L’aria di libertà si è respirata per poco.
Ora, tornano a spirare i venti della censura su X (l’ex Twitter), spazzando via le promesse fatte dallo stesso Musk.
La libertà su X è durata poco
L’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk sembrava aver portato una luce di speranza per milioni di utenti stanchi della censura dilagante sulla piattaforma. Subito dopo il suo insediamento, Musk aveva dato il via alla pubblicazione dei Twitter Files che testimoniano le pressioni che la Casa Bianca e le agenzie di intelligence statunitensi hanno fatto ai vertici della piattaforma per silenziare il dissenso e censurare o limitare la diffusione di notizie scomode, anche vere.
Tuttavia, la recente evoluzione delle politiche di moderazione dei contenuti e le affermazioni di Linda Yaccarino, l’amministratrice delegata scelta da Musk, sollevano nuovi dubbi sul futuro di Twitter come spazio di libero scambio di idee.
L’entusiasmo iniziale per l’acquisizione di Musk era alimentato dalla promessa di un Twitter più aperto e meno incline alla censura. Il clima di Inquisizione digitale che aveva raggiunto l’apice con la sospensione dell’account di Donald Trump sembrava destinato a diminuire, poiché Musk aveva espresso la volontà di liberare l’«uccellino» dalle restrizioni.
Macché.
L’uccellino di Twitter, che Musk aveva «liberato» dalla censura, torna così in gabbia.
Insieme a milioni di persone che si vedranno di nuovo oscurati i post.
Le nuove politiche di X
Tuttavia, le speranze di una maggiore libertà di espressione si sono scontrate con la realtà quando è emersa la controversa figura di Linda Yaccarino come amministratrice delegata.
Il suo ruolo precedente come responsabile pubblicitaria della NBCUniversal, oltre alle sue connessioni con campagne governative e istituzioni, aveva da subito fatto storcere il naso a molti, sollevando interrogativi sulla sua capacità di mantenere una moderazione imparziale e aperta.
In una recente intervista rilasciata alla CNBC, Yaccarino ha spiegato quali saranno le nuove politiche di “X” per il controllo dei contenuti.
E si torna a parlare di «tolleranza zero»:
“Dopo le acquisizioni, abbiamo costruito strumenti per la sicurezza del marchio e la moderazione dei contenuti che non erano mai esistiti prima in questa azienda. E abbiamo introdotto una nuova politica per rispondere sul punto specifico dell’hate speech, chiamata “Libertà di espressione, non di divulgazione”. Quindi, se hai intenzione di postare qualcosa di illegale o contro la legge, sei fuori. Tolleranza zero. Ma soprattutto, se vuoi postare qualcosa che è lecita, ma orribile, sarai etichettato. Sarai etichettato, sarai de-amplificato, il che significa che il contenuto non lo potrai condividere. È molto importante notare che, una volta che un post viene etichettato e non può essere condiviso e l’utente lo vede, il 30% delle volte lo toglie lui stesso“
La censura morbida di Yaccarino
Le politiche descritte da Yaccarino sembrano essere una forma di «censura morbida». Sebbene siano state descritte come misure contro l’incitamento all’odio e i contenuti illegali, c’è il rischio che tali politiche vengano applicate in modo ampio e arbitrario, proprio come è già accaduto in passato.
L’etichettatura dei contenuti e la loro de-amplificazione potrebbero facilmente essere utilizzate per limitare il discorso che viene giudicato «orribile» da un punto di vista soggettivo, ponendo una soglia pericolosamente soggettiva tra ciò che è accettabile e ciò che non lo è.
La dichiarazione che il 30% degli utenti rimuove i propri post etichettati potrebbe essere un segno di effetto deterrente, ma potrebbe anche suggerire una forma di autocensura indotta dal rischio di macchiarsi di «psicoreato». Gli utenti potrebbero sentire la pressione di conformarsi alle linee guida prestabilite per evitare l’etichettatura e la de-amplificazione, limitando così la varietà e la diversità delle opinioni sulla piattaforma.
È importante considerare l’effetto che queste politiche avranno sulla libertà di espressione.
La censura, velata o conclamata che sia, anche sotto nuove forme e appelli al controllo dei contenuti, rischia di soffocare il dibattito pubblico, scoraggiare la critica costruttiva e promuovere l’omogeneità del pensiero. La pluralità delle opinioni è uno dei pilastri fondamentali di una società democratica, e qualsiasi forma di censura minaccia questo principio.