Occhio alle azioni di MPS, Generali, UniCredit, nel bel mezzo della faida che sta lacerando la famiglia Del Vecchio. Leonardo Maria contro Rocco Basilico, cosa succede.
Occhio ai titoli di MPS, Generali e UniCredit, tutti pesi massimi del Ftse Mib di Piazza Affari, di cui si sta parlando in questi giorni a causa della guerra scoppiata in Delfin, la cassaforte della famiglia Del Vecchio.
Dopo quello che a quanto pare si è rivelato solo un armistizio, la guerra tra gli eredi di Leonardo Del Vecchio, fondatore e patron di Luxottica oggi EssilorLuxottica morto all’età di 87 anni quattro anni fa, il 27 giugno 2022, è culminata ieri nella decisione di Leonardo Maria Del Vecchio di disertare l’assemblea degli azionisti di Delfin.
Risultato: l’assemblea degli azionisti di Delfin ha approvato il bilancio del 2025, che ha indicato un utile di circa 1,5 miliardi di euro.
Ma la tensione tra i figli del fondatore di Luxottica è tornata a riempire le prime pagine dei giornali, non solo finanziari.
Alta tensione in Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio diserta l’assemblea. La lettera
In primo piano la lettera che Leonardo Maria Del Vecchio, che ricopre la carica di chief strategy officer di EssilorLuxottica e di Presidente di Ray-Ban, ha inviato all’assemblea dei soci di Delfin per motivare la sua assenza, in un giorno che avrebbe dovuto essere cruciale per definire il riassetto della holding.
L’imprenditore, con una missiva che porta la firma di LMDV Capital, la società di investimento da lui fondata, ha parlato di “gravi criticità irrisolte”, contestando l’iscrizione nel registro dei soci del fratellastro Rocco Basilico e accusando il CDA di Delfin di “un’ingiustificabile inerzia”.
Così si legge nella lettera:
“Mentre il Board restava silente, alcuni consiglieri hanno intrattenuto comunicazioni informali con una parte soltanto dei soci, generando confusione e sfiducia”.
Leonardo Maria Del Vecchio ha sottolineato inoltre di non avere ricevuto la documentazione necessaria per valutare il progetto di bilancio 2025 di Delfin.
La sua assenza è stata spiegata dunque con la convinzione che l’assemblea dei soci non sarebbe stata produttiva.
All’origine della nuova guerra di nervi, la lettera scritta a Delfin a poche ore dall’assemblea dal fratellastro Rocco Basilico, che ha presentato un piano opposto a quello di Leonardo Maria Del Vecchio, che punta a salire nel capitale di Delfin fino al 37,5% acquistando per 10 miliardi di euro le partecipazioni in mano ai due fratelli Luca e Paola.
In bilico l’ambizione di Leonardo Maria Del Vecchio di salire al 37,5% di Delfin. Quel no del CDA
Leonardo Maria Del Vecchio ha ricordato quanto era emerso nell’assemblea del 27 aprile scorso, quando aveva ritenuto di “aver ottenuto conferma dell’appoggio di gran parte dei soci e, di conseguenza, di Delfin”, al piano volto a rilevare le quote dei fratelli.
Da allora, tuttavia, “vari fattori sono cambiati”.
Soprattutto, si legge ancora nella missiva di ieri, martedì 30 giugno 2026, “la richiesta, avanzata nelle scorse settimane, di un impegno da parte del Board ad analizzare seriamente la sua proposta di acquisto delle quote di Luca e Paola Del Vecchio”: una struttura “che avrebbe lasciato su di sé i rischi finanziari dell’operazione, a condizioni vantaggiose per Delfin stessa”. E una richiesta che alcuni esponenti del CDA hanno deciso di non approfondire visto che per settimane, “si sono limitati a sollevare eccezioni generiche su presunti limiti legali”.
Quell’accordo, raggiunto il 27 aprile scorso, è rimasto così sulla carta, per essere poi ostacolato dal piano alternativo presentato da Rocco Basilico, uno degli otto eredi di Leonardo Del Vecchio, figlio dell’ultima moglie del patron di Luxottica, Nicoletta Zampillo, e del banchiere Paolo Basilico.
Ma che le ambizioni di Leonardo Maria stessero vacillando era emerso ancora prima, quando il Consiglio di Amministrazione di Delfin aveva respinto a maggioranza la sua richiesta di ottenere una lettera di patronage (o backstop) per una linea di credito da 11 miliardi di euro per finanziare il suo rafforzamento nel capitale della holding.
Durante quella riunione di fine giugno, il board si era spaccato: a favore avevano votato il presidente Francesco Milleri e il notaio Mario Notari, ma il voto contrario dell’amministratore delegato Romolo Bardin e degli altri consiglieri aveva bloccato la proposta, costringendo Leonardo Maria a valutare fonti alternative di finanziamento.
Tutto, mentre nelle ultime settimane non sono mancati neanche rumor su possibili accordi su Generali che avrebbero visto protagonista la stessa Delfin.
