Censura: Meta rivede la sua lista nera segreta delle organizzazioni e degli individui ritenuti “pericolosi”

Enrica Perucchietti

5 Settembre 2023 - 08:00

Secondo documenti interni trapelati e ottenuti da «The Intercept», Meta ammette che le sue regole sulla censura hanno soffocato il legittimo discorso politico.

Censura: Meta rivede la sua lista nera segreta delle organizzazioni e degli individui ritenuti “pericolosi”

Il mea culpa tardivo di Zuckerberg

Solo due mesi fa, in un’intervista a Lex Fridman, Mark Zuckerberg aveva confessato come Facebook si fosse impegnato ad applicare una censura costante verso determinati contenuti «scomodi» ma veri, durante il periodo pandemico.

Ora, mentre in Europa si teme una stretta liberticida grazie all’entrata in vigore del Digital Service Act, sembra che Meta, la multinazionale che controlla Facebook, Instagram e Whatsapp, stia facendo un passo indietro sulle politiche di censura.

La lista nera di Meta

The Intercept, un giornale di inchiesta americano, ha portato alla luce documenti interni a Meta, che mostrano il funzionamento delle liste nere e la loro applicazione.

Questi documenti indicano come i dipendenti di Meta siano consapevoli del fatto che le politiche di censura hanno spesso silenziato legittime opinioni espresse attraverso i social network di Zuckerberg.

La politica di Meta «Organizzazioni e individui pericolosi», o DOI, si basa su una lista nera segreta di migliaia di persone e gruppi, che spazia da terroristi e cartelli della droga a eserciti ribelli e atti musicali. Per anni, la politica ha proibito a oltre un miliardo di persone che utilizzano Facebook e Instagram di impegnarsi in “lodi, supporto o rappresentanza” di chiunque fosse presente nell’elenco.

Il doppio standard di Meta

Tuttavia, l’applicazione di queste regole ha sollevato gravi preoccupazioni per il doppio standard nelle valutazioni. Ad esempio, il movimento politico palestinese Hamas è incluso nella lista nera, il che ha portato al silenziamento di utenti palestinesi. Questo è particolarmente controverso dato che Hamas ha ottenuto il controllo politico della Striscia di Gaza attraverso elezioni regolari dal 2006.

Inoltre, Meta ha fatto un’eccezione per l’uso di linguaggio di odio contro la popolazione russa e l’esaltazione del battaglione Azov, sollevando ulteriori preoccupazioni sulla consistenza e sul doppio peso delle sue politiche.

Tuttavia, sembra che Meta sia ora intenzionata a revisionare queste regole, ammettendo in un documento interno, che il loro approccio precedente ha causato la censura di discorsi politici e sociali legittimi sulle organizzazioni incluse nella lista nera.

Come cambierà la politica sulla censura?

La proposta di Mark Zuckerberg è quella di distinguere tra la glorificazione diretta di organizzazioni sulla lista nera e un semplice riferimento a esse in un contesto più ampio di dibattito politico. Questo rappresenta un passo indietro rispetto all’approccio draconiano precedente, ma restano dubbi fondamentali sulle politiche di censura di Meta.

Una delle principali preoccupazioni è che Meta continuerà a delegare la revisione dei contenuti online ai cosiddetti fact checker, individui spesso anonimi e privi delle competenze necessarie per valutare in modo accurato i contenuti, se non addirittura schierati ideologicamente, incarnando la figura di novelli inquisitori digitali.

Questo solleva interrogativi sulla trasparenza e l’obiettività della moderazione dei contenuti su piattaforme di così ampia portata.

Un modo per emulare X?

La mossa di Meta potrebbe anche essere vista come una risposta al cambiamento di rotta di altre piattaforme sociali come Twitter, che hanno adottato politiche più liberali in materia di libertà di espressione per attirare nuovi utenti, anche se, recentemente, la CEO di X, Linda Yaccarino, sembra aver sposato nuove politiche di «tolleranza zero» sul social.

Questo potrebbe aver costretto Meta a riconsiderare le proprie politiche, ma resta da vedere se queste modifiche saranno sufficienti a riconquistare la fiducia degli utenti preoccupati per la libertà di espressione online.