Centrosinistra, cosa cambia nei rapporti tra Pd e M5s dopo i risultati delle elezioni comunali

Stefano Rizzuti

5 Ottobre 2021 - 13:38

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I buoni risultati ottenuti dal centrosinistra alle elezioni comunali cambiano gli equilibri nella possibile coalizione tra Pd e M5s: i dem escono rinvigoriti, i pentastellati nettamente indeboliti.

Centrosinistra, cosa cambia nei rapporti tra Pd e M5s dopo i risultati delle elezioni comunali

A vincere il primo turno delle elezioni comunali è stato il centrosinistra. Almeno stando ai numeri: sei comuni conquistati al primo turno tra quelli capoluogo di provincia di cui tre di Regione. Negli altri tre capoluoghi chiamati al voto per le elezioni amministrative la coalizione di centrosinistra ha raggiunto il ballottaggio. Le vittorie al primo turno di Bologna, Napoli e Milano fanno pendere decisamente l’ago della bilancia a favore della coalizione di centrosinistra.

Una coalizione che si è presentata sotto diverse forme nelle varie città. A Bologna e Napoli Pd e Movimento 5 Stelle sostenevano lo stesso candidato. Diversamente da quanto avvenuto a Milano, ma anche a Roma, Torino e Trieste dove il Pd ha un suo candidato al ballottaggio. Di fatto il centrosinistra è uscito sconfitto solo alle regionali in Calabria con la candidatura congiunta di Amalia Bruni. Ma all’interno della coalizione allargata i rapporti di forza oggi sembrano diversi rispetto a qualche tempo fa. Il Pd la fa da padrone mentre il Movimento 5 Stelle è costretto ad andare a rimorchio.

Per Enrico Letta, segretario del Pd, questa tornata elettorale è stato un successo. Discorso ben diverso per il capo politico del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. Ma cosa cambierà nei rapporti tra i due alleati dopo le elezioni amministrative?

Il Pd primo partito quasi ovunque

Chi può festeggiare per l’andamento delle elezioni è sicuramente il Pd. Non solo per aver eletto due deputati in più nelle suppletive di Roma e Siena (in quest’ultimo caso con l’elezione alla Camera proprio di Letta) ma anche per i risultati in tutte le principali città. Solo a Roma il Pd non è il primo partito: è terzo ma poco dietro alla lista Calenda e a Fratelli d’Italia, potendo contare anche sull’ottimo risultato della lista Gualtieri.

A Milano ha stravinto Beppe Sala(non più nel Pd) e i dem sono stati nettamente il primo partito. Primi anche a Napoli seppur con percentuali e margini molto più bassi. Pd in testa con ampio vantaggio anche a Torino e Bologna dove supera il 36% dei voti. Anche a Trieste pur arrivando lontano dal candidato del centrodestra il Pd raggiunge il ballottaggio e il ruolo di primo partito.

Il tracollo del M5s alle elezioni comunali

Ben diversa la situazione del Movimento 5 Stelle. Nelle città in cui governava, Roma e Torino, ha subito sconfitte nettissime restando fuori dal ballottaggio. Nella Capitale ha perso tantissimi voti fermandosi all’11% a cui aggiungere il 4% della lista Raggi. A Torino è stato un vero e proprio disastro: dal 30% di cinque anni fa all’8% di oggi. M5s malissimo anche a Bologna, Milano e Trieste.

Parziale consolazione arriva da Napoli, dove il partito di Giuseppe Conte resta sotto il 10% ma conferma il dato di cinque anni fa ed elegge Gaetano Manfredi, candidato della coalizione di centrosinistra, a sindaco. Anche a Bologna andare a rimorchio del Pd aiuta i pentastellati con la vittoria schiacciante di Matteo Lepore.

Dopo le elezioni Pd traina e M5s insegue

Il Movimento 5 Stelle dimostra di non saper essere decisivo all’interno della coalizione di centrosinistra. Le vittorie di Bologna e Napoli sarebbero arrivate anche rinunciando ai voti dei 5 Stelle (che incidono per meno del 10% con risultati dei candidati ben superiori al 60%). Mentre il Pd dimostra di essere competitivo anche da solo come avviene a Milano, Roma, Torino e Trieste.

I rapporti di forza in questa coalizione ancora tutta da formare e confermare sembrano inevitabilmente cambiare. Se, da una parte, è vero che i 5 Stelle hanno ancora la maggioranza relativa in Parlamento ben diverso sembra essere il discorso a livello elettorale. L’impressione è che il Pd possa rivendicare sempre più la sua centralità, magari permettendosi anche di scegliere i candidati locali per poi farsi sostenere dai 5 Stelle.

Che è un po’ ciò che è successo a Bologna con Lepore e che potrebbe ripetersi al secondo turno in alcune grandi città in cui i dem sperano nell’appoggio pentastellato. Risulta evidente che ora è Letta ad avere il coltello da parte del manico in questa alleanza e Conte ha invece bisogno di tempo per provare a rimettere in piedi il Movimento. Compito che al momento appare per nulla semplice.

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