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La lettera di Rocco Basilico e la proposta di vendere quote Delfin in MPS-Generali-UniCredit
La notizia bomba del piano di Rocco Basilico è stata riportata in via esclusiva dal quotidiano La Repubblica, che ha parlato di una lettera che il fratellastro di Leonardo Maria Del Vecchio ha scritto a Delfin e ai soci, a poche ore dall’assemblea della holding lussemburghese, mettendo nero su bianco una proposta ben precisa: smobilizzare le partecipazioni finanziarie detenute da Delfin, per finanziare l’acquisto delle quote degli azionisti non più interessati a rimanere nell’azionariato.
Delfin, ha proposto Rocco Basilico nella lettera al Delfin e ai soci, potrebbe di fatto riacquistare le “partecipazioni dei soci che non hanno più interesse a rimanere nella compagine sociale, finanziandosi attraverso la cessione delle partecipazioni finanziarie ”.
Ed è qui che si comprendono gli interrogativi sul futuro di MPS, di Generali e UniCredit visto che tra le partecipazioni finanziarie detenute dalla holding, oltre alla quota di controllo pari al 32,4% posseduta nel colosso dell’occhialeria franco-italiano EssilorLuxottica, ci sono proprio le azioni detenute nelle due banche (Monte dei Paschi di Siena e UniCredit) e nel Leone di Trieste.
Tramite il suo veicolo di investimento, Leonardo Maria Del Vecchio ha definito la proposta di Rocco Basilico “una reazione scomposta”, puntando il dito contro la confusione che avrebbe provocato:
“Tali iniziative hanno contribuito a una situazione ormai critica: cinque soci hanno notificato le loro transfer notices, fino a far emergere apertamente, da parte dello stesso Basilico, l’ipotesi della liquidazione degli asset a sconto”.
Uno scenario, quest’ultimo, a cui LMDV si oppone, in quanto “ sconveniente e illogico ”.
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Le partecipazioni che Delfin detiene in MPS, Generali, UniCredit. Risiko banche a rischio?
Vale la pena di ricordare che la holding Delfin detiene il 17,5% di MPS, il 10% di Generali e il 2,8% di UniCredit.
Tutte le azioni oggi riportano un trend lievemente negativo, in una sessione che vede il Ftse Mib di Piazza Affari iniziare il terzo trimestre del 2026 all’insegna della debolezza.
La proposta di Basilico volta a smobilizzare le partecipazioni finanziarie di Delfin ha alimentato subito diversi dubbi su come si evolverà a questo punto la seconda stagione di risiko bancario che si è aperta a Piazza Affari agli inizi di giugno e che vede come preda MPS - contesa tra Intesa SanPaolo (che ha lanciato un’OPAS attraverso un accordo siglato con Unipol) - e BPM (che ha invece proposto alla banca senese una fusione alla pari).
Delfin è il primo azionista del Monte dei Paschi di Siena.
Ma oltre al risiko bancario italiano, di mezzo ci sono anche le azioni EssilorLuxottica, che hanno pagato la faida della famiglia Del Vecchio capitolando alla borsa di Parigi.
Per la precisione, la proposta di Basilico prevede di “ preservare integralmente la partecipazione in EssilorLuxottica e prevedere la distribuzione ai soci di parte o tutte le partecipazioni finanziarie”.
In pratica, come ha spiegato l’ANSA, che ha visionato quanto riportato da La Repubblica, la proposta sarebbe la seguente:
“Delfin non vende niente, distribuisce direttamente le partecipazioni finanziarie ai soci, così che ogni socio si ritrovi in mano azioni di MPS, Generali etc. e le venda sul mercato per conto suo quando vuole. Per calcolare quanto vale la quota di chi esce bisogna dare un valore a tutto ciò che c’è dentro Delfin, EssilorLuxottica inclusa. Ed è qui che Basilico avanza la proposta più dirompente. Le partecipazioni finanziarie si valutano al 100% del valore di mercato, ’facilmente liquidabili’, mentre su EssilorLuxottica si applica uno sconto del 25% rispetto alla quotazione di borsa”.
Subito piccata la risposta di Leonardo Maria Del Vecchio, che ha ribattuto che “nessun erede cederebbe l’azienda di famiglia a queste condizioni”. E che ieri ha manifestato tutta la propria frustrazione nei confronti di un CDA per l’appunto silente, a suo avviso, decidendo di non presentarsi all’assemblea dei soci.
Intanto, l’assemblea di Delfin ha per l’appunto approvato il bilancio, staccando un assegno totale da 150 milioni di euro che sarà diviso tra gli otto eredi del patron Leonardo Del Vecchio.
Ogni erede, che detiene tuttora il 12,5% del capitale di Delfin, riceverà dunque 18,75 milioni di euro. L’assemblea di Delfin non ha approvato invece la distribuzione di alcun dividendo extra, il che significa che stato confermato al 10% il tetto delle cedole annue da versare agli eredi.
Per capire intanto il valore delle partecipazioni finanziarie detenute dalla holding, basti pensare che, degli 1,5 miliardi di utile netto incassati nel 2025, 1,2 miliardi sono dividendi a livelli record che la cassaforte ha ricevuto proprio grazie alle quote detenute in Essilux, UniCredit, MPS, Generali e Covivio.