale a un altro soggetto. Quindi, in cambio del credito ceduto, chi deve fare i lavori riceve subito i soldi che per servono per aprire i cantieri, o per accedere a un mutuo. Come mai è così conveniente? Perché chi compra un credito d’imposta sa di fare un investimento sicuro, perché può cederlo, a sua a volta, a un altro soggetto, per esempio a una banca.

Questo meccanismo poteva essere portato avanti all’infinito, perché il decreto Rilancio prevedeva la possibilità di cedere il credito un numero illimitato di volte. Queste cessioni a catena, però, non sono più consentite, perché il decreto Sostegni ter ha vietato le cessioni multiple. Il nuovo provvedimento, approvato dal Consiglio dei ministri di venerdì 18 febbraio, apporta ulteriori correttivi alla normativa.

Come funziona la cessione del credito con le nuove regole

Il nuovo decreto si pone l’obiettivo di mediare tra la stretta antifrode a opera del decreto Sostegni ter, che ha vietato la cessione dei crediti a catena, e il blocco dei cantieri. Una via di mezzo, insomma, tra quanto previsto dal decreto Rilancio (che consentiva la cessione dei crediti senza limiti) e le restrizioni del decreto Sostegni (che ha vietato le cessioni dopo la prima volta).

Il nuovo provvedimento, quindi, concede la possibilità di cedere il credito più volte, ma aggiunge dei requisiti e dei meccanismi per determinarne la tracciabilità. Il meccanismo della cessione dei crediti è quello che ha reso particolarmente conveniente il superbonus 110%, ma anche gli altri bonus edilizi (il bonus ristrutturazione, l’ecobonus, l’agevolazione sulle facciate degli edifici esistenti, l’abbattimento delle barriere architettoniche).

In questo modo si trova un compromesso tra la cessione multipla (e potenzialmente all’infinito) e quella unica stabilita dal Sostegni ter. Secondo le nuove regole, le cessioni possibili passano da tre a quattro.

La prima cessione è libera, quindi si può cedere il creduto a chiunque. In questo momento, la seconda e la terza cessione invece possono essere fatte solo verso soggetti vigilati dalla Banca d’Italia.

Questo paletto è stato introdotto per tutelare le imprese edili: possono acquistare i crediti fiscali e rivenderli, ma solo a determinati soggetti; stessa cosa per le banche.

Inoltre, ai crediti fiscali viene associato un codice identificativo dall’Agenzia delle entrate alla prima emissione. Il credito, quindi, rimane tracciabile di cessione in cessione, in modo da poter risalire alla sua origine e verificare che quel credito corrisponda a un intervento edilizio realmente effettuato.

Anche la quarta cessione sarà libera, da parte delle banche e nei confronti dei soggetti coi quali abbiano concluso un contratto di conto corrente, senza facoltà di ulteriore cessione. La quarta cessione si consente esclusivamente alle banche che abbiano esaurito il numero delle possibili cessioni.

Questa la situazione attuale, tuttavia il decreto Aiuti interviene nuovamente sulla normativa. In base all’ultima bozza, le banche potranno cedere il credito a non retail, ovvero soggetti qualificati. Inoltre, è stata introdotta la possibilità di cedere “sempre”, superando lo scoglio del numero limitato di cessioni. Per quanto riguarda i soggetti, la banca potrà cedere i crediti ai clienti professionali privati che abbiano stipulato un contratto di conto corrente con la banca stessa, o con la banca capogruppo, senza facoltà di ulteriore cessione.

Bisognerà attendere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto per essere sicuri di tutti i dettagli.

Si allarga la platea dei cessionari: le novità dal Mef

Le novità sulla cessione del credito non sono finite qui. Nell’interrogazione in Commissione finanze della Camera del 20 aprile, il sottosegretario al ministero dell’Economia ha confermato che c’è un’estensione della platea dei soggetti qualificati a entrare nel mercato della compravendita dei crediti fiscali legati all’edilizia.

Oltre alle banche, anche i servizi di investimento fanno parte della platea dei cessionari: Sgm (Società di gestione multipla), Sim (Società di intermediazione Mobiliare), Sicav (Società di Investimento a Capitale Variabile), e Sicaf (Società di investimento a Capitale Fisso).

Quali sono i bonus che si possono cedere?

I bonus edilizi per cui si può optare per la cessione del credito sono:

  • trainanti e trainati che beneficiano del superbonus, inclusi, quelli finalizzati alla eliminazione delle barriere architettoniche;
  • di riqualificazione energetica rientranti nell’ecobonus come gli interventi di sostituzione degli impianti di riscaldamento o delle finestre comprensive di infissi, gli interventi sulle strutture o sull’involucro degli edifici, nonché quelli finalizzati congiuntamente anche alla riduzione del rischio sismico adozione di misure antisismiche rientranti nel sismabonus;
  • gli interventi del bonus facciate;
  • installazione di impianti fotovoltaici, compresi quelli che danno diritto al superbonus;
  • installazione di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici, compresi quelli che danno diritto al superbonus.

Comunicazione cessione del credito all’Agenzia delle Entrate

I soggetti che hanno diritto alle detrazioni per gli interventi di ristrutturazione edilizia, recupero o restauro della facciata degli edifici, riqualificazione energetica, riduzione del rischio sismico, installazione di impianti solari fotovoltaici e infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici, anche nella misura del 110%, devono effettuare una comunicazione all’Agenzia delle Entrate l’opzione per la cessione del corrispondente credito a soggetti terzi, oppure per il contributo sotto forma di sconto in fattura.

La comunicazione va fatta esclusivamente in via telematica entro il 16 marzo dell’anno successivo a quello in cui sono state sostenute le spese che danno diritto alla detrazione. Quest’anno, però, le scadenze sono cambiate:

  • i privati devono inviare le comunicazioni entro il 29 aprile;
  • i titolari di partita Iva e i soggetti Ires possono inviare le comunicazioni fino al 15 ottobre 2022.

La comunicazione può essere compilata e inviata utilizzando la procedura web disponibile nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate. Dopo l’autenticazione, è possibile accedere alla procedura seguendo il percorso:

“La mia scrivania / Servizi per / Comunicare e poi selezionando “Comunicazione opzioni per interventi edilizi e Superbonus”.

La comunicazione può anche essere inviata attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Entratel/Fisconline).

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