Causa di servizio in bilico: Inail o non Inail, questo è il problema

Vittorio Proietti

31 Maggio 2017 - 10:02

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Il ddl Scanu prevede il passaggio all’Inail per infortunio sul lavoro e causa di servizio delle Forze Armate. Il sindacato Ficiesse esprime qualche dubbio, chi ci guadagna?

Causa di servizio in bilico: Inail o non Inail, questo è il problema

Le recenti proposte degli On. Scanu, Vito e Cirielli sul passaggio all’Inail della tutela dei dipendenti delle Forze Armate non fanno che generare dubbi tra le sigle sindacali dei lavoratori dello Stato. La solida normativa sulla causa di servizio potrebbe diventare un ricordo.

Se per il primo parlamentare il passaggio potrebbe consistere nell’affidare all’ente anche la foltissima categoria dei lavoratori in divisa, per i secondi la soluzione migliore sarebbe continuare a fornire la possibilità di scelta tra Inail e Comitato di Verifica.

L’Inail, con il passaggio promosso dal Ddl Scanu N°3925, avrebbe a carico circa 350 mila lavoratori in più, beneficiando certamente di più risorse, dato che i contributi sarebbero versati direttamente dallo Stato per ogni suo dipendente.

Malgrado il segretario Ficiesse esprima qualche dubbio sull’effettivo guadagno in termini di fondi da parte dell’Inail, occorre fare chiarezza, anche perché il testo del ddl Scanu sembra nascondere qualche vizio di forma e non soltanto sul passaggio per la causa di servizio.

Causa di servizio ed equo indennizzo: con l’Inail cambia tutto

Per capire meglio quali sarebbero i vantaggi o gli svantaggi per le Forze Armate del passaggio di tutele all’Inail, occorre fare una piccola premessa su cosa sia l’Ente e a chi è dovuto il pagamento dei contributi.

L’Istituto nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (Inail) si occupa di tutelare il lavoratore su infortuni e malattie, in cambio di contributi che vengono versati esclusivamente dalle aziende (si veda questo articolo di approfondimento).

Nel caso di un dipendente delle Forze Armate, come suggerisce il segretario Ficiesse Zavattolo, il datore di lavoro sarebbe direttamente lo Stato, obbligato a stipulare una assicurazione per ogni militare e pagare contributi i cui importi potrebbero superare la spesa attuale.

Tuttavia, il passaggio all’Inail nella gestione della causa di servizio e dell’equo indennizzo potrebbe anche comportare una revisione dell’intera normativa a riguardo.

Attualmente è l’ente del corpo cui si presta servizio a gestire domande e i parametri comuni sono definiti dal Ministero della Difesa secondo il Decreto del Presidente della Repubblica 461/2001, aggiornato dalla Circolare 20910/2008.

Il ddl Scanu sul passaggio all’Inail: qualcosa non torna

Il ddl Scanu N°3925 propone un trasferimento totale delle tutele assicurative dei lavoratori delle Forze Armate, portando l’assicurazione obbligatoria per ogni militare tra le braccia dell’Inail. Così facendo sia l’equo indennizzo, sia la pensione privilegiata saranno automaticamente cancellate secondo il segretario Ficiesse Zavattolo.

I dipendenti delle Forze Armate entrerebbero nello stesso vortice dei lavoratori civili: assicurati contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali tramite indennità. Il passaggio potrebbe rivelare brutte sorprese, come è stato per il cambiamento Inpdap-Inps.

Come nota il segretario Ficiesse, inoltre, nel testo del ddl Scanu compare una associazione sospetta tra Arma dei Carabinieri e Forze Armate, quasi ad intendere che gli altri corpi siano esclusi da questo processo.

Un chiarimento sulle intenzioni della politica è necessario, soprattutto è d’interesse scoprire quali sarebbero gli effetti sul personale delle Forze Armate con il passaggio all’Inail, senza dimenticare che la situazione dei pagamenti dei dipendenti pubblici non fa che proporre colpi di scena e rinvii.

Si veda il caso degli straordinari svaniti per la Polizia di Stato.

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# INAIL

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