Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico hanno trovato l’accordo sul riassetto di Delfin, la cassaforte che controlla EssilorLuxottica e le partecipazioni in MPS, Generali e UniCredit.
Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico hanno trovato un accordo. La notizia arriva direttamente da fonti vicine al quartogenito del fondatore di Luxottica: i due fratelli hanno rinunciato alle azioni legali annunciate nei giorni scorsi, riportando il sereno su una delle vicende societarie più intricate del capitalismo familiare italiano degli ultimi anni.
Al centro della disputa c’era il riassetto di Delfin, la holding lussemburghese che controlla il 32,4% di EssilorLuxottica e detiene partecipazioni di peso in Monte dei Paschi di Siena (17,5%), Generali (10%), UniCredit (2,7%) e Covivio (28%), per un patrimonio complessivo stimato attorno ai 55 miliardi di euro.
Cosa stava succedendo tra gli eredi Luxottica
L’assemblea straordinaria di Delfin, riunita nella sede di Rue de la Chapelle a Lussemburgo, aveva approvato un riassetto radicale della governance familiare. Leonardo Maria Del Vecchio, 31 anni, Chief Strategy Officer di EssilorLuxottica e Presidente di Ray-Ban, aveva ottenuto il via libera per acquisire, tramite il veicolo Lmdv Fin, le quote del 12,5% ciascuna detenute dai fratelli Luca e Paola Del Vecchio, salendo così dal 12,5% al 37,5% di Delfin e diventando il primo socio della holding. Un’operazione finanziata da un pool bancario composto da UniCredit, BNP Paribas e Crédit Agricole per un totale di circa 10 miliardi di euro, con le azioni Delfin date in pegno come garanzia.
Contestualmente, l’assemblea aveva eliminato il tetto storico al 10% nella distribuzione degli utili, aprendo la strada a dividendi fino all’80% degli utili Delfin per il triennio 2025-2027. Una misura funzionale al rimborso del debito contratto da Leonardo Maria per finanziare l’acquisto.
Il closing dell’intera operazione era atteso entro il 27 giugno 2026, data che coincide con il quarto anniversario della morte del fondatore Leonardo Del Vecchio.
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Lo scontro con Basilico
A incrinare il percorso era stato Rocco Basilico, 35 anni, figlio della vedova di Del Vecchio Nicoletta Zampillo, dal suo precedente matrimonio con il banchiere Paolo Basilico. Basilico, che detiene il 12,5% di Delfin, si era rivolto al Tribunale del Lussemburgo per impugnare le delibere dell’assemblea del 27 aprile, contestando soprattutto che fosse stato applicato il quorum sbagliato: secondo il suo ricorso, per il trasferimento delle quote a terzi lo statuto avrebbe richiesto il consenso di oltre l’88% del capitale, mentre in assemblea sarebbe stata ritenuta sufficiente la maggioranza del 75%.
Se il ricorso fosse andato avanti, avrebbe potuto non solo bloccare il trasferimento delle quote, ma anche complicare il finanziamento bancario da 10 miliardi, dato che il piano prevedeva di usare le azioni Delfin come pegno per i creditori.
A complicare ulteriormente il quadro, a fine maggio Nicoletta Zampillo aveva scritto al board di Delfin affermando di voler annullare la decisione di cedere metà della propria quota al figlio Rocco, alimentando ulteriore incertezza.
Cosa cambia con la “pace”
Con l’accordo annunciato oggi, il ricorso davanti al Tribunale lussemburghese viene ritirato e la strada per il closing si riapre. Leonardo Maria Del Vecchio esprime soddisfazione per la “ritrovata intesa”. I dettagli dell’accordo non sono stati resi noti.
Sul piano pratico, l’intesa rimuove il principale ostacolo al completamento del riassetto entro il 27 giugno. Una volta concluso, Leonardo Maria diventerà stabilmente il primo azionista economico di Delfin e quindi, indirettamente, il principale riferimento familiare nell’azionariato di EssilorLuxottica.
Va sottolineato che la governance operativa di Delfin e di EssilorLuxottica rimane saldamente nelle mani dei manager: Francesco Milleri è Presidente e Amministratore Delegato di entrambe le entità, e lo statuto di Delfin prevede ancora la regola dell’unanimità per le decisioni strategiche.
Le partecipazioni in gioco
Per comprendere la posta in gioco, basta guardare i numeri. Delfin è uno dei nodi più importanti del capitalismo italiano:
- EssilorLuxottica (32,4%): il gioiello della corona, capitalizzazione di circa 125 miliardi. Delfin incassa ogni anno centinaia di milioni di dividendi.
- Monte dei Paschi di Siena (17,5%): partecipazione chiave nel risiko bancario italiano, oggetto di interesse di più soggetti.
- Generali (10%): partecipazione rilevante nel principale gruppo assicurativo italiano.
- UniCredit (2,7%) e Covivio (28%): partecipazioni cosiddette “non core”, che potrebbero essere cedute per alleggerire il debito.
Perché questa storia interessa le imprese
La vicenda Delfin è molto più di una lite familiare. È un caso emblematico delle tensioni che attraversano le grandi holding familiari italiane nella fase del passaggio generazionale, quando il fondatore non c’è più, il testamento fatica a essere eseguito e gli eredi hanno visioni e interessi divergenti.
Il modello di Delfin, con otto eredi ciascuno al 12,5%, statuto conservativo e governance delegata ai manager, ha funzionato finché il fondatore era in vita a fare da arbitro. Senza quella figura, ogni movimentazione delle quote diventa una partita a scacchi che coinvolge tribunali, banche e decine di miliardi di asset.
La scelta di Leonardo Maria di acquistare le quote dei fratelli, indebitandosi per 10 miliardi, è esattamente il tipo di operazione che molti imprenditori italiani si trovano ad affrontare quando devono “comprare” la propria posizione nell’azienda di famiglia dagli altri eredi, seppure in contesti diversi e su scala ridotta.
